Autore: martialskeptic

Con il coltello in tasca

Scrivo questo articolo per avere un riferimento rapido da mandare come risposta quando qualcuno afferma che in Italia si può andare in giro con un coltello in tasca purché la lama non ecceda la lunghezza di 4 dita.

Risposta breve: cazzate.

Risposta lunga: vediamo perché.

Intanto un elemento dovrebbe farci quanto meno suonare un campanello d’allarme: “le dita” non sono un’unità di misura che si possa portare in tribunale, una misura spannometrica che dovrebbe farci sentire già odore di bufala.

Alcune versioni infatti parlano di 4 cm di lunghezza, e già di questo se ne può parlare. Intanto da dove verrebbe questo limite? Se ne trova riscontro nell’articolo 80 del Regolamento per  l’esecuzione del T.U.L.P.S. (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) del 6 maggio 1940:

“Sono fra gli strumenti da punta e da taglio atti ad offendere, che non possono portarsi senza giustificato motivo a norma dell’art. 42 della Legge:

i coltelli e le forbici con lama eccedente in lunghezza i quattro centimetri; le roncole, i ronchetti, i rasoi, i punteruoli, le lesine, le scuri, i potaioli, le falci, i falcetti, gli scalpelli, i compassi, i chiodi e, in genere, gli strumenti da punta e da taglio indicati nel secondo comma dell’art. 45 del presente regolamento.

Non sono, tuttavia, da comprendersi fra detti strumenti:

a) i coltelli acuminati o con apice tagliente, la cui lama, pur eccedendo i quattro centimetri di lunghezza, non superi i centimetri sei, purché il manico non ecceda in lunghezza centimetri otto e, in spessore, millimetri nove per una sola lama e millimetri tre in più per ogni lama affiancata;

b) i coltelli e le forbici non acuminati o con apice non tagliente, la cui lama, pur eccedendo i quattro centimetri, non superi i dieci centimetri di lunghezza.”

Peccato che su tale legge, varata con Regio Decreto n. 635 nel 6 maggio 1940, prevalga la più recente legge 110/75 del 18 aprile 1975 il cui articolo 4 recita:

“Porto di armi od oggetti atti ad offendere.
Salve le autorizzazioni previste dal terzo comma dell’articolo 42 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, non possono essere portati, fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa, armi, mazze ferrate o bastoni ferrati, sfollagente, noccoliere, storditori elettrici e altri apparecchi analoghi in grado di erogare una elettrocuzione (1).
Senza giustificato motivo, non possono portarsi, fuori della propria abitazione o delle. appartenenze di essa, bastoni muniti di puntale acuminato, strumenti da punta o da taglio atti ad offendere, mazze, tubi, catene, fionde, bulloni, sfere metalliche, nonché qualsiasi altro strumento non considerato espressamente come arma da punta o da taglio, chiaramente utilizzabile, per le circostanze di tempo e di luogo, per l’offesa alla persona, gli strumenti di cui all’articolo 5, quarto comma, nonché i puntatori laser o oggetti con funzioni di puntatori laser, di classe pari o superiore a 3b, secondo le norme CEI EN 60825-1, CEI EN 60825-1/A11, CEI EN 60825-4 (1) […]”

Si legge abbastanza chiaramente come ciò che fa differenza non è più la lunghezza della lama ma il motivo per cui abbiamo questa lama al di fuori della nostra abitazione.

Posso quindi avere la giustificazione per portare come me un coltello tattico mentre faccio un’escursione in mezzo ai boschi mentre in metropolitana non potrò avere in tasca nemmeno il coltellino svizzero.

