Mese: febbraio 2016

Il drago e l’uva

Recentemente sono incappato nell’articolo scritto sul blog di un maestro di Kung Fu o di qualsiasi altra cosa dica di insegnare adesso e che diverso tempo fa ho avuto il piacere di trollare su internet. Conosco il vero nome dell’autore che però come me si firma con uno pseudonimo, perciò userò quello per riferirmi a lui: Drago Ubriaco.

Ho freezato l’articolo a questo indirizzo a imperitura memoria.

Inizia dicendo che praticando arti marziali certamente non si impara la tecnica ma si fa conoscenza di un sacco di persone bizzarre. Io dico che al circo è certamente più facile trovare pagliacci che artisti marziali, quindi dipende un po’ dalle compagnie che si frequentano. Personalmente in qualche anno posso dire che un po’ di tecnica l’ho imparata, non manco però di una nutrita schiera di fenomeni di cui il buon Drago fa certamente parte.

Prosegue citando l’opera di fine ‘800 “Psychopathia Sexualis” per darsi un tono e insiste con Freud, come se la Psicanalisi fosse una vera scienza. Va bene, tira le frecciate che vuoi, vediamo dove vuoi arrivare.

Al masochista marziale ovviamente, che secondo l’identikit dettagliato di Drago Ubriaco sarebbe, in genere:

  • Maschio
  • Età compresa tra i 20 e i 35 anni
  • Violento
  • Analfabeta (in realtà il coglioDrago scrive “dalle capacità linguistico/grammaticali degne di un testo alla Vasco fatto di mono sillabe o monoparole**” – notati gli asterischi sono andato a cercarmi le note, che purtroppo ha perso per strada
  • Praticante di arti marziali o sport da combattimento che fa uso di armi, “come ad esempio: la esGrima (eh, si… è una parola spagnola)”

Eh no, caro mio Drago! Va bene, sei di origine sudamericana e lo vuoi sottolineare, anche se ti vesti da cinese, ma “escrima” è una parola filippina, che origina certamente dallo spagnolo “esgrima”, ma che se ne distingue chiaramente, nella scrittura e nella pratica! Perché se no allora ti posso far notare che “esgrima” viene dall’italico “scherma”, che viene dal longobardo “skirmjan”. Eppure quello che facevano i longobardi è diverso da quello che facevano gli italiani, che è diverso da quello che facevano gli spagnoli e che è diverso da quello che fanno i filippini! Usa i nomi giusti: escrima. Il tuo appunto è completamente fuori luogo.

Tornando all’identikit, il nostro masochista si vanterebbe dei lividi, e a parte forse il violento e l’analfabeta credo di rientrare comodamente nella lista. Non a caso, ovviamente.

Perché dovete sapere che il motivo per cui io e altri amici, tutti escrimadores, ci siamo ritrovati a trollare Drago Ubriaco è per via di una sua campagna a mezzo social network che chiamerei “no sangre no party”, per via del motto utilizzato da lui stesso. In pratica voleva ospitare nella sua palestra, chiamata “La tana delle Tigri”, un torneo di arti marziali reclamizzato come open ma che poi come abbiamo scoperto tanto open non era, in cui grazie a locandina e linguaggio cazzutissimi cercava di attirare pubblico.

Avete capito bene, quello del “masochismo marziale” scriveva sulle locandine della sua palestra “senza sangue non c’è divertimento”. Stupefacente.

Peccato che il torneo fosse un quasi semi-contact a mano nuda che per fortuna non avrebbe fatto scorrere sangue inutilmente. Ci dicemmo interessati ad un eventuale torneo di coltello e declinammo l’invito.

Ruspante come una gallina il nostro Drago tornò in scena dichiarando a gran voce che “ci hanno chiesto il combattimento armato e lo abbiamo inserito, chissà quale altra scusa useranno per non partecipare?”

In quel periodo ci trovavamo tutti a Roma per motivi di allenamento quindi ci sarebbe interessato davvero partecipare. Sfortunatamente il torneo di coltello “no sangre no party” era un semi-contact con un simulatore fatto di carta!!! A qualcuno di noi cominciavano a pulsare le vene, per fortuna un ragazzo si prese la briga di avviare un’azione diplomatica con cui auspicavamo una sessione di sparring e scambio di tecniche tra le due scuole a patto che si usassero simulatori più seri e almeno un po’ di contatto, anche leggero. Sarebbe stato stupido litigare e farsi scappare l’occasione di confrontarsi con una scuola diversa, visto che anche loro studiano le armi.

