Mese: giugno 2015

Il Mercato Marziale /4

Quarto appuntamento con la selezione video di youtube.

10 – Master Ken’s Tiger Wisdom – Stick Fighting

Per quelli che non hanno familiarità con l’inglese traduco:

“Il prossimo messaggio è per Blue Eye. Egli vuol sapere cosa pensa Master Ken dello stickfighting, oltre al fatto che ovviamente è una stronzata. Eeeh… da dove comincio… Lo stickfighting non è un’arte. Vuoi imparare lo stickfighting? Ti insegnerò lo stickfighting. SBENG! Fine della lezione.”

C’è andato più vicino lui con un video di 38″ che non diversi top master con serie di DVD.

11 – 4 Guys Trying to Take Me Down (1 on 1)

L’ideatore di questa sfida offre 20 dollari a chi per primo, tra i 4 ragazzi presenti, riesca a portarlo a terra in 20″. Al di la delle considerazioni tecniche lo scopo del video è quello di criticare l’attuale paradigma adottato in ambito difesa personale o street fighting in cui la lotta a terra viene vista come una naturale evoluzione dello scontro, quasi una situazione inevitabile che quindi deve essere allenata. Chiaro che questa rappresenti un’eventualità da non sottovalutare ma il mindset generato da questo tipo di allenamento porta a considerare con troppa familiarità la situazione, promuovendola quasi a “zona di conforto” quando invece non lo è affatto. Andare a terra per strada non è mai auspicabile e il messaggio del video è proprio quello che è possibile allenarsi per evitarlo. Ottimo spunto di riflessione.

12 – Krav Maga – Difesa Sicura – Stage sul Macete

Sono subito rimasto senza parole. Dopo invece me ne sono venute tante, che non riporterò.

Il momento clownclou a 1:27 quando uno degli istruttori dimostra come difendersi da un’aggressione col macete sia facile esattamente come scartare una gomma da masticare e portarsela alla bocca. Quando già chi attacca lo fa in maniera improbabile e con poca convinzione tutto il resto è la diretta conseguenza.

Per via dei recenti fatti di cronaca molte persone verranno attratte da corsi come questi, il mio consiglio è sempre quello di dubitare e mettere alla prova tutto quello che si impara in ambiente controllato, avvalendosi di persone più e meno esperte. L’addestramento è un sentiero lungo e pieno di ostacoli, se davvero esistesse la difesa sicura che propongono gli autori del video (e soprattutto se fosse così semplice) non ci sarebbero quasi più vittime di aggressione in tutto il mondo.

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Esperienza di parquet

Su facebook sta girando un video di 5 minuti i cui protagonisti, presentati come detenuti di una prigione in Paraguay, si scambiano coltellate di fronte a un pubblico attento.  Non ve lo linko perché su youtube non l’ho trovato, se però siete degli appassionati sono certo che o lo avete già visto oppure non ci metterete molto a trovarlo.

Mi è venuta voglia di scriverne dopo aver letto prima i commenti seguiti alla pubblicazione originale e poi le discussioni generate su gruppi facebook di “addetti ai lavori”. Sui primi non vale la pena soffermarsi più di tanto, in quanto certe spavalderie e manifestazioni di noia tradiscono aspettative che appartengono più ad appassionati di cinema che non a cultori di arti marziali. Qualche perplessità invece mi giunge leggendo le considerazioni degli “esperti”.

Ci si meraviglia di quante occasioni per colpire il volto non vengano sfruttate, di come la posizione delle gambe adottata non favorisca l’affondo, di come quest’ultimo non venga mai tentato, di come sarebbe stato possibile inserire in quella occasione questa tecnica del repertorio della scuola X, di come probabilmente bloccati dalla paura non tentino una manovra base nella scuola Y, ecc…

Leggendo commenti del genere mi viene da pensare che i suddetti esperti non abbiano ben chiaro il concetto di duello rituale o, peggio, che lo confondano con quelli messi in scena al cinema. In un duello rituale lo scopo non è necessariamente quello di uccidere l’avversario, ma dimostrare il proprio valore attraverso il coraggio e l’abilità tecnica, in un contesto dotato di “regole” ben precise. Dimostrare di avere i cojones.

Mi era già successo di leggere commenti simili in gruppi di esperti. Ricordo molto bene un video in cui due ragazzi combattevano con il coltello tenuto a rompighiaccio nella mano destra e uno straccio avvolto sulla mano sinistra, con il “maestro” di turno che faceva notare come questa impugnatura non era di certo la più adatta per il tipo di combattimento in corso e si chiedeva come mai nessuno dei due contendenti la cambiasse. Già, chissà come mai.

Sarebbe come analizzare un video di Mensur criticando il gioco di gambe dei duellanti e dicendo che l’azione migliore consisterebbe nell’evitare l’attacco avversario, per esempio con un passo in allungo, e infilare l’ascella scoperta sperando di recidere la succlavia.

Goya - Duello Rusticano

Tutto questo porta alla luce due aspetti.

Innanzitutto c’è molta leggerezza e superficialità nell’analizzare questi scenari. Centinaia di ore passate su parquet o tatami con un simulatore di coltello in mano non garantiscono l’assoluta comprensione di tutto quello che riguarda quest’arma, non conta esclusivamente la quantità ma anche la qualità. Per fortuna sono abbastanza furbo da non farmi tentare da false certezze che possono derivare da successi in ambito accademico e sportivo, pensare di saperla lunga ci porta a ricondurre tutto alla nostra esperienza dimenticando che, come ho scritto sopra, tutto va assolutamente contestualizzato. Bisogna essere seguiti in questo percorso, si impara il mestiere stando accanto a chi lo sa fare – non ci sono cazzi – ci vuole un maestro, e spesso non ne basta uno solo. So che è complicato modificare la mentalità di chi pensa di essere già un maestro, per questo mi rivolgo soprattutto a quelli che, leggendomi, sono ancora in fase di “addestramento” e vogliono farsi un’idea di quello che hanno davanti: le considerazioni tecnico/stilistiche vengono sempre dopo quelle ambientali.

Il secondo aspetto deriva direttamente da quanto appena messo in luce, cioè il rapporto tra arti marziali e difesa personale. Se già all’interno di quelle che sono aree di studio attigue, ovvero il maneggio del coltello e lo studio dei duelli con quest’ultimo, tutto è trattato con estrema superficialità e leggerezza, mi chiedo cosa possa accadere quando questi provano a ribaltare il tutto sullo studio della difesa personale. Retorica, in realtà un’idea di massima con gli anni io me la sono fatta.

Si da credito all’esperto in duelli rusticani, quando questa non è una condizione sufficiente per saperne di difesa personale. Si da credito al milite reduce dal fronte, quando nemmeno questa è una condizione sufficiente per insegnare ai civili la difesa personale. L’argomento è complesso e richiede una specializzazione a sé, subentrano tematiche che poco o nulla hanno a che fare con le esperienze sopra esposte. Certamente ci sono validi insegnanti con questi background che hanno approfondito l’argomento e che sono in grado di insegnare degnamente la difesa personale, ma non è facile identificarli nel panorama marziale attuale. Io comunque preferirò sempre chi prova a farmi nascere un dubbio a quelli che invece propongono certezze.