Mese: febbraio 2017

Krav Maga si Krav Maga no

Sento il bisogno di scrivere questo articolo dal momento che analizzando i dati di navigazione del blog sono molti i referral e le parole chiave che provengono dal mondo del Systema russo e del Krav Maga. Il Krav Maga è anche uno dei principali temi trattati in diversi scambi di commenti che ho avuto con un cordiale lettore ed è soprattutto stato il focus della domanda “ma perché ce l’hai tanto con il Krav Maga?” che mi è stata posta con sincera curiosità dal vivo durante un recente open day.

Mentre il Systema russo dei movimenti da ubriaco e del no-contact fight di cui potete leggere qui per me rimanga sostanzialmente cacca, non sono così negativo sul Krav Maga, anzi. Quelle che seguono sono opinioni che emergono dalla mia esperienza, certamente non troppo approfondita ma nemmeno così superficiale come mi si potrebbe obiettare, e che per forza di cose tengono conto di quello che riscontro nel praticante medio di Krav Maga, considerato che certamente ci sono notevoli eccezioni sia in positivo che in negativo come in tutte le discipline e settori.

krav-maga-logo

Comincio dal dire che l’enorme frammentazione in quelle che si fanno chiamare “federazioni” ma che in realtà non sono altro che semplici associazioni sportive dilettantistiche (A.S.D.) crei grossa confusione su quello che è Krav Maga (di seguito KM) e quello che non lo è. Se il KM si limiti a ciò che il Maestro Lichtenfeld e alcuni suoi allievi codificarono, se invece bisogna partire da quello ed evolversi mettendo dentro altra roba mantenendone i principi* o se invece ancora basti praticare alcune discipline tradizionali (vedi Kali Escrima o Jiu Jitsu) eliminando le componenti “folkloristiche” filtrando le tecniche che non si adattano ai giorni nostri e allenandosi in pantaloni mimetici non è dato saperlo. Quello che invece percepisco è un business che alcune “scuole” sfruttano proponendo i famigerati corsi di formazione per istruttori in un fine settimana. In pratica vendono diplomini che valgono meno della carta su cui sono stampati a individui che nella migliore delle ipotesi lo metteranno in un cassetto e che invece nella peggiore useranno per tenere un corso in palestra, anche se ciò non è propriamente corretto in termini legali**.

La tendenza del momento, per quanto ho osservato, è quella di prendere le distanze da certe realtà cambiando il nome della scuola come in Combat KM, Commando KM, Real KM, Tactical KM, Urban KM, ecc… o addirittura eliminare KM dal nome, mantenendone altri elementi distintivi come il legame al mondo militare, i principi e alcuni drill. Mi capita spesso di pensare di trovarmi di fronte a del KM e poi scoprire che no, è “Combatives” o”Urban Survive” – ammetto la mia superficialità. A mio avviso hanno ottimi motivi entrambe le scuole di pensiero anche se condivido più il movimento del cambiamogli nome visto che alla fine il programma può diventare estremamente personalizzato da ricordare vagamente il KM di partenza. Oltre alle motivazioni etiche appena spiegate un altro motivo è certamente che il “marchio” KM stia perdendo appeal, un po’ per i cialtroni da weekend di cui sopra e un po’ perché sembra che ormai abbia saturato il mercato e si sa, per vendere bisogna differenziarsi in qualche aspetto.

Tutte queste però non sono responsabilità imputabili al KM, vittima di un mercato senza regole e di personaggi più furbi che onesti.

Cosa mi piace del Krav Maga

Sono molti i punti che apprezzo nel metodo KM e lo dico da subito, non sono esclusiva di questa arte marziale ops, chiedo scusa… volevo dire “sistema di combattimento” 🙂

diversoda

Per prima cosa apprezzo l’importanza data alla specializzazione: un coltello è diverso da un bastone, che è diverso da un palmstick che è diverso da un OC spray. Ogni strumento ha almeno una caratteristica fondamentale che lo differenzia dagli altri e non sempre si può improvvisare. Il kravmago lo sa e si allena per maneggiarli al meglio, magari partecipando a seminari tematici. Provate a dirlo ad un praticante di Kali medio, vi dirà che è tutto uguale, tutto universale. Stesso discorso per i vari scenari, non è pensabile ignorare ambienti poco illuminati o spazi stretti come anche stati psicofisici alterati se ci si vuole allenare per la difesa personale.

Altra caratteristica che mi piace è che il KM non si fa problemi a “rubare” da altre discipline, che sia una tecnica, una postura o un metodo di allenamento – non importa – se la cosa è valida allora il kravmago la ingloba. Chiaramente andrà adattata e qui c’è chi lo fa bene e chi lo fa male ma la cosa importante è non fossilizzarsi nei propri dogmi, la difesa personale non deve avere tradizioni ma solo ricerca e sperimentazione.

Ultima cosa che apprezzo, i gradi di anzianità non sono presi in considerazione per valutare la preparazione di un atleta, lo sono l’esperienza e le skill acquisite. Questo può sembrare un dettaglio di poco conto ma assume subito importanza quando uno si deve preparare per la difesa personale invece che per l’esame di cintura. Ciò che fa la differenza è quello che sai fare e come lo sai fare, non da quanto tempo lo fai.

Chissà se in futuro mi verrà in mente altro? Forse i miei milioni di lettori potranno aiutarmi fornendomi spunti nei commenti!

 

* non ricorda anche a voi la diatriba sul Jeet Kune Do?

** affinché un attestato sia valido per tenere un corso esso deve essere rilasciato da un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI, la qualifica deve essere inquadrata in settore e disciplina anch’essi riconosciuti e deve contenere un numero univoco che identifica l’istruttore all’interno del registro. Diversamente l’attestato diventa un pezzo di carta da culo agli occhi del comitato olimpico.

