Mese: marzo 2014

Il Mercato Marziale /2

Continua la raccolta di video che hanno attirato la mia curiosità tra quelli che mi propone quotidianamente youtube.

4 – This is Kapap

Da una rapida ricerca su google, Kapap è l’acronimo di “Krav Panim el Panim” che in ebraico significa “combattimento faccia a faccia” ed è un sistema di difesa personale le cui tecniche di combattimento derivano da:

… UNA COMBINAZIONE DI PARECCHI STILI DI LOTTA QUALE BOXE, THAI BOXE, JUDO, JU JITSU,  COMBATTIMENTO CON IL COLTELLO, GLI STICKS …

Dal sito in cui ho trovato le precedenti informazioni copioincollo anche:

IL KAPAP® NON È NÉ UNO SPORT NÈ VI È CONTEMPLATO L’AGONISMO; NON È NEMMENO UN’ARTE MARZIALE.
IL KAPAP® È UNO METODO COMPLETO PER INTENDERE LA DIFESA PERSONALE.
IL GUERRIERO DI KAPAP® È UNA MACCHINA DA COMBATTIMENTO VELOCE, PRECISA E MORTALE.
IL KAPAP® È SEMPLICE NELL’APPRENDIMENTO E SI ADATTA A TUTTI: BAMBINI, ADOLESCENTI, ADULTI, E NELLA COPLETEZZA DEI SUOI PROGRAMMI è LA PREPARAZIONE PER ECCELLENZA DI POLIZIOTTI, SOLDATI, SECURITY MAN E BODYGUARDS.

(nella mia testa in questo momento)

Che è come promettere un aldilà denso di fregna se ammazzi qualche infedele: quando scopri di essere stato gabbato ormai è troppo tardi. Secondo il sito, questo sistema si è reso necessario perchè:

 … LE ARTI MARZIALI TRADIZIONALI INSEGNAVANO E INSEGNANO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE LA “VIA DELLA COMPETIZIONE” E LA DIFESA PERSONALE ERA SOLO UN SURROGATO DEI KATA.

Lasciando perdere il fatto che ormai pare che Arte Marziale tradizionale e Giappone siano sinonimi, non ho capito perché per i KAPAP®pari le AM e gli SDC prima siano buone e poi qualche riga dopo diventino inadeguate. In ogni caso non ci ho trovato grosse differenze con il Krav Maga, a prima vista.

5 – Quattrocchi San Michele Sicilian knife fighting System

Questo dev’essere un compatriota e, da quello che si evince dai commenti al video, pare che abbia addirittura scritto un libro. Comunque a me sembra un po’ di Kali fatto male, alla solita maniera in cui l’allievo porta un attacco e rimane immobile e il maestro fa settordici movimenti ballandogli intorno. Mi fa sorridere la tecnica mostrata dal minuto 1:06: prima la fa vedere al rallentatore (due volte, per essere sicuro che l’abbiamo capita bene) e poi a 1:46 la esegue a velocità normale e fa una roba diversa. Se ne accorge, lo ammette, la ripete al rallentatore e poi basta – cambia tecnica.

La chicca comunque rimane il commento di un utente su youtube:

“I am from Sicily! Viri ká dúaku naffidduliamu ki líakkasapuni. Siddu fá viriri u cútiaddu píiddisti. – Cieco e silenzioso.”

6 – Karambit- tomahawks and open hand combat

Il signore in questione non lo conosco e non ho trovato informazioni riguardo al suo background sul sito personale. Ad ogni modo, credo che faccia Kali e Silat perché nel video vedo numerose applicazioni delle due Arti. Bisogna riconoscere che si muove con molta fluidità e che riesce ad essere molto spettacolare, ma bisogna anche tenere conto che i suoi seminari sono rivolti ad artisti marziali in genere e non a stuntman di Hollywood: un simile approccio verso il coltello è pericoloso e porta gli allievi a sottovalutare il pericolo di un’arma del genere. Nel video da una veloce visione posso far notare:

0:08 – disarma con l’avambraccio, senza avere reale controllo sul coltello
0:14 – si fa la barba col coltello avversario
0:17 – proseguendo disarma e colpisce impugnando il coltello dalla lama
0:40 – disarma impugnando la lama
0:52 – disarma col tricipite
1:12 – disarmo non riuscito, ciò nonostante se ne sbatte e continua la sua tecnica ma il partner potrebbe colpire l’addome numerose volte

Di mio non sono un cultore dei disarmi, li trovo più deleteri che funzionali. Trovo però che questi siano particolarmente fantasiosi.