Detto questo, è importante tenere presenti due cose:

  1. Adesso non è che le dimensioni non contino più. Starà sempre alla valutazione dell’operatore che ci troverà il coltello addosso (o in macchina) se tale strumento ha le caratteristiche per poter essere utilizzato nel modo in cui noi stiamo giustificandone il porto. Non potremo insomma giustificare la presenza di un machete nell’abitacolo con la nostra frequenza al corso di intaglio su legno.
  2. C’è una differenza tra un coltello ed un pugnale. Mentre un coltello è definito dalla legge arma impropria, un pugnale invece è arma propria (art. 45 del T.U.L.P.S.) ed il suo porto è sempre vietato, tranne nei casi in cui questo sia concesso come arma d’ordinanza al pari delle pistole alla pubblica sicurezza. E’ importante saperlo perché mentre per avere un coltello in tasca senza giustificato motivo si rischia un arresto da 6 mesi a 2 anni e multa da 1’000 a 10’000 euro, per un porto abusivo di arma c’è l’arresto tra i 18 mesi e i 3 anni.

Running Amok

***DISCLAIMER***
Con il presente articolo non intendo proporre un’analisi socio-politica su ISIS ne sull’opportunità di armare la popolazione. Nemmeno aspettatevi di trovare consigli su quali tecniche impiegare in una situazione del genere: sarebbe come riflettere sullo stile di nuoto che meglio si adatta all’Atlantico mentre il Titanic inizia ad affondare.

london bridge

Le recenti tragedie hanno insegnato una cosa orribile ai cittadini europei: per fare terrorismo non servono necessariamente aeroplani, autobombe, piani complessi. Bastano un furgone, un paio di coltelli e chiaramente alcuni pazzi.

Come quelli che nell’Escrima chiamiamo “huramentado“, termine che deriva dallo spagnolo “juramentado” coniato nel 1876 dal Governatore Generale delle Filippine José Malcampo per indicare gli individui di etnia Moro provenienti da Mindanao che si rendevano protagonisti di attentati suicidi all’arma bianca.

Suicidi, si. Perché questi attentatori, come quelli di allora, non agiscono con un obiettivo preciso. Drammaticamente intendono andare avanti a ferire innocenti finché qualcuno non li abbatte.

E’ necessario prepararsi a questo scenario, gli attacchi si fanno sempre più frequenti ed è legittimo pensare che il trend prosegua in questo modo. E’ probabile che le nostre abitudini cambieranno e che qualche decreto di sicurezza verrà pensato, intanto è bene prepararsi. E allora cosa fare?

In casi come questi è importante ricordarsi che, di fronte ad una minaccia di coltello, le linee guida da tenere sono sempre:

1 – Scappa! Nascondersi sotto un tavolo o sdraiarsi per terra in questi casi non sono soluzioni consigliate.

2 – Tira oggetti. Un bicchiere, un posacenere, una cassetta di legno (come è successo a questo fornaio romeno a Londra) possono far guadagnare tempo e permetterti di fuggire.

3 – Armati di oggetti rinvenuti sul posto e usali a tuo vantaggio. Una sedia, uno zaino, un tavolino, l’ombrellone fuori da un locale sono tutti oggetti che possono essere usati per creare spazio tra te e l’aggressore, oppure per combattere.

4 – Combatti per uccidere. Non cercare disarmi da arti marziali o forme di immobilizzazione, devi abbattere l’aggressore e guadagnare la fuga.

Il cervello che rimbalza

Ho sentito spesso dire che a causare il famoso KO pugilistico tanto temuto anche in ambito difesa personale sia il fatto che per via di un violento colpo alla testa (un pugno per esempio) il cervello sobbalzi provocando un trauma al nostro sistema nervoso, mandandoci al tappeto. Mentre è vero che il cervello possa andare incontro in alcuni casi a compressioni, questo è molto difficile che avvenga solo attraverso un pugno: è infatti un trauma più frequente negli incidenti automobilistici, o che comunque riguardano i mezzi di trasporto, e nelle cadute. Si parla infatti di trauma cranico quando si ha una lesione del cervello che può essere lieve, moderata o grave. Ho detto difficile, non impossibile eh! Sta di fatto che raramente quando si va al tappeto questo succeda a causa di un trauma cranico. A cosa è dovuto allora nella maggior parte dei casi?

trigemino

crediti: Anatomia del Gray

Il più delle volte il responsabile è il nervo trigemino, chiamato così perché si divide in 3 rami principali: il ramo oftalmico, il ramo mascellare e il ramo mandibolare. E’ infatti la compressione di uno di questi nervi a causare quella sorta di blackout temporaneo e a indurci in uno stato che può variare dal lieve disorientamento allo svenimento. Ricordo bene che durante un match mi spensi per un istante a causa di un diretto ricevuto sulla fronte e credo che chiunque abbia fatto sport da combattimento abbia provato questa esperienza, quasi come se si rimanesse fulminati sul posto. Merita un cenno anche il trauma al timpano che può essere causato da un colpo o da un intenso rumore e che provoca forte dolore e vertigini: pur non trattandosi di un KO come quello menzionato prima la sostanza poi è quella.