Per tutta risposta si sentì dire che lui era anche disposto a farci entrare, abbassare le serrande e menarci sul serio. Che non è proprio la risposta più equilibrata da dare quando ti chiedono di far guanti. Il battibecco e le provocazioni continuarono pubblicamente finché poi uno di noi, stanco, si prese la briga di alzare il telefono e mettersi d’accordo col Drago per partecipare a quell’abbassata di serranda. Ometterò per rispetto della privacy di scrivere anche solo un riassunto dell’imbarazzante telefonata, ma ero presente e non potevo credere alle mie orecchie. Comunque il suo astio nei confronti dei praticanti di FMA credo che derivi da qui.

L’articolo continua con un superficiale riferimento al regno animale, dove spiega che in natura quando due animali della stessa specie si combattono non lo fanno per uccidersi ma per stabilire una gerarchia (però dimentica le formiche, che come noi esseri umani muovono guerra contro colonie anche della propria specie, uccidendo e facendo schiavi), poi cita un film e quindi si lascia andare in uno sproloquio su un presunto “masochismo sociale”. Quindi arriva l’errore intorno al quale ruota tutto il suo ragionamento:

“Ora, per rientrare nel discorso del bar dello sport marziale, basterà capire come sia credenza populistica e ampiamente condivisa dai soggetti che rientrano nella descrizione di cui sopra che, più ci si fa male durante le sessioni di allenamento […] e più si è marziali, virili e guerrieri, spesso associando la giustificazioni che: facendo arti marziali sia necessario andare forte mentre si è a lezione. Condivido il pensiero che le nostre discipline dovrebbero insegnare a combattere, d’altronde sono appositamente definite arti marziali, se insegnassero altro non lo sarebbero, condivido il pensiero che sia necessario un costante allenamento al combattimento per chi pratica le arti marziali, ma la domanda è: è proprio necessario farci del male fisico gratuito, per raggiungere l’eccellenza marziale? Mi spiego: Se a lezione devo eseguire un semplice colpo di pugno, devo per forza fracassare il volto del mio compagno di allenamento in virtù di un addestramento, il più possibile, reale?!”

Il grassetto, presente in originale, disegna il centro dell’ipotetico bersaglio rappresentato da questo articolo denso di stupidaggini. E’ il mozzo intorno al quale ruota l’ipocrisia dell’autore.

Chi l’ha detto che in allenamento si debba andare forte? Chi l’ha detto che si debba “fracassare il volto” al compagno di allenamento?

Si dimentica che gli animali che cita non combattono solo per la supremazia sociale, lo fanno anche per quello che noi chiamiamo “gioco” ma che in realtà è allenamento. Allenamento per questo:

Ed è chiaro che non fanno sul serio quando si allenano, perché se no non potrebbero cacciare. Sarebbe estremamente stupido!

Come non si fa sul serio tra esseri umani dotati di buon senso quando ci si addestra: si indossano guanti, maschere, si usano simulatori, si stabiliscono regole. E lo si fa esattamente da quando come dici tu nel paleolitico l’uomo ha introdotto l’uso di armi, per cacciare e farsi la guerra.

Procurarsi un livido non equivale a rompersi un osso o lussarsi un’articolazione, non è davvero farsi male. Il contatto, come più volte ho ribadito dalle pagine di questo blog, è necessario per sviluppare maggiore padronanza della tecnica e per approcciarsi allo stress e alla paura che altrimenti ci sorprenderebbero in caso di reale necessità. Esibire quindi un livido non serve a vantarsi del dolore ricevuto ma piuttosto a dire a se stessi “questo l’ho preso, tutti gli altri però sono riuscito ad evitarli!”

Caro Drago, non ti puoi nascondere dietro a un dito e pensare quindi di passare inosservato. Il combattimento è parte integrante delle arti marziali, e visto che ti fai chiamare maestro dovresti saperlo.

La flagellazione medioevale a cui fai riferimento assomiglia più ad alcune pratiche che si fanno nel Kung Fu per condizionare ossa e muscoli, dove si viene percossi – senza batter ciglio – per provocare dolore e sofferenza. Ti dice niente? Ovviamente è solo una provocazione, io lo capisco benissimo che questa cosa ha un senso. Tu invece non credi di aver pisciato un po’ fuori dal vaso?

Ah, e a che diavolo serve un albero che non fa ombra?