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Espada y Daga

Un approccio che molti praticanti di FMA hanno nei confronti dell’escrima è quello della totale intercambiabilità delle tecniche, qualsiasi sia l’arma e la situazione in corso. Questo tipo di approccio è talmente radicato che addirittura nella pratica in palestra non si distingue più un bastone da una lama, maneggiando l’olisi come se fosse un machete o il machete come se fosse un olisi. Ho quindi preso parte ad allenamenti in cui si esegue il classico sinawali avendo cura di colpire come se avessi una lama in mano – rimanendo però a una distanza tale da riuscire a contare i peli del naso al mio partner, oppure il solito hubud a mani nude dove a un certo punto si estrae il coltello e si continua ad effettuare lo stesso identico lavoro come se niente fosse. A questo tipo di approccio si aggiunge anche il lavoro di espada y daga, spesso mutuato dal semplice lavoro col bastone (ricordo, bastone = spada) a cui si affianca un coltello senza praticamente apportare modifiche concettuali alla pratica in atto. Eppure per molti escrimadores espada y daga rappresenta la massima espressione dell’Arte.

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In foto vediamo due escrimadores anziani con nella mano destra un bastone che posso pensare sia lungo tra gli 80 e i 90 cm e un bastone più corto nella mano sinistra. Stanno chiaramente facendo espada y daga, durante un allenamento o un’esibizione. Bella foto in bianco e nero, posa molto suggestiva. Immaginiamoceli ora però con in mano una vera spada e una vera daga.

Unghie sulla lavagna.

Quello che ho imparato nella pratica di Escrima De Campo è che non importa chi tu abbia davanti, se un esperto o un principiante: a quella distanza vieni colpito. Una distanza che possiamo ragionevolmente definire di sicurezza è composta dalla lunghezza del braccio armato disteso più un passo. Entro questa distanza possiamo essere colpiti, è logica geometrica.

Angel Cabales diceva a proposito della daga: “Essa è una donna, che porta il suo uomo (espada) a uccidere. Una donna non può battere un uomo senza le sue astuzie femminili. Essa seduce, attira e quindi fa scattare la sua trappola. Questo è il modo in cui la daga dovrebbe essere usata. La daga è per attirare l’attenzione, mistificare, preoccupare un uomo. Mentre passi il tuo tempo con essa (la daga), il suo uomo (espada) è geloso e vuole farti del male. Questo è l’uso corretto della daga. Io vedo persone che semplicemente mandano la loro donna (daga) allo scoperto, senza preoccuparsi della sua sicurezza o del suo uso corretto. Essa non è uno straccio o una scopa.”

GM Cabales parlava di un raffinato stile di combattimento, in cui l’inganno e l’intelligenza giocano un ruolo importantissimo. Non parlava di trapping. E allora perché si vede questo?

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Nell’immagine sopra, oltre a un bizzarro modo di tenere il coltello in mano, si può notare la follia che consegue a non rispettare le adeguate distanze schermistiche. E’ chiaro che si tratti di un drill, ma a che pro lo si studia? Per avere familiarità con una distanza sbagliata? Che si tratti di espada y daga o di olisi y daga, quella distanza è un suicidio.

Quello che mi chiedo è come mai i Maestri di vecchia generazione della scuola tradizionale (la cui eredità vive nei loro allievi) insegnavano un certo approccio mentre ora fioriscono scuole di Maestri filippini che ne insegnano uno completamente diverso? Con tutto rispetto, dubito fortemente che una tale didattica porti a risultati diversi dall’essere bucati e tagliati.

Ripeto, per molti escrimadores espada y daga rappresenta la massima espressione dell’Arte. Com’è possibile che in molti credano che questa si riduca a ciò che si vede in giro?

Sapere di non sapere

Lo scorso fine settimana ho partecipato al Juramentado Day di Roma, un incontro della durata di tre giorni in cui ho avuto l’occasione di rivedere vecchi amici e di conoscerne di nuovi e il cui tema era principalmente la difesa da aggressione con coltello. Juramentados è il termine alternativo con cui sono conosciuti gli amok runner, persone che per un motivo o per l’altro sbroccano e cercano di uccidere quante più vittime capitano loro a tiro, e lo scenario preso in esame durante il seminario era proprio quello in cui un aggressore è determinato ad uccidere anche a costo della propria vita.