Perché è importante saperlo?

Conoscere questi dettagli di anatomia ci può essere utile nella difesa personale perché la semplicità è l’essenza di una autodifesa efficace e sapere cosa proteggere ci aiuta appunto a semplificare. Rendersi conto che non esista una struttura che ci garantisca la copertura completa da ogni colpo sferratoci in una aggressione ci porta a valutare quali siano i punti più importanti da salvaguardare tenendo conto del relativo rischio.

L’esposizione del ramo oftalmico così come quella del ramo mandibolare e la relativa facilità di causarne la compressione e conseguente shock ci deve far pensare ad una struttura difensiva che ne garantisca la copertura, a discapito di altre aree “sacrificabili”, certamente non piacevoli ma la cui percussione non causi un immediato KO. Stesso discorso per la salvaguardia dei timpani.

Difendere tutto è quasi impossibile, meglio concentrarsi sulle cose importanti.

Il primo di marzo

Una notte fredda di 6 anni fa se ne andava un mio caro amico. Fu lui ad accendere in me la passione per le arti marziali e con lui mossi i primi passi, sperimentai e migliorai. Era anche un grande appassionato ed esperto di preparazione atletica e gli devo tanto. Da allora ogni primo di marzo dedichiamo l’allenamento a lui.

I semi che hai piantato sono diventati rigogliosi alberi da frutto e di questo ti sarò sempre grato. Ciao Mauro.

Krav Maga si Krav Maga no

Sento il bisogno di scrivere questo articolo dal momento che analizzando i dati di navigazione del blog sono molti i referral e le parole chiave che provengono dal mondo del Systema russo e del Krav Maga. Il Krav Maga è anche uno dei principali temi trattati in diversi scambi di commenti che ho avuto con un cordiale lettore ed è soprattutto stato il focus della domanda “ma perché ce l’hai tanto con il Krav Maga?” che mi è stata posta con sincera curiosità dal vivo durante un recente open day.

Mentre il Systema russo dei movimenti da ubriaco e del no-contact fight di cui potete leggere qui per me rimanga sostanzialmente cacca, non sono così negativo sul Krav Maga, anzi. Quelle che seguono sono opinioni che emergono dalla mia esperienza, certamente non troppo approfondita ma nemmeno così superficiale come mi si potrebbe obiettare, e che per forza di cose tengono conto di quello che riscontro nel praticante medio di Krav Maga, considerato che certamente ci sono notevoli eccezioni sia in positivo che in negativo come in tutte le discipline e settori.

krav-maga-logo

Comincio dal dire che l’enorme frammentazione in quelle che si fanno chiamare “federazioni” ma che in realtà non sono altro che semplici associazioni sportive dilettantistiche (A.S.D.) crei grossa confusione su quello che è Krav Maga (di seguito KM) e quello che non lo è. Se il KM si limiti a ciò che il Maestro Lichtenfeld e alcuni suoi allievi codificarono, se invece bisogna partire da quello ed evolversi mettendo dentro altra roba mantenendone i principi* o se invece ancora basti praticare alcune discipline tradizionali (vedi Kali Escrima o Jiu Jitsu) eliminando le componenti “folkloristiche” filtrando le tecniche che non si adattano ai giorni nostri e allenandosi in pantaloni mimetici non è dato saperlo. Quello che invece percepisco è un business che alcune “scuole” sfruttano proponendo i famigerati corsi di formazione per istruttori in un fine settimana. In pratica vendono diplomini che valgono meno della carta su cui sono stampati a individui che nella migliore delle ipotesi lo metteranno in un cassetto e che invece nella peggiore useranno per tenere un corso in palestra, anche se ciò non è propriamente corretto in termini legali**.

