Diffidate delle Imitazioni

Recentemente mi sono tornate in mente le parole di avvertimento che mi rivolse un mio vecchio Maestro in un incontro privato diversi anni fa: “Fai attenzione quando hai a che fare con quella gente, perché non hanno idea di quello che fanno.”

Si riferiva ai gruppi di scherma storica e al mio desiderio di andare a fare un po’ di libero con loro. Mi disse che grossomodo ci sono tre categorie di spadaccini medioevali:

1. I ricercatori. In genere Artisti Marziali veri e propri che solitamente escono da accademie con una consolidata tradizione schermistica e che hanno sperimentato il combattimento storico contestualizzandolo e studiandolo fin nei più piccoli dettagli.

2. I cosplayer. Di solito amano vestirsi e inscenare, in contesti di fiere medioevali, gli usi e costumi del tempo. Non hanno in genere il pallino per i combattimenti reali perciò quando ne rappresentano qualcuno fanno spesso ricorso a coreografie o a esercizi di scherma.

3. Gli improvvisati. A volte seguono un Maestro, altre volte no. In ogni caso la loro conoscenza si fonda sostanzialmente sul Flos Duellatorum e se gli chiedi del Meyer ti rispondono che non vanno matti per la musica classica.

Il mio Maestro si riferiva in particolare a questi ultimi, in quanto i primi in genere hanno un’ottima conoscenza tecnica e ai secondi spesso non interessa il combattimento. Agli improvvisati invece piace tirare. Li riconosci perché sono quelli che tirano sulle spade come dei dannati, o sugli scudi se ne hanno davanti uno. Sono quasi certo che se uno dei due lasciasse cadere a terra lo scudo, l’altro continuerebbe a colpire quello per terra in automatico.

Mi diceva: “Tu spendi ore la settimana a tirare su bersagli precisi, modulando l’intensità del colpo e abituandoti a maneggiare armi di peso differente. Loro tirano a caso. Se non stai attento, rischi.”

Un caro amico che praticava Arnis ha frequentato per breve tempo una compagnia di improvvisati, guidata da un tizio che pretendeva sempre il “Messer” prima del nome e che diceva di essere un vero cavaliere. L’abbandonò quando cominciarono a riprenderlo per qualche movimento un po’ troppo “esotico” che ogni tanto infilava nei suoi liberi.

Due o tre anni fa si presentò in città anche un corso col nome di “Disciplina della Spada” tenuto da una donna che praticava da appena un anno. Andai ad assistere all’esibizione pubblica su pressante invito di un mio conoscente che era tra gli allievi, facendo anche una videoripresa che conservo tuttora. Musica da kolossal, spadoni di latta e coreografie che l’istruttrice definisce “dei veri e propri kata”. Non ci siamo proprio. Non vorrei correre il rischio di generalizzare, ma tutti i praticanti di scherma storica che ho conosciuto nella mia zona appartengono alla categoria degli improvvisati. Per fortuna ho conosciuto anche diversi “ricercatori in arme” molto preparati, forse un po’ fuori mano ma che comunque stanno a indicare che la sperimentazione storica seria è possibile.

Al secondo posto, nella categoria “miglior utilizzo del lattice”, abbiamo questo.

Le parole del Maestro mi sono tornate in mente pochi mesi fa, quando su pressioni di uno dei membri decisi di andare a trovare i ragazzi di un’accademia di scherma Jedi. Proprio così, con le spade laser e tutto il resto.

Sul serio, non sto scherzando.

Era un po’ che ‘sto ragazzo insisteva per farmi partecipare a un loro allenamento e io rifiutavo, ben conscio che doveva trattarsi di una scuola per acrobati e stuntman (tra l’altro molto bravi, ho assistito a loro esibizioni e devo dire che sono molto d’effetto). Mi convinsi quando il ragazzo mi disse che loro tiravano abitualmente a contatto pieno usando i simulatori di scena, addirittura senza protezioni. La proverbiale goccia fu la fatidica frase “se vuoi prendere un po’ di botte sai dove trovarci” che suonava un po’ da sfida.

Mi accolsero il mio conoscente e poco dopo il suo Maestro, mentre altri ragazzi in fondo alla sala allenavano alcune acrobazie. Chiesi subito conferma del fatto che loro tirassero sul serio senza protezioni, e mi fecero vedere un po’ di vecchie “ferite di guerra” ancora non del tutto guarite: chi alle braccia, chi alla testa e chi al volto. Mi ricordo che pensai “o questi sono completamente matti, o non sanno assolutamente quello che fanno”. Mi diedero subito in mano una “spada laser”, un simulatore in polimero rigido che sarà stato 1 metro per 3 etti circa. Mi bastò tirare con l’allievo e poi con il Maestro per capire che, marzialmente, non sapevano cosa facevano.

Ebbi poi un breve e cordiale colloquio con il Maestro, che mi confermò la sua propensione ad essere più spettacolare che efficace nella pratica, cosa abbastanza comprensibile visto l’oggetto di studio. Propensione che invece non è condivisa da alcuni dei suoi allievi, soprattutto i più giovani, che a volte vanno sfidando a singolar tenzone altri pari età. Mi congedai consigliando l’utilizzo delle protezioni, almeno per la testa, nella loro pratica libera e auspicando un futuro incontro incentrato esclusivamente sul combattimento. Incontro che mai c’è stato e mai credo ci sarà, perché a molti piace giocare al combattimento e a pochi piace imparare a combattere sul serio, come è giusto che sia dopotutto. Tutti devono poter praticare al livello desiderato.

Quello che mi causa intenso fastidio è invece l’ambiguità, a volte indesiderata ma molto più spesso voluta e coltivata, in cui sguazzano molti corsi di Arti Marziali o presunte tali. Stili fantascientifici presi per veri. Esercizi di fitness spacciati per difesa personale. Disarmi da coltello improbabili studiati “solo per didattica”. Magister che insegnano scherma senza aver mai messo piede in una vera sala d’arme. Tecniche di stretching vendute per sistemi militari. Tutto ciò con l’aggravante che spesso questa ambiguità si paga con soldoni. Le vittime non sono solo gli allievi ma anche alcuni Maestri, presi in giro a loro volta e intrappolati in questa spirale di ambiguità da cui diventa sempre più difficile uscirne tanto più tempo ci si passa all’interno.

L’arma per difendersi esiste, e si chiama curiosità. Siate curiosi, mettetevi alla prova e mettete in discussione tutto quello che imparate. L’Arte Marziale, se studiata seriamente, non richiede meno tempo e meno impegno di quello che si spenderebbe a studiare all’Università.

Mettetevi nelle mani del Maestro ma non accontentatevi delle parole. Un Maestro che non si mette in gioco, se non è troppo in la’ con gli anni, è un Maestro che non è sicuro di quello che dice.

Diffidate dei Maestri gelosi che non vi permettono di provare in altre scuole. Un Maestro onesto sa quanto è importante fare esperienza.

Domandate ai vostri insegnanti da chi abbiano appreso quel concetto o quella tecnica. In assenza di risposta, probabilmente il loro Maestro si chiama VHS, DVD o YouTube.

Diffidate delle imitazioni, non si diventa Maestri davanti al PC.

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