Un incubo.

Mi sono presentato con le mie convinzioni e la mia esperienza, sapendo che non sarebbe stato facile riuscire a portare a casa la pellaccia nelle simulazioni, convinto però di avere più di qualche freccia al mio arco. Mi sbagliavo di grosso.

juramentado

Mi sono affacciato da poco al mondo della difesa personale, non che prima fossi insensibile al tema ma solo negli ultimi mesi mi sono messo sotto a studiarla veramente. Prima vivevo nella convinzione che, visti i risultati raggiunti nei tornei di scherma di coltello e l’impegno speso in palestra, un ipotetico aggressore non avrebbe avuto vita facile contro di me. Nell’esperienza di Roma sono entrato in contatto con una realtà ben diversa, senza punti di riferimento predefiniti e senza spazio per le incertezze.

L’approccio che la maggior parte dei corsi o seminari propongono riguarda soprattutto l’utilizzo di tecniche codificate derivate da questa o quell’altra disciplina di combattimento, in genere senza tenere conto del background degli allievi, delle loro caratteristiche e delle loro capacità atletiche. Quello che ho scoperto in questo seminario invece, e che mi ha colpito profondamente, è stato l’approccio rivolto per lo più all’analisi delle situazioni e allo studio delle strategie e dei concetti relativi a quella tipologia specifica di aggressione. Ho sentito dire spesso che contro il coltello si ha una sola chance a disposizione, ma non avevo mai capito appieno l’importanza di questo concetto finché non mi sono trovato immerso nella realtà.

E la realtà è che non è vero, come sostengono molti, che il coltello bisogna saperlo usare per costituire una reale minaccia.

Torno a casa ricco di elementi nuovi su cui lavorare, ora so cosa devo allenare e so qual è il grado di precisione che devo raggiungere affinché la mia reazione possa concedermi quel cinque percento di probabilità di sopravvivere ad una aggressione armata.

Ringrazio tutti i partecipanti al Juramentado Day perché è anche merito loro se adesso mi trovo nella condizione di “sapere di non sapere”, come diceva Socrate. Condizione in cui qualunque marzialista vorrebbe trovarsi perché niente è peggio del credersi esperti quando invece si è solo profondamente ignoranti. C’é sempre qualcosa da imparare, ma se non si esce mai dal proprio giardino è impossibile fare esperienza.

E’ come il Jiujitsu!

Da un paio d’anni frequento un corso intensivo di Silat, non siamo tantissimi e ancora meno quelli che ci sono fin dal primo giorno. Negli ultimi mesi sì è aggiunto un uomo sulla quarantina, con cui il sottoscritto è partito con il piede giusto presentandosi con una figura di merda colossale.

Amen.

Il tizio, che da ora in poi sarà Tizio, pratica Jiujitsu tradizionale ed è cintura nera con qualche Dan. A fine allenamento mi sente mentre parlo con un compagno di come Guru Famoso continui a vendere disarmi ai suoi allievi, quindi interviene meravigliato dal fatto che deridessimo i disarmatori. Allora discutiamo di tecniche, di secondo me, di se e di ma, di Kotegaeshi e di leve e rotture articolari, finché non decido di fare da cavia. Prima lui mi mostra i suoi disarmi, ed in effetti è molto bravo. Tizio si trattiene nell’esecuzione delle tecniche ma mi rendo lo stesso conto che sa quello che sta facendo, mi controlla in tutto e per tutto portandomi fino a terra e rendendosi potenzialmente in grado di disarmarmi da un’eventuale coltello. Io però ho fatto il manichino, decido allora di infilarmi un guantone da Boxe e di invitarlo a provare ad afferrarmi il braccio e a farmi le stesse cose che mi ha fatto prima, mentre io però avrei cercato di colpirlo con contatto leggerissimo. Tizio sembrava un pesce fuor d’acqua, non sapeva da che parte cominciare. La cosa si è conclusa con la constatazione che, in effetti, non è così facile afferrare il braccio di uno che cerca di colpirti. Dopodiché le domande amichevoli standard, in ordine sparso: da quanto fai Jiujitsu, chi è il tuo Maestro, cosa fate, come mai ti interessa il Silat e via discorrendo. Scopro con sorpresa che il suo Maestro viene dal Karate, che ha fatto qualche stage di Kali e che ha un amico che ha fatto Kobudo.