La tendenza del momento, per quanto ho osservato, è quella di prendere le distanze da certe realtà cambiando il nome della scuola come in Combat KM, Commando KM, Real KM, Tactical KM, Urban KM, ecc… o addirittura eliminare KM dal nome, mantenendone altri elementi distintivi come il legame al mondo militare, i principi e alcuni drill. Mi capita spesso di pensare di trovarmi di fronte a del KM e poi scoprire che no, è “Combatives” o”Urban Survive” – ammetto la mia superficialità. A mio avviso hanno ottimi motivi entrambe le scuole di pensiero anche se condivido più il movimento del cambiamogli nome visto che alla fine il programma può diventare estremamente personalizzato da ricordare vagamente il KM di partenza. Oltre alle motivazioni etiche appena spiegate un altro motivo è certamente che il “marchio” KM stia perdendo appeal, un po’ per i cialtroni da weekend di cui sopra e un po’ perché sembra che ormai abbia saturato il mercato e si sa, per vendere bisogna differenziarsi in qualche aspetto.

Tutte queste però non sono responsabilità imputabili al KM, vittima di un mercato senza regole e di personaggi più furbi che onesti.

Cosa mi piace del Krav Maga

Sono molti i punti che apprezzo nel metodo KM e lo dico da subito, non sono esclusiva di questa arte marziale ops, chiedo scusa… volevo dire “sistema di combattimento” 🙂

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Per prima cosa apprezzo l’importanza data alla specializzazione: un coltello è diverso da un bastone, che è diverso da un palmstick che è diverso da un OC spray. Ogni strumento ha almeno una caratteristica fondamentale che lo differenzia dagli altri e non sempre si può improvvisare. Il kravmago lo sa e si allena per maneggiarli al meglio, magari partecipando a seminari tematici. Provate a dirlo ad un praticante di Kali medio, vi dirà che è tutto uguale, tutto universale. Stesso discorso per i vari scenari, non è pensabile ignorare ambienti poco illuminati o spazi stretti come anche stati psicofisici alterati se ci si vuole allenare per la difesa personale.

Altra caratteristica che mi piace è che il KM non si fa problemi a “rubare” da altre discipline, che sia una tecnica, una postura o un metodo di allenamento – non importa – se la cosa è valida allora il kravmago la ingloba. Chiaramente andrà adattata e qui c’è chi lo fa bene e chi lo fa male ma la cosa importante è non fossilizzarsi nei propri dogmi, la difesa personale non deve avere tradizioni ma solo ricerca e sperimentazione.

Ultima cosa che apprezzo, i gradi di anzianità non sono presi in considerazione per valutare la preparazione di un atleta, lo sono l’esperienza e le skill acquisite. Questo può sembrare un dettaglio di poco conto ma assume subito importanza quando uno si deve preparare per la difesa personale invece che per l’esame di cintura. Ciò che fa la differenza è quello che sai fare e come lo sai fare, non da quanto tempo lo fai.

Chissà se in futuro mi verrà in mente altro? Forse i miei milioni di lettori potranno aiutarmi fornendomi spunti nei commenti!

 

* non ricorda anche a voi la diatriba sul Jeet Kune Do?

** affinché un attestato sia valido per tenere un corso esso deve essere rilasciato da un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI, la qualifica deve essere inquadrata in settore e disciplina anch’essi riconosciuti e deve contenere un numero univoco che identifica l’istruttore all’interno del registro. Diversamente l’attestato diventa un pezzo di carta da culo agli occhi del comitato olimpico.