Saluti.

Pugno, ergo sum

“E’ tutto troppo rituale, tutti quegli inchini, tutte quelle posture. Quel genere di autodifesa orientale è come nuotare sulla terraferma. Puoi anche imparare tutti gli stili del nuoto, ma se non scendi mai in acqua, che senso ha? Questi ragazzi non combattono mai.”Bruce Lee

In alcuni sistemi si delega l’apprendimento dei fondamentali del combattimento come timing, bilanciamento e focusing alle forme precostituite, che spesso vengono definite come “tradizionali” solo perché qualcuno – 20, 50 o 100 anni fa – le ha codificate. Uso il termine “sistemi” in vece di “arti marziali” perché non intendo fare di tutta l’erba un fascio, essendoci anche notevoli eccezioni all’interno della stessa disciplina.

L’utilizzo di forme mette l’allievo in condizione di forte inferiorità e dipendenza dal suo Maestro, essendo difatti impossibile dimostrare in maniera incontrovertibile di eseguirle correttamente. Oltretutto procedendo per imitazione di imitazioni è inevitabile una perdita di informazioni che porterà, generazione dopo generazione, allo stravolgimento della forma stessa. E’ innegabile che questo strumento offra ad un eventuale Maestro disonesto l’opportunità di legare a sé l’allievo oltre il necessario. Dal punto di vista dell’allievo, il ricorso alle forme porta più svantaggi che vantaggi. Chiaramente il discorso vale esclusivamente per quei sistemi che si reclamizzano come fabbriche di macchine da guerra ma che fanno uso esclusivo di forme e/o sparring drill, che sarebbero gli esercizi in cui un partner si presta a portare attacchi codificati mentre l’altro applica una tecnica, senza combattere mai o quasi. La mancanza di preparazione al confronto libero fa in modo che quando questo capiti non ci sia assolutamente sfoggio delle tecniche studiate in palestra.

Trovo che sia uno dei motivi per cui l’atleta medio di sport da combattimento è molto più avanti rispetto al praticante medio di arti marziali.

Hai per caso detto…

… Wing Chun? Oppure Wing Tsun, Ving Tsun, Wing Tjun, e tutti i modi in cui è stata diffusa commercialmente quest’arte marziale? Per non fare torto a nessuno mi ci riferirò con l’acronimo di WC* – dai che sto scherzando! Da ragazzino ero così attratto da questo mito dell’intoccabilità, dell’invincibilità dei maestri di wing chun, che cominciai anche a frequentare un corso. Curioso come sono volevo capirne la logica, scoprire qual era il segreto di questa invulnerabilità, anche perché io – che quando andavo a fare i guanti con gente di altre discipline prendevo regolarmente schiaffi – proprio non ci arrivavo. Davo sempre la colpa alla mia preparazione ancora scarsa, poi al fatto che forse potevo essere proprio negato per quella disciplina e probabilmente entrambe le spiegazioni erano corrette, tant’è che abbandonai il corso in meno di due anni. La grande verità però mi fu chiara anni dopo: i Grandi Maestri sono intoccabili e invincibili semplicemente perché non combattono.

Maa vaaaaa?**

Riporto le parole che Sifu Wong Shun Leung disse quando un intervistatore, parlando dei colpi del Wing Chun, gli chiese cosa pensasse a proposito del “Chi”:

I don´t know anything about the Chi. That´s as honest as I can be. If someone practices any Martial Art, then that person must become stronger and more durable than someone who hasn´t practiced. So if you are punched you are able to take a lot more punishment than a normal person. I have been hit many times, as have all of the great Martial Artists that I know of. So we are not supermen, but we can take a lot more . Any Martial Artist who says that he doesn´t get hit is lying to himself! – Wong Shun Leung

“Qualsiasi Artista Marziale che sostiene di non poter essere colpito sta mentendo a sè stesso.” Detto da un maestro di wing chun? Allora forse non è il wing chun ad essere marcio, forse sono marci alcuni di coloro che lo diffondono!

Ma guarda a casa tua!

Nelle FMA purtroppo la situazione non è migliore, forse non ci saranno le forme come nel wing chun & C. ma innumerevoli routine in solo e a coppia senza una adeguata preparazione al combattimento assolvono efficacemente al compito di confondere le idee ai praticanti, mettendo sullo stesso piano tecniche e strategie più o meno valide. Come posso sapere se il mio roof block è davvero d’aiuto in caso di emergenza? Se al mio tatsulok manca qualcosa? Mi dovrò fidare del mio insegnante, ma se il mio insegnante non combatte?