Karate, Kali e Kobudo. Vedo un sacco di K, ma niente Jiujitsu. Come fai a dire di essere una cintura nera di Jiujitsu se nemmeno il tuo Maestro lo ha mai praticato? Comincio a credere che “Jiujitsu” sia solo un termine-ombrello per definire un’attività che si fa in palestra, vestiti col kimono e in cui le tecniche hanno nomi giapponesi. Non importa poi da dove arrivino.

Anni fa mi allenai per pochi mesi con un Maestro di Jiujitsu, che però faceva Kali e lo spacciava per Kobudo di Okinawa. Credo che fosse in buona fede, a me comunque serviva fare esperienza e tirare con gente nuova e quindi non contestai mai niente. Fino a che un giorno non vidi il Maestro allenarsi in una forma che riconobbi al volo, allora mi avvicinai e chiesi come mai si stesse allenando:

Maestro: “Ieri siamo andati dal Gran Maestro Pincopallo per un seminario di Jiujitsu e ci ha insegnato una nuova forma, la sto studiando.”
Io: “Ti ricordi come si chiama?”
M: “Mi pare sillintau, sillindau, boh non mi ricordo.”
Io: “Forse Siu Nim Tao?”
M: “Ecco si, bravo!”
Io: “Figata, mi pare di averla già vista da qualche parte.”
M: “Non questa, impossibile. Ce l’ha insegnata ieri!”
Io: Pokerface.

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Una nuova forma di Jiujitsu, si chiama Mec Don Ald.

Questo flashback mi spiega perché poi Tizio, nei mesi successivi, ad ogni tecnica mostrata dal Maestro di Silat commentasse: “E’ come il Jiujitsu!”

Botta al volto – footwork evasivo – gomitata alla tempia – trankada al collo. “E’ come il Jiujitsu!”

Mi abbasso – colpo all’anca – gomitata al mento – spazzata – colpo alla carotide. “E’ come il Jiujitsu!”

Mi copro – pesto il piede – afferro la testa – ginocchiata al volto – pugno alla nuca. “E’ come il Jiujitsu!”

Minchia. Vai a fare Jiujitsu allora! Perché perdi tempo e soldi qui? Tu parli con ‘sta gente ed è un continuo “è come da noi”, “ce l’abbiamo pure noi”, “lo facciamo anche noi”. Sono contento, ma allora perché siete qui? Tanto è tutto già visto, già fatto, già-jitsu.

Diffidate delle Imitazioni

Recentemente mi sono tornate in mente le parole di avvertimento che mi rivolse un mio vecchio Maestro in un incontro privato diversi anni fa: “Fai attenzione quando hai a che fare con quella gente, perché non hanno idea di quello che fanno.”

Si riferiva ai gruppi di scherma storica e al mio desiderio di andare a fare un po’ di libero con loro. Mi disse che grossomodo ci sono tre categorie di spadaccini medioevali:

1. I ricercatori. In genere Artisti Marziali veri e propri che solitamente escono da accademie con una consolidata tradizione schermistica e che hanno sperimentato il combattimento storico contestualizzandolo e studiandolo fin nei più piccoli dettagli.

2. I cosplayer. Di solito amano vestirsi e inscenare, in contesti di fiere medioevali, gli usi e costumi del tempo. Non hanno in genere il pallino per i combattimenti reali perciò quando ne rappresentano qualcuno fanno spesso ricorso a coreografie o a esercizi di scherma.

3. Gli improvvisati. A volte seguono un Maestro, altre volte no. In ogni caso la loro conoscenza si fonda sostanzialmente sul Flos Duellatorum e se gli chiedi del Meyer ti rispondono che non vanno matti per la musica classica.

Il mio Maestro si riferiva in particolare a questi ultimi, in quanto i primi in genere hanno un’ottima conoscenza tecnica e ai secondi spesso non interessa il combattimento. Agli improvvisati invece piace tirare. Li riconosci perché sono quelli che tirano sulle spade come dei dannati, o sugli scudi se ne hanno davanti uno. Sono quasi certo che se uno dei due lasciasse cadere a terra lo scudo, l’altro continuerebbe a colpire quello per terra in automatico.

Mi diceva: “Tu spendi ore la settimana a tirare su bersagli precisi, modulando l’intensità del colpo e abituandoti a maneggiare armi di peso differente. Loro tirano a caso. Se non stai attento, rischi.”