Piccolo il Mondo /2

Caso #2

Tempo fa su Facebook mi fu notificato l’invito a cliccare mi piace sulla pagina di un corso di “Latosa Escrima Concepts” tenuto da un ragazzo proprio a un tiro di schioppo da me. Guardo la sua pagina e scopro che abbiamo addirittura delle frequentazioni in comune, tanto da avere una foto a cena insieme. Penso “figata, un gruppo di escrimadores con cui fare un po’ di scambi!” e chiamo il numero di cellulare trovato sulla pagina. Mi presento, gli dico che siamo un gruppo e che vorremmo allenarci con loro, lui si offre per delle lezioni retribuite (!!!) precedute da una introduzione gratuita in qualsiasi giorno, basta mettersi d’accordo. Penso subito che forse ha capito male, ma l’introduzione è gratis e non si può mai sapere, magari vale la pena. Mi dice che ha disponibilità il lunedi e il mercoledi successivi e ci accordiamo proprio per lunedi. Gli ripeto che siamo un gruppetto e gli dico che bastoni e protezioni per noi le abbiamo già, lui può portare le sue oppure usare le nostre senza problemi.

Lui: “Protezioni?”

Io: “Si, protezioni. Caschetto, guanti.. per combattere!”

Lui: “Ah ma io di solito i principianti non li faccio combattere.”

Io: “Ma noi non siamo principianti.”

Lui: “Scusa ma voi chi siete?”

E allora gli ripeto che siamo un gruppo – che mi ha invitato su facebook a mettere “mi piace” al suo corso – che vogliamo fare amicizia con altri gruppi – che per lunedi abbiamo già bastoni e protezioni per tutti.

Lui: “Eh ma lunedi non posso”

Io: “Ah. Facciamo mercoledi allora?”

Lui: “Te lo faccio sapere il prima possibile.”

Il giorno dopo mi contatta su facebook per dirmi che nemmeno mercoledi può, e nemmeno altri giorni successivi perché blablabla – non stiamo qui a raccontarlo – ma non può lasciare la palestra. Mi offro per venire noi da lui e mi dice che i suoi allievi sono principianti e non vuole confonderli. Capisco che è affetto da dissenteria da rattan e mollo la presa. Magari è un “group leader” che ha cominciato da poco e non si sente ancora in grado. Forse per proporre lezioni retribuite era un po’ presto, forse pensava di tirare su due soldi ma gli è andata male. In ogni caso ho cominciato a trollarlo sui social, guadagnandomi cancellazioni di post per divergenze di vedute, seguiti da ban permanente e damnatio memoriae.

Un anno e mezzo dopo mi contatta dicendo di apprezzare gli articoli che scrivo e chiedendomi consigli e opinioni sulla pratica, senza sapere chi io sia. Poteri dell’anonimato su internet, piccole soddisfazioni. Per di più questo è anche allievo del Sifu del Caso #1. Davvero piccolo il Mondo!

Il kukri

Questo articolo è stato precedentemente redatto per gli amici di escrima.it

Il kukri (o khukuri in lingua nepalese) è un coltello di grandi dimensioni, che possono variare dai 30 ai 60 cm di lunghezza, ha origini nepalesi ed è sempre stato usato, ieri quanto oggi, come strumento di lavoro.

Un tempo costruiti con materiali ferrosi recuperati, oggi sono forgiati in acciaio o lavorati dall’alluminio e presentano una lama monofilare posta sul lato concavo. Lo spessore è di 5-6 mm e la sua larghezza può variare dai 5 ai 12 cm; l’impugnatura è tradizionalmente realizzata in legno o avorio, per quelli di più recente produzione invece è in metallo o in materiale sintetico. La lama ricurva e il baricentro spostato piuttosto in avanti fanno in modo che l’arma causi lacerazioni molto importanti; un colpo ben assestato può arrivare a recidere facilmente un arto.

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copyright: traditionalfilipinoweapons.com

La storia di quest’arma ha avuto inizio con i Macedoni, popolo guidato da Alessandro Magno che grazie alle sue vittorie in Asia diffuse quest’arma in oriente, anche se in Uzbekistan pare siano state trovate armi simili prodotte già nell’Età del Bronzo.
Il più antico esemplare intatto rinvenuto di quest’arma lo si può osservare nel museo di armi a Katmandu. L’arma è appartenuta al Raja Drabya Shah, Re dei Gurkha, e per questo viene anche chiamata “Arma dei Gurkha”.