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Piccolo il Mondo /2

Caso #2

Tempo fa su Facebook mi fu notificato l’invito a cliccare mi piace sulla pagina di un corso di “Latosa Escrima Concepts” tenuto da un ragazzo proprio a un tiro di schioppo da me. Guardo la sua pagina e scopro che abbiamo addirittura delle frequentazioni in comune, tanto da avere una foto a cena insieme. Penso “figata, un gruppo di escrimadores con cui fare un po’ di scambi!” e chiamo il numero di cellulare trovato sulla pagina. Mi presento, gli dico che siamo un gruppo e che vorremmo allenarci con loro, lui si offre per delle lezioni retribuite (!!!) precedute da una introduzione gratuita in qualsiasi giorno, basta mettersi d’accordo. Penso subito che forse ha capito male, ma l’introduzione è gratis e non si può mai sapere, magari vale la pena. Mi dice che ha disponibilità il lunedi e il mercoledi successivi e ci accordiamo proprio per lunedi. Gli ripeto che siamo un gruppetto e gli dico che bastoni e protezioni per noi le abbiamo già, lui può portare le sue oppure usare le nostre senza problemi.

Lui: “Protezioni?”

Io: “Si, protezioni. Caschetto, guanti.. per combattere!”

Lui: “Ah ma io di solito i principianti non li faccio combattere.”

Io: “Ma noi non siamo principianti.”

Lui: “Scusa ma voi chi siete?”

E allora gli ripeto che siamo un gruppo – che mi ha invitato su facebook a mettere “mi piace” al suo corso – che vogliamo fare amicizia con altri gruppi – che per lunedi abbiamo già bastoni e protezioni per tutti.

Lui: “Eh ma lunedi non posso”

Io: “Ah. Facciamo mercoledi allora?”

Lui: “Te lo faccio sapere il prima possibile.”

Il giorno dopo mi contatta su facebook per dirmi che nemmeno mercoledi può, e nemmeno altri giorni successivi perché blablabla – non stiamo qui a raccontarlo – ma non può lasciare la palestra. Mi offro per venire noi da lui e mi dice che i suoi allievi sono principianti e non vuole confonderli. Capisco che è affetto da dissenteria da rattan e mollo la presa. Magari è un “group leader” che ha cominciato da poco e non si sente ancora in grado. Forse per proporre lezioni retribuite era un po’ presto, forse pensava di tirare su due soldi ma gli è andata male. In ogni caso ho cominciato a trollarlo sui social, guadagnandomi cancellazioni di post per divergenze di vedute, seguiti da ban permanente e damnatio memoriae.

Un anno e mezzo dopo mi contatta dicendo di apprezzare gli articoli che scrivo e chiedendomi consigli e opinioni sulla pratica, senza sapere chi io sia. Poteri dell’anonimato su internet, piccole soddisfazioni. Per di più questo è anche allievo del Sifu del Caso #1. Davvero piccolo il Mondo!

Il kukri

Questo articolo è stato precedentemente redatto per gli amici di escrima.it

Il kukri (o khukuri in lingua nepalese) è un coltello di grandi dimensioni, che possono variare dai 30 ai 60 cm di lunghezza, ha origini nepalesi ed è sempre stato usato, ieri quanto oggi, come strumento di lavoro.

Un tempo costruiti con materiali ferrosi recuperati, oggi sono forgiati in acciaio o lavorati dall’alluminio e presentano una lama monofilare posta sul lato concavo. Lo spessore è di 5-6 mm e la sua larghezza può variare dai 5 ai 12 cm; l’impugnatura è tradizionalmente realizzata in legno o avorio, per quelli di più recente produzione invece è in metallo o in materiale sintetico. La lama ricurva e il baricentro spostato piuttosto in avanti fanno in modo che l’arma causi lacerazioni molto importanti; un colpo ben assestato può arrivare a recidere facilmente un arto.

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copyright: traditionalfilipinoweapons.com

La storia di quest’arma ha avuto inizio con i Macedoni, popolo guidato da Alessandro Magno che grazie alle sue vittorie in Asia diffuse quest’arma in oriente, anche se in Uzbekistan pare siano state trovate armi simili prodotte già nell’Età del Bronzo.
Il più antico esemplare intatto rinvenuto di quest’arma lo si può osservare nel museo di armi a Katmandu. L’arma è appartenuta al Raja Drabya Shah, Re dei Gurkha, e per questo viene anche chiamata “Arma dei Gurkha”.

I primi occidentali a imbattersi in quest’arma furono i britannici, quando tra il 1814 e il 1816 invasero militarmente il Nepal. E proprio i sudditi di Sua Maestà decisero, dopo aver avuto riprova sul campo della sua efficacia, di istituire nei suoi Commonwealth dei battaglioni armati di kukri: fu così che in Nepal nacque la Brigata Gurkha.

Il Kukri divenne anche l’arma data in dotazione ad alcuni reparti indiani e canadesi nella Seconda Guerra Mondiale, mentre  in anni più recenti si hanno notizie di kukri usati nella guerra delle Malvinas (Falklands per gli Inglesi).

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soldati gurkha con i loro kukri cerimoniali

Tutt’oggi il kukri viene dato in dotazione alla polizia nepalese e filippina come normale dotazione di servizio ed è molto usato nelle produzioni cinematografiche e televisive, come per esempio il film Resident Evil o lo sceneggiato Sandokan, in quanto arma dal fascino esotico e dall’aspetto indubbiamente letale.

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Milla Jovovich sul set di Resident Evil impugna due kukri