Un caro amico che praticava Arnis ha frequentato per breve tempo una compagnia di improvvisati, guidata da un tizio che pretendeva sempre il “Messer” prima del nome e che diceva di essere un vero cavaliere. L’abbandonò quando cominciarono a riprenderlo per qualche movimento un po’ troppo “esotico” che ogni tanto infilava nei suoi liberi.

Due o tre anni fa si presentò in città anche un corso col nome di “Disciplina della Spada” tenuto da una donna che praticava da appena un anno. Andai ad assistere all’esibizione pubblica su pressante invito di un mio conoscente che era tra gli allievi, facendo anche una videoripresa che conservo tuttora. Musica da kolossal, spadoni di latta e coreografie che l’istruttrice definisce “dei veri e propri kata”. Non ci siamo proprio. Non vorrei correre il rischio di generalizzare, ma tutti i praticanti di scherma storica che ho conosciuto nella mia zona appartengono alla categoria degli improvvisati. Per fortuna ho conosciuto anche diversi “ricercatori in arme” molto preparati, forse un po’ fuori mano ma che comunque stanno a indicare che la sperimentazione storica seria è possibile.

Al secondo posto, nella categoria “miglior utilizzo del lattice”, abbiamo questo.

Le parole del Maestro mi sono tornate in mente pochi mesi fa, quando su pressioni di uno dei membri decisi di andare a trovare i ragazzi di un’accademia di scherma Jedi. Proprio così, con le spade laser e tutto il resto.

Sul serio, non sto scherzando.

Era un po’ che ‘sto ragazzo insisteva per farmi partecipare a un loro allenamento e io rifiutavo, ben conscio che doveva trattarsi di una scuola per acrobati e stuntman (tra l’altro molto bravi, ho assistito a loro esibizioni e devo dire che sono molto d’effetto). Mi convinsi quando il ragazzo mi disse che loro tiravano abitualmente a contatto pieno usando i simulatori di scena, addirittura senza protezioni. La proverbiale goccia fu la fatidica frase “se vuoi prendere un po’ di botte sai dove trovarci” che suonava un po’ da sfida.

Mi accolsero il mio conoscente e poco dopo il suo Maestro, mentre altri ragazzi in fondo alla sala allenavano alcune acrobazie. Chiesi subito conferma del fatto che loro tirassero sul serio senza protezioni, e mi fecero vedere un po’ di vecchie “ferite di guerra” ancora non del tutto guarite: chi alle braccia, chi alla testa e chi al volto. Mi ricordo che pensai “o questi sono completamente matti, o non sanno assolutamente quello che fanno”. Mi diedero subito in mano una “spada laser”, un simulatore in polimero rigido che sarà stato 1 metro per 3 etti circa. Mi bastò tirare con l’allievo e poi con il Maestro per capire che, marzialmente, non sapevano cosa facevano.

Ebbi poi un breve e cordiale colloquio con il Maestro, che mi confermò la sua propensione ad essere più spettacolare che efficace nella pratica, cosa abbastanza comprensibile visto l’oggetto di studio. Propensione che invece non è condivisa da alcuni dei suoi allievi, soprattutto i più giovani, che a volte vanno sfidando a singolar tenzone altri pari età. Mi congedai consigliando l’utilizzo delle protezioni, almeno per la testa, nella loro pratica libera e auspicando un futuro incontro incentrato esclusivamente sul combattimento. Incontro che mai c’è stato e mai credo ci sarà, perché a molti piace giocare al combattimento e a pochi piace imparare a combattere sul serio, come è giusto che sia dopotutto. Tutti devono poter praticare al livello desiderato.

Quello che mi causa intenso fastidio è invece l’ambiguità, a volte indesiderata ma molto più spesso voluta e coltivata, in cui sguazzano molti corsi di Arti Marziali o presunte tali. Stili fantascientifici presi per veri. Esercizi di fitness spacciati per difesa personale. Disarmi da coltello improbabili studiati “solo per didattica”. Magister che insegnano scherma senza aver mai messo piede in una vera sala d’arme. Tecniche di stretching vendute per sistemi militari. Tutto ciò con l’aggravante che spesso questa ambiguità si paga con soldoni. Le vittime non sono solo gli allievi ma anche alcuni Maestri, presi in giro a loro volta e intrappolati in questa spirale di ambiguità da cui diventa sempre più difficile uscirne tanto più tempo ci si passa all’interno.