I primi occidentali a imbattersi in quest’arma furono i britannici, quando tra il 1814 e il 1816 invasero militarmente il Nepal. E proprio i sudditi di Sua Maestà decisero, dopo aver avuto riprova sul campo della sua efficacia, di istituire nei suoi Commonwealth dei battaglioni armati di kukri: fu così che in Nepal nacque la Brigata Gurkha.

Il Kukri divenne anche l’arma data in dotazione ad alcuni reparti indiani e canadesi nella Seconda Guerra Mondiale, mentre  in anni più recenti si hanno notizie di kukri usati nella guerra delle Malvinas (Falklands per gli Inglesi).

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soldati gurkha con i loro kukri cerimoniali

Tutt’oggi il kukri viene dato in dotazione alla polizia nepalese e filippina come normale dotazione di servizio ed è molto usato nelle produzioni cinematografiche e televisive, come per esempio il film Resident Evil o lo sceneggiato Sandokan, in quanto arma dal fascino esotico e dall’aspetto indubbiamente letale.

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Milla Jovovich sul set di Resident Evil impugna due kukri

Estilo de Larga Mano

Questo articolo è stato originariamente redatto per gli amici di escrima.it

Larga Mano, indicato anche come largamano o largo mano, è uno stile di combattimento la cui origine è storicamente localizzata in Luzon e in parte delle Visayas. Per molti si traduce semplicemente in andare a colpire la mano o il braccio armati per neutralizzare la minaccia portata dal mio avversario ma in realtà questo stile è molto di più.

Esso si fonda su un importante principio schermistico, quello che rimanendo fuori dalla portata del mio avversario questi non mi potrà colpire e per rendere possibile questo è necessario possedere ottime doti di lettura delle distanze, gioco di gambe e stretching. Ci aggiungerei anche una buona dose di nervi, ma forse questo vale un po’ per tutte le condizioni.

Gli arti, specialmente quelli armati, diventano bersagli privilegiati in quanto, se le distanze vengono correttamente rispettate da entrambi gli escrimadores, non è possibile raggiungere bersagli più importanti.

Questo stile è caratterizzato dalla costante evasione dal ferro avversario con cui non si deve avere contatto nemmeno per bloccare o parare, ogni colpo o taglio sono quindi diretti alla carne. L’obiettivo è quello di far pagare all’avversario ogni suo tentativo di colpirci, in modo che anche se non riusciamo a raggiungere bersagli “pregiati” questi non sia comunque in grado di continuare con la sua minaccia.

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Il Maestro Giron mentre esegue un passaggio in larga mano

Larga mano nasce fra la gente comune in contrapposizione al vecchio stile, che richiede un addestramento intenso alla portata soltanto di chi non è costretto a lavorare molte ore nei campi. E’ infatti uno stile composto da poche tecniche e qualche concetto e le cui basi sono assimilabili in poco tempo, portando però con la pratica costante ad un sistema raffinato e molto efficace.

Fondamentale importanza viene data al gioco di gambe e alla capacità di distentersi per poter uscire dalla traiettoria dell’avversario e raggiungerlo in relativa sicurezza. Solitamente i fondamentali vengono allenati con bastoni lunghi almeno 80 cm, ma è possibile utilizzare larga mano anche con armi più corte come ad esempio i coltelli.

Un esercizio molto usato per imparare il gioco di gambe è il coconut, dove l’avversario attacca con una successione di cincoteros a cui si risponde in follow sul braccio senza mai muovere il piede corrispondente alla mano armata (il piede avanzato), utilizzando solo l’altro piede per uscire dalla traiettoria avversaria. In questo modo si prende confidenza con la triangolazione di gambe e con il timing necessario per difendersi con successo in larga mano.