Questa problematica investe non solo il mondo dei maestri fai-da-te, ma per esempio anche gli eredi marziali di quello che per me rimane un punto di riferimento nel settore, il Giron Arnis Escrima.

Con tutto il rispetto dovuto a praticanti che portano avanti il nome di un gran maestro, la mia prima reazione è questa.

Nel video si notano qualche twirling e applicazioni di colpi in abanico, e niente più. Nessun uso della mano viva, nessuna cura della distanza, footwork esclusivamente in-line (ma come, con tutti i triangoli che si studiano…), nessun occhio di riguardo alla propria incolumità (tanto ci sono maschera e armatura)… in pratica succede quello che spesso si vede quando dai un bastoncino imbottito e una maschera a due bambini e li fai giocare alla “scherma”. Nella descrizione l’atleta con il casco blu viene presentato come un Maestro dello stile Doce Pares ma a ben vedere non da’ alcuna dimostrazione di particolare maestria. A 1’56” esegue un disarmo a strappo nei confronti della ragazza e niente di più. Non che sarebbe dovuto necessariamente finire in un bagno di sangue, ovviamente, ma sono sicuro che questi in palestra allenino decine di tecniche – possibile che queste non vengano fuori quando si fa del combattimento libero? Si vedono invece solo tanti colpi “buttati” un po’ a caso.

Devo dire che la natura stessa del combattimento mostrato in video non aiuti certo a ricreare un ambiente in cui dare particolare sfoggio di tecnica: mi riferisco alle protezioni, a mio modo di vedere eccessive, e all’impossibilità di colpire con mezzi diversi dal bastone. Escrima vuol dire principalmente arma da taglio, però anche arma contundente. Nel secondo caso, chi pratica lo sa, si studiano percussioni concatenate tra bastone, calci, pugni, gomiti, ginocchia, ecc. Eliminare quindi queste componenti di striking può voler dire sostanzialmente fare due cose:

  • Mettere in atto una simulazione di combattimento con lame, per cui si incoraggiano i praticanti ad utilizzare l’arma vietando l’uso di colpi diversi. In questi casi però bisogna porre un freno ai contendenti per evitare che la situazione degeneri in un ravvicinato scambio di colpi senza senso. Perché la lama va rispettata ancora più del bastone.
  • Ispirarsi alla Canne de Combat, senza però averne le skill e mettendo quindi in scena una sua pallida imitazione. Dopotutto se si praticano le FMA è quantomeno strano cercare di imitare altre discipline, come se la propria non avesse già un’identità ben definita.

Eccovi un contributo video di quello che intendo per simulazione di combattimento con le lame:

Qui si usano protezioni minime quali:

  • Maschera da scherma, che mette al sicuro da gravi infortuni ma al tempo stesso non elimina il deterrente doloroso del rischio di una botta in testa.
  • Guanti per non spaccarsi (troppo facilmente) le dita.
  • Gomitiere morbide.
  • Conchiglia.

Dopo uno sparring del genere si torna sicuramente a casa indolenziti, ma niente che impedisca il normale svolgimento del lavoro il giorno dopo o di qualsiasi altra attività, tranne forse la chirurgia. E, guardate un po’, si riesce a riconoscere della tecnica. L’utilizzo di calci non è espressamente vietato ma fortemente disincentivato dal fatto che si considerano i simulatori in mano come armi da taglio, perciò esporre qualsiasi parte del corpo all’azione dell’arma è estremamente rischioso.

Si vedono applicazioni di redonda, macabebe, bolante, de fondo, sonkite, largo mano, elastico, retirada, abierta, abanico, salon. In pratica c’è più Giron in questo video che in tanti video di sparring pubblicati dai suoi discepoli. Come mai? Perché il Maestro Giron ha combattuto, studiato e codificato, non ha inventato. Se fai escrima, e lo fai con cura, non puoi uscire più di tanto dal seminato, le cose sono quelle. Però devi combattere e studiare. E se combatti, se fai dello sparring, è più facile applicare la tecnica studiata. Diventa anche più facile capire quale tecnica è coerente con la tradizione e quale invece è bellamente presa in prestito da altre discipline.