L’arma per difendersi esiste, e si chiama curiosità. Siate curiosi, mettetevi alla prova e mettete in discussione tutto quello che imparate. L’Arte Marziale, se studiata seriamente, non richiede meno tempo e meno impegno di quello che si spenderebbe a studiare all’Università.

Mettetevi nelle mani del Maestro ma non accontentatevi delle parole. Un Maestro che non si mette in gioco, se non è troppo in la’ con gli anni, è un Maestro che non è sicuro di quello che dice.

Diffidate dei Maestri gelosi che non vi permettono di provare in altre scuole. Un Maestro onesto sa quanto è importante fare esperienza.

Domandate ai vostri insegnanti da chi abbiano appreso quel concetto o quella tecnica. In assenza di risposta, probabilmente il loro Maestro si chiama VHS, DVD o YouTube.

Diffidate delle imitazioni, non si diventa Maestri davanti al PC.

Il Mercato Marziale /1

Ogni tanto è bene aggiornarsi e dare un’occhiata esplorativa a quello che il mercato ha da offrire. Tra JKD, KM, TKD, WT, MMA, BDSM e compagnia bella rischiamo di confonderci e di lasciarci sfuggire occasioni per aggiornarci e imparare qualcosa di nuovo. In questo senso ci viene in aiuto youtube, importante vetrina con cui fare la conoscenza di stili nuovi e orientarsi nella pratica delle Arti Marziali. Con questa rubrica voglio commentare superficialmente e in maniera semi-seria qualche video che l’amico tubo mi suggerisce.

1 – Systema Siberian Cossacs

Utilizzando le parole che ho trovato sul sito internet di una scuola, il Systema sarebbe:

“..un micidiale sistema di combattimento, che viene utilizzato anche dai Corpi Speciali russi. Esso contiene tecniche di percussione, leve articolari, lotta ecc. comprende quindi le varie specialità delle varie arti marziali classiche.

Il Systema, pur comprendendo devastanti tecniche (tenute segrete fino a pochi anni fà), si adatta perfettamente a tutte le persone e alla propria conformazione fisica…”

Una figata insomma. “Siberian Cossacs” starebbe ad indicare, credo, un particolare stile di Systema. Dico così perché su internet accanto alla dicitura Systema si trovano termini diversi e spesso fanno cose molto diverse tra loro (vedi qui). A proposito del video, un mio amico che praticava Shorinji Kempo mi faceva vedere cose estremamente simili già 12 anni fa. Apparentemente l’unica differenza è che Shorinji si pratica in dogi, Siberian invece in pantaloni mimetici e maglietta. Si evidenziano la corretta applicazione di leve articolari, punti di pressione e sbilanciamenti, ma non ci vedo granché di nuovo. Sicuramente nulla di particolarmente segreto.

2 – Val Riazanovs Ballistic Street Combat System

Montaggio da crisi epilettica a parte, non ho capito cosa vuol fare vedere il Maestro. Che è capace a difendersi al rallentatore da aggressori rincoglioniti? La scena dell’aggressione multipla sembra tratta dal Benny Hill’s Show e le difese da coltello e pistola mostrate sono da istigazione al suicidio.

Un tempo, quando andavano di moda i film di Kung Fu di Bruce Lee, il buon marzialista faceva versi come Forest Law di Tekken 3 e sapeva fare evoluzioni spettacolari con i nunchaku. Ora invece si gioca a fare Jason Bourne con coltelli e pistole. Se volete sapere quale sarà l’arte marziale del futuro, tenete d’occhio i cinema. Io azzardo una previsione: combattimento jedi con spade laser.

3 – Kyusho

Lo so che non è proprio una disciplina nuova, ma in Italia ha preso piede abbastanza bene solo negli ultimi anni. Con il termine Kyusho ci si riferisce sia al settore dello studio dei punti di pressione presente in molte Arti Marziali orientali, sia a un’Arte Marziale vera e propria diffusa principalmente da Kyusho International. Il meccanismo dei punti di pressione, almeno nella pratica che ho svolto personalmente, agisce attraverso stimoli su zone del corpo particolarmente innervate o sensibili, causando intenso dolore. Assolutamente nulla di mistico, è lo stesso meccanismo che vi fa piegare in due quando ricevete un calcio nei coglioni.