Curiosità

Il libro Bruce Lee: Fighting Spirit di Bruce Thomas riporta un aneddoto riguardo la realizzazione del film Game of Death, in particolare delle scene di combattimento con Dan Inosanto. Inosanto stesso racconta:

“Rimasi sbalordito quando [Bruce Lee, NdR] un giorno afferrò i bastoni e mi disse: «Ok, ora ti mostro quello che vorrei fare». Lo osservai attentamente e mi resi conto che, senza una conoscenza precedente o un allenamento specifico, aveva ricostruito uno stile di Escrima che non poteva neanche sapere esistesse. Ero scioccato, ed esclamai: «Ehi, ma questo è Larga Mano». Bruce rispose: «Non so come lo chiami tu, ma questo è il mio metodo».”

Il mercato marziale /5

Quinto appuntamento col podcast di youtube!

13 – Stop PantomHEMA

La premessa è “oggi trattiamo uno dei drammi fondamentali della scherma storica e in generale delle arti marziali: la pantomima” e ci prende in pieno. Parla di geometria, tempo, distanza, preparazione atletica e “scacchiera mentale” dello schermidore, ma potrebbe essere anche un escrimador o un marzialista qualsiasi e la cosa rimarrebbe comunque vera. Cose che sono banalità in una qualsiasi sala di sport da combattimento diventano merce rara nelle più “elevate” arti marziali tradizionali. Bravo!

14 – Lock and Block or How to Disarm 

Quella che nel Serrada Escrima è chiamata “picking” è un’arte per escrimadores navigati, e il Maestro Ron Saturno è sicuramente uno di questi. Nel video viene illustrato il perché sia necessario sviluppare un’ottima visione periferica mentre invece sia deleterio seguire le mani. Questo è uno dei motivi per cui risulta estremamente difficile intrappolare gli arti ed eseguire un disarmo ad un combattente esperto.

15 – Guru Stevan Plinck – Sera Knife Compilation Video

Ho studiato Silat regolarmente per un paio d’anni per crescita personale e per seguire l’insegnamento di Sun Tzu “conosci il tuo nemico”, ma questo non fa di me assolutamente un esperto e ammetto candidamente che non è il mio pane. In ogni caso non era questo lo stile, di cui il Guru Stevan Plinck protagonista del video, è riconosciuto come uno dei maggiori esponenti mondiali. Ho però abbastanza esperienza nella scherma di coltello da valutare pericolosa l’azione mostrata dal minuto 0:34 in cui il Maestro subisce un affondo alla bocca dello stomaco la cui criticità è aumentata dalla spazzata con relativo sbilanciamento del peso dell’avversario in avanti. Un errore del genere fatto spiegando la tecnica agli allievi è più che comprensibile, può succedere a chiunque. Sono portato a pensare che lo stesso Maestro abbia fatto notare l’errore ai presenti, spiegando come un piccolo errore di timing possa portare a conseguenze gravi. Non mi spiego invece perché questa sequenza sia finita in un video promo e avrei chiesto spiegazioni direttamente a chi l’ha caricato se non fosse per il fatto che i commenti al video sono disabilitati.

Tuttavia questo video mi serve per illustrare la differenza di approccio tra Silat ed Escrima, senza voler per questo esprimere un giudizio qualitativo sull’uno o sull’altro. Per i motivi illustrati prima dal Maestro Saturno riguardo al picking, nell’Escrima (in realtà non in tutte le tradizioni giunte a noi, ma almeno in quelle tramandate dai Maestri di Stockton) si tende ad utilizzare un footwork evasivo di tipo escapo e quindi a dare più importanza nell’andare offline rispetto a una meno vantaggiosa, dal nostro punto di vista, ricerca del controllo sul braccio armato dell’avversario o in una destabilizzazione della sua struttura prima di aver raggiunto una posizione di vantaggio, rimanendo quindi inline.

The Greatest


Credits: AtlantaBlackStar

Fresco del dolore per la sua scomparsa voglio ricordare Muhammad Ali esattamente così come l’ho visto per la prima volta.

Ad Atlanta nel 1996, a sorpresa, uscì dall’ombra e accese il Braciere Olimpico. Non sapevo chi fosse, mio padre disse “è Muhammad Ali”, pensai dovesse essere un grande sportivo ma mi sbagliavo. Era il più grande di sempre, The Greatest of All Time.

Che la terra ti sia lieve.