Mese: aprile 2014

Dildo Fighting

Sono sempre stato uno a cui le cose bisogna insegnarle per gradi. La bicicletta prima con le rotelle e poi senza, il nuoto prima con la tavoletta e poi senza, e decine di altre cose alla stessa maniera. Non mi sono mai sentito il genio della situazione e bruciare le tappe non è mai stato il mio forte.

Arriva però il momento in cui le cose si fanno più serie. Se fai le cose con passione non puoi rimanere per sempre a livello dei principianti,  il salto lo devi fare. Negli sport in genere funziona così, e lo Stick Fighting non fa eccezione.

Qualsiasi sia l’Arte Marziale da cui derivi il metodo con cui ci si allena, grossomodo sono previsti drill che abituano all’utilizzo dell’attrezzo di gara (il bastone) e che abituano alla gestione dell’area di gara (prato,  tatami o gabbia che siano), ginnastica per migliorare il gesto atletico, quindi lo sparring per provare a mettere tutto insieme. Questo per quanto riguarda l’allenamento di chi si prepara per un vero e proprio Sport da Combattimento. Spesso invece gli interessati a gare di Stick Fighting sono praticanti di Arti Marziali che fanno uso di armi (penso al Kobudo o all’Escrima), quindi in qualche modo necessitano di “tararsi” sullo sport, ma in genere non è un grosso problema.

Ciò che hanno in comune i due approcci è il bastone (ma va!). I puristi utilizzano il rattan, i più attenti al portafogli il polimero. Si procede così lungo tutta una serie di esercizi, in singolo o a coppie, con la seguente configurazione:

Attrezzo: rattan stick
Protezioni: nessuna

Arriva poi il momento dello sparring e logicamente andiamo ad apportare una modifica alla nostra configurazione, adottando le seguenti protezioni “standard”:

– guantoni (perché con le mani ci dobbiamo lavorare)
– caschetto (perché il dentista costa e il becchino pure)
– conchiglia per gli uomini, paraseni per le donne (il perché è ovvio)

La nuova configurazione diventa la seguente:

Attrezzo: rattan stick
Protezioni: standard

E si comincia. Si prova a fare quello che si è appreso nello studio e – maledizione! – arrivano le botte. Fa parte del gioco, siamo qui apposta.

Qualche fenomeno però non deve aver pensato la stessa cosa e in un momento di particolare ispirazione ha inventato l’oggetto che ha rivoluzionato la pratica di questo sport: il padded stick.

paddedsticks

 

Il padded stick (conosciuto dai suoi detrattori come il “dildo”) consiste in un involucro più o meno morbido contenente un’anima più o meno flessibile. Si va dai tubi in PVC ricoperti di materassina a veri e propri frustini da cavallo avvolti nella gommapiuma. Problema risolto, penserà qualcuno. La nuova configurazione di sparring sarà quindi:

Attrezzo: padded stick
Protezioni: standard

Peccato che il padded è un attrezzo estremamente diverso dal rattan stick, con cui condivide solamente la lunghezza. Il padded assorbe i colpi, flette, non spaventa, non blocca e non devia e non fa niente di quello che farebbe un bastone vero. Questa configurazione è utilizzata in molte organizzazioni di Stick Fighting, spesso come unica soluzione da torneo. Il risultato sono scuole dove si fanno drill con il rattan e poi si combatte con il cazzobastone di gomma. Che è un po’ come allenarsi nel nuoto a stile libero e poi competere nel dorso usando i braccioli gonfiabili.

Che io sappia, le uniche organizzazioni che in Italia utilizzano bastoni in rattan o in polimero per i loro combattimenti, senza fare ricorso ad armature complete ed utilizzando solamente le protezioni standard, sono i Black Sheep, i Dog Brothers e la ETFI. Ce ne sono sicuramente delle altre più o meno piccole che io non conosco, come ci sono sicuramente dei ragazzi e delle ragazze che tirano per conto loro senza avere a che fare con l’una o l’altra organizzazione, ma quello che voglio dire è che in Italia non è la norma.

Perché da noi è così difficile vedere questo?

E si tratta di principianti al primo anno di pratica, non di assassini ninja professionisti. Ad Amburgo forse il bastone non fa male? Certo, se cerchiamo “stick fighting italia” su youtube qualche video viene fuori. Video di gente che apparentemente tira col rattan addirittura senza protezione. Si, apparentemente. Perché in realtà si sta solo esibendo davanti ad una videocamera, il principiante forse rimarrà colpito ma all’occhio esperto certe cose non sfuggono.

Ogni volta che mi capita sotto agli occhi  una locandina di qualche gara di combattimento armato leggo “stick fighting”, “vale tudo”, “mma”, “real combat” con associate foto di gente cattiva che mostra i muscoli. Roba che solo a guardarla ti fa paura, pensi “questi sono tutti killer, sarò all’altezza?” e invece poi chiedi info sul regolamento ed è sempre la solita storia: “usiamo il padded”, “è live stick ma con armatura e non si può colpire di pugno”, “non si può portare a terra”, “fermiamo ad ogni contatto”, ecc.

Il punto non è che secondo me ci si deve per forza fare del male, è che stiamo parlando di combattimento sportivo armato. Il dolore fa parte della formazione, fa parte del gioco. Il 90% dei concetti che si studiano servono proprio ad imparare ad assorbire i colpi, a smorzarli o a evitarli. Col bastone di gomma tutto questo perde significato, diventa uno sport completamente diverso.

Il padded stick può andar bene ai ragazzini e ai principianti che per questioni di tempo non hanno ancora imparato le basi del combattimento oppure per provare tecniche in palestra senza rimediare sempre dei lividi, ma è inconcepibile per me che si arrivi a 30 o 40 anni di età e con più di 15 anni di esperienza nello Stick Fighting a combattere ancora con il frustino. Almeno non chiamatelo Stick Fighting!!!

Il famoso salto di qualità prima o poi bisogna farlo. Altrimenti si rimane solo dei dildo fighter.

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