Quello che si vede nel video, oltre al fatto che c’è un sacco di gente disposta a farsi prendere a sberle senza reagire, è che esisterebbero punti di pressione che premuti singolarmente non causerebbero alcunché mentre invece premuti contemporaneamente o in successione esatta causerebbero il KO. Io però sono scettico di natura e pur ammettendo per assurdo che tutto ciò sia vero non vedo come possa diventare applicabile in combattimento. Spesso fatico a poggiare un pugno sul muso del mio avversario, non immagino la difficoltà di centrare con un dito N punti di pressione in rapida successione senza essere Kenshiro.

Eppure quando il Maestro nel video tocca le sue vittime queste “si spengono” necessitando addirittura il pronto intervento di un assistente per essere rianimate. Sento puzza di stronzata.

Poi arriviamo alla dimostrazione del minuto 2:00. Fate attenzione a come cade il ragazzo a 2:06. Il tizio non è un Maestro, è un Mago!!! E’ Silvan!! Lo spettacolo patetico si ripete a 2:30 e a 2:40, dove il Mago fa svenire la vittima solamente stringendogli la mano.

Dopo aver visto questo video non stringerò mai più la mano a nessuno. Potrei trovarmi di fronte un Mago Kyusho in incognito in cerca di vendetta.

Magico Systema

Inspira.

Espira.

OK. Sei pronto per guardare questo:

Il video comincia con un tipo che fa vedere le sue abilità di bobbing, qualche montante e qualche gancio ampio e il paragone che vogliono richiamare, almeno dal titolo, è quello con Mike Tyson, grande interprete del peekaboo style. Il video continua poi con una successione di immagini, montate da qualcuno che ha sicuramente dei problemi mentali, che vorrebbero mostrare le doti distruttive del tipo di prima e che invece mostrano le sue carenze tecniche. Non sarebbero state gravi se avessero presentato il tipo come un pugile amatoriale, ma visto il Mike Tyson in grassetto nel titolo e la sua foto in apertura non si possono ignorare le evidenti differenze e il confronto è impietoso. Il video prosegue con estratti di suoi sparring in cui fa vedere quanto fa figo combattere con le mani lungo i fianchi contro un fesso.

Poi a 2:43 la magia.

Magia per davvero. Il Mago, che di nome fa Vadim Starov, manda al tappeto della gente con la sola imposizione delle mani. Senza toccarli. Senza che loro tocchino lui. Oscilla un po’ di qua, “spinge” un po’ di la, e gli avversari vanno giù come birilli.

Poi viene il turno del nostro amico pugile, e il risultato è quell’ignobile farsa che tutti potete ammirare. Farsa che continua poi con una dichiarazione pubblica dove il pugile racconta di come abbia tentato di colpire il Mago e di come questi sia riuscito tutte le volte a evitare le sue finte e i suoi pugni mandandolo al suolo senza che egli potesse fare qualcosa per evitarlo.

Mi ricorda un po’ il video di Yanaki Ryuken, che però ha un epilogo ben diverso:

Minuto 1:30 – “Io.. io posso… sanguinare!?!?” – LOL

Ho dato una breve occhiata su Internet per vedere chi fosse il Mago Vadim Starov, ed ho scoperto che c’è gente che lo segue sul serio! La sua Arte Marziale si chiama Systema SpetsNaz e sul suo sito reclamizza il “No Contact Combat” e il “Russian Hand to Hand Combat”. Secondo quanto dichiara, la sua disciplina è stata tenuta segreta dai militari perché troppo devastante e troppo pericolosa (finché qualcuno non l’ha sdoganata e allora via a guadagnarci tutti!). Vediamo che argomenti include un seminario-tipo:

– Abilità nel lavorare con le riserve interne del corpo.
– Bioenergia, respirazione energetica, lavorare con l’energia
– Controllare un avversario con la visione psicofisica
– Illusione e comprensione della coscienza
– Lavorare con il tempo, mescolarsi alla velocità dell’avversario
– Capacità extrasensoriali

Janine: “Dica lei crede agli UFO, alle proiezioni astrali, alla telepatia, crede alla ESP, alla chiaroveggenza, alla fotografia spiritica, alla telecinesi, ai medium scriventi e non scriventi, al mostro di Loch Ness, e alla teoria sull’Atlantide? “
Winston: “Beh, se c’è lo stipendio fisso, io credo in tutto quello che dice.”

Sparring proprio no eh? A proposito, chissà come dev’essere un combattimento tra truffatori energetici.. somiglierà a questo?

gandalf-saruman

Ma credo che non lo sapremo mai mai mai.