Il campione di pugilato Vitalij Klitschko ha detto: “Qual è la differenza tra gli scacchi e il pugilato? Negli scacchi, nessuno è un esperto, ma tutti giocano. Nel pugilato tutti sono esperti, ma nessuno combatte.” Questa frase a mio modo di vedere di adatta bene anche alle arti marziali in generale. Per questo pugno, ergo sum.

Alla prossima.

*Io faccio il furbo ma nelle FMA con i nomi stiamo messi peggio.

**Ridete, eppure quanti sono stati attratti dal mito di invincibilità diffuso da una famosa organizzazione presente in Italia ma con sede centrale in Germania, con a capo un uomo pelato che organizzava i raduni in un castello e che rappresentava il lignaggio di un Maestro di Hong Kong che si diceva essere l’ultimo discepolo di Yip Man, organizzazione di cui però non farò il nome? Alcuni (pochi) lo sanno, altri hanno dimenticato o fanno finta di dimenticare, molti altri nemmeno immaginano quanti nomi illustri dell’attuale panorama marziale europeo sono passati da la, anche solo per sbirciare. Non c’è niente di male, ma perché toglierlo dal curriculum?

Piccolo il mondo /1

ovvero “Grandi Guru, guerrieri di latta e altre storie di un piccolo paese di provincia.”

Pare che due persone qualsiasi in giro per il mondo siano collegate da un numero relativamente piccolo di intermediari e il sociologo americano Stanley Milgram già negli anni ’60 aveva messo alla prova quella che è definita “Teoria del Mondo Piccolo”, o anche dei “6 gradi di separazione”. Ora non so quali sviluppi abbia preso questa teoria, mi rendo solo conto però, per evidenze dirette, che nell’era dei social network in particolare e di internet in generale, il mondo in effetti così grande poi non è.

Inizialmente questo articolo era nato per raccontare 3 diverse storie di cialtroneria, ho deciso in seguito di creare una rubrica in cui pubblicarle una alla volta, così da poterne aggiungere anche altre in seguito. Ciascuna di esse contiene in se una morale e un insegnamento. Molto spesso la cialtroneria è facilmente contrastabile, altrettanto spesso però non si agisce semplicemente per pigrizia o per mancanza di idee. Dato l’alto tasso di permalosità dei soggetti interessati ne ometterò sempre nomi e cognomi, in genere questi hanno la denuncia facile.

Caso #1

Un paio di anni fa, se non ricordo male, mi fu notificato su facebook un evento che riguardava un seminario di Latosa Escrima a pochi km da me, tenuto da un Sifu (non ho mai capito perché accostare ad un’arte marziale del sud-est asiatico un titolo cinese, ma tant’è) che nelle locandine scriveva di essere il rappresentante ufficiale della scuola in Italia. Avendo già sentito storie riguardo al personaggio in questione e volendo evitare di buttare via i soldi, mi presi la briga di scrivere direttamente a GM Latosa, con cui sono in contatto da diversi anni, chiedendogli conferma riguardo alle referenze del suo rappresentante. Latosa non solo mi disse che costui non aveva alcun titolo di rappresentanza, mi disse anche che non era in possesso di alcun grado tecnico che lo abilitasse all’insegnamento di Latosa Escrima e che dovevo assolutamente diffidare di lui. Saputo di questo chiesi pubblicamente spiegazioni all’impostore, che replicò cancellando post e locandine e annullando il seminario.

Ognuno di noi deve poter essere libero di fare ciò che vuole, nei limiti dell’onestà. Se penso di essere in grado di insegnare a cucinare il raviolo ripieno di aragosta sono liberissimo di aprire un corso, ma mai e poi mai potrei dire di insegnare a cucinare il famoso raviolo di Chef Ramsey per attirare allievi. Sarebbe una truffa o no? Questo è quanto puntualmente succede in Italia con le FMA.

La faccenda è piuttosto seria perché il più delle volte questi sono mestieranti che hanno acquisito qualche nozione tecnica, riempiono lacune prendendo spunto un po’ qua e un po’ la (come in questo caso in particolare un Sifu di Kung Fu che insegna arti marziali filippine), formano allievi e soprattutto istruttori che a loro volta, magari anche in buona fede, formeranno altri allievi e così via con questo circolo vizioso che potrebbe anche essere tollerabile, non fosse che questi cialtroni chiedono soldi veri per insegnare robaccia. Peggio ancora alcuni acquisiscono fama e finiscono per essere chiamati come consulenti per incarichi che riguardano la pubblica sicurezza o la difesa personale.

Alla prossima.