Arte Marziale

Dildo Fighting

Sono sempre stato uno a cui le cose bisogna insegnarle per gradi. La bicicletta prima con le rotelle e poi senza, il nuoto prima con la tavoletta e poi senza, e decine di altre cose alla stessa maniera. Non mi sono mai sentito il genio della situazione e bruciare le tappe non è mai stato il mio forte.

Arriva però il momento in cui le cose si fanno più serie. Se fai le cose con passione non puoi rimanere per sempre a livello dei principianti,  il salto lo devi fare. Negli sport in genere funziona così, e lo Stick Fighting non fa eccezione.

Qualsiasi sia l’Arte Marziale da cui derivi il metodo con cui ci si allena, grossomodo sono previsti drill che abituano all’utilizzo dell’attrezzo di gara (il bastone) e che abituano alla gestione dell’area di gara (prato,  tatami o gabbia che siano), ginnastica per migliorare il gesto atletico, quindi lo sparring per provare a mettere tutto insieme. Questo per quanto riguarda l’allenamento di chi si prepara per un vero e proprio Sport da Combattimento. Spesso invece gli interessati a gare di Stick Fighting sono praticanti di Arti Marziali che fanno uso di armi (penso al Kobudo o all’Escrima), quindi in qualche modo necessitano di “tararsi” sullo sport, ma in genere non è un grosso problema.

Ciò che hanno in comune i due approcci è il bastone (ma va!). I puristi utilizzano il rattan, i più attenti al portafogli il polimero. Si procede così lungo tutta una serie di esercizi, in singolo o a coppie, con la seguente configurazione:

Attrezzo: rattan stick
Protezioni: nessuna

Arriva poi il momento dello sparring e logicamente andiamo ad apportare una modifica alla nostra configurazione, adottando le seguenti protezioni “standard”:

– guantoni (perché con le mani ci dobbiamo lavorare)
– caschetto (perché il dentista costa e il becchino pure)
– conchiglia per gli uomini, paraseni per le donne (il perché è ovvio)

La nuova configurazione diventa la seguente:

Attrezzo: rattan stick
Protezioni: standard

E si comincia. Si prova a fare quello che si è appreso nello studio e – maledizione! – arrivano le botte. Fa parte del gioco, siamo qui apposta.

Qualche fenomeno però non deve aver pensato la stessa cosa e in un momento di particolare ispirazione ha inventato l’oggetto che ha rivoluzionato la pratica di questo sport: il padded stick.

paddedsticks

 

Il padded stick (conosciuto dai suoi detrattori come il “dildo”) consiste in un involucro più o meno morbido contenente un’anima più o meno flessibile. Si va dai tubi in PVC ricoperti di materassina a veri e propri frustini da cavallo avvolti nella gommapiuma. Problema risolto, penserà qualcuno. La nuova configurazione di sparring sarà quindi:

Attrezzo: padded stick
Protezioni: standard

Peccato che il padded è un attrezzo estremamente diverso dal rattan stick, con cui condivide solamente la lunghezza. Il padded assorbe i colpi, flette, non spaventa, non blocca e non devia e non fa niente di quello che farebbe un bastone vero. Questa configurazione è utilizzata in molte organizzazioni di Stick Fighting, spesso come unica soluzione da torneo. Il risultato sono scuole dove si fanno drill con il rattan e poi si combatte con il cazzobastone di gomma. Che è un po’ come allenarsi nel nuoto a stile libero e poi competere nel dorso usando i braccioli gonfiabili.

Che io sappia, le uniche organizzazioni che in Italia utilizzano bastoni in rattan o in polimero per i loro combattimenti, senza fare ricorso ad armature complete ed utilizzando solamente le protezioni standard, sono i Black Sheep, i Dog Brothers e la ETFI. Ce ne sono sicuramente delle altre più o meno piccole che io non conosco, come ci sono sicuramente dei ragazzi e delle ragazze che tirano per conto loro senza avere a che fare con l’una o l’altra organizzazione, ma quello che voglio dire è che in Italia non è la norma.

Perché da noi è così difficile vedere questo?

E si tratta di principianti al primo anno di pratica, non di assassini ninja professionisti. Ad Amburgo forse il bastone non fa male? Certo, se cerchiamo “stick fighting italia” su youtube qualche video viene fuori. Video di gente che apparentemente tira col rattan addirittura senza protezione. Si, apparentemente. Perché in realtà si sta solo esibendo davanti ad una videocamera, il principiante forse rimarrà colpito ma all’occhio esperto certe cose non sfuggono.

Ogni volta che mi capita sotto agli occhi  una locandina di qualche gara di combattimento armato leggo “stick fighting”, “vale tudo”, “mma”, “real combat” con associate foto di gente cattiva che mostra i muscoli. Roba che solo a guardarla ti fa paura, pensi “questi sono tutti killer, sarò all’altezza?” e invece poi chiedi info sul regolamento ed è sempre la solita storia: “usiamo il padded”, “è live stick ma con armatura e non si può colpire di pugno”, “non si può portare a terra”, “fermiamo ad ogni contatto”, ecc.

Il punto non è che secondo me ci si deve per forza fare del male, è che stiamo parlando di combattimento sportivo armato. Il dolore fa parte della formazione, fa parte del gioco. Il 90% dei concetti che si studiano servono proprio ad imparare ad assorbire i colpi, a smorzarli o a evitarli. Col bastone di gomma tutto questo perde significato, diventa uno sport completamente diverso.

Il padded stick può andar bene ai ragazzini e ai principianti che per questioni di tempo non hanno ancora imparato le basi del combattimento oppure per provare tecniche in palestra senza rimediare sempre dei lividi, ma è inconcepibile per me che si arrivi a 30 o 40 anni di età e con più di 15 anni di esperienza nello Stick Fighting a combattere ancora con il frustino. Almeno non chiamatelo Stick Fighting!!!

Il famoso salto di qualità prima o poi bisogna farlo. Altrimenti si rimane solo dei dildo fighter.

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Il Mercato Marziale /2

Continua la raccolta di video che hanno attirato la mia curiosità tra quelli che mi propone quotidianamente youtube.

4 – This is Kapap

Da una rapida ricerca su google, Kapap è l’acronimo di “Krav Panim el Panim” che in ebraico significa “combattimento faccia a faccia” ed è un sistema di difesa personale le cui tecniche di combattimento derivano da:

… UNA COMBINAZIONE DI PARECCHI STILI DI LOTTA QUALE BOXE, THAI BOXE, JUDO, JU JITSU,  COMBATTIMENTO CON IL COLTELLO, GLI STICKS …

Dal sito in cui ho trovato le precedenti informazioni copioincollo anche:

IL KAPAP® NON È NÉ UNO SPORT NÈ VI È CONTEMPLATO L’AGONISMO; NON È NEMMENO UN’ARTE MARZIALE.
IL KAPAP® È UNO METODO COMPLETO PER INTENDERE LA DIFESA PERSONALE.
IL GUERRIERO DI KAPAP® È UNA MACCHINA DA COMBATTIMENTO VELOCE, PRECISA E MORTALE.
IL KAPAP® È SEMPLICE NELL’APPRENDIMENTO E SI ADATTA A TUTTI: BAMBINI, ADOLESCENTI, ADULTI, E NELLA COPLETEZZA DEI SUOI PROGRAMMI è LA PREPARAZIONE PER ECCELLENZA DI POLIZIOTTI, SOLDATI, SECURITY MAN E BODYGUARDS.

(nella mia testa in questo momento)

Che è come promettere un aldilà denso di fregna se ammazzi qualche infedele: quando scopri di essere stato gabbato ormai è troppo tardi. Secondo il sito, questo sistema si è reso necessario perchè:

 … LE ARTI MARZIALI TRADIZIONALI INSEGNAVANO E INSEGNANO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE LA “VIA DELLA COMPETIZIONE” E LA DIFESA PERSONALE ERA SOLO UN SURROGATO DEI KATA.

Lasciando perdere il fatto che ormai pare che Arte Marziale tradizionale e Giappone siano sinonimi, non ho capito perché per i KAPAP®pari le AM e gli SDC prima siano buone e poi qualche riga dopo diventino inadeguate. In ogni caso non ci ho trovato grosse differenze con il Krav Maga, a prima vista.

5 – Quattrocchi San Michele Sicilian knife fighting System

Questo dev’essere un compatriota e, da quello che si evince dai commenti al video, pare che abbia addirittura scritto un libro. Comunque a me sembra un po’ di Kali fatto male, alla solita maniera in cui l’allievo porta un attacco e rimane immobile e il maestro fa settordici movimenti ballandogli intorno. Mi fa sorridere la tecnica mostrata dal minuto 1:06: prima la fa vedere al rallentatore (due volte, per essere sicuro che l’abbiamo capita bene) e poi a 1:46 la esegue a velocità normale e fa una roba diversa. Se ne accorge, lo ammette, la ripete al rallentatore e poi basta – cambia tecnica.

La chicca comunque rimane il commento di un utente su youtube:

“I am from Sicily! Viri ká dúaku naffidduliamu ki líakkasapuni. Siddu fá viriri u cútiaddu píiddisti. – Cieco e silenzioso.”

6 – Karambit- tomahawks and open hand combat

Il signore in questione non lo conosco e non ho trovato informazioni riguardo al suo background sul sito personale. Ad ogni modo, credo che faccia Kali e Silat perché nel video vedo numerose applicazioni delle due Arti. Bisogna riconoscere che si muove con molta fluidità e che riesce ad essere molto spettacolare, ma bisogna anche tenere conto che i suoi seminari sono rivolti ad artisti marziali in genere e non a stuntman di Hollywood: un simile approccio verso il coltello è pericoloso e porta gli allievi a sottovalutare il pericolo di un’arma del genere. Nel video da una veloce visione posso far notare:

0:08 – disarma con l’avambraccio, senza avere reale controllo sul coltello
0:14 – si fa la barba col coltello avversario
0:17 – proseguendo disarma e colpisce impugnando il coltello dalla lama
0:40 – disarma impugnando la lama
0:52 – disarma col tricipite
1:12 – disarmo non riuscito, ciò nonostante se ne sbatte e continua la sua tecnica ma il partner potrebbe colpire l’addome numerose volte

Di mio non sono un cultore dei disarmi, li trovo più deleteri che funzionali. Trovo però che questi siano particolarmente fantasiosi.

Espada y Daga

Un approccio che molti praticanti di FMA hanno nei confronti dell’escrima è quello della totale intercambiabilità delle tecniche, qualsiasi sia l’arma e la situazione in corso. Questo tipo di approccio è talmente radicato che addirittura nella pratica in palestra non si distingue più un bastone da una lama, maneggiando l’olisi come se fosse un machete o il machete come se fosse un olisi. Ho quindi preso parte ad allenamenti in cui si esegue il classico sinawali avendo cura di colpire come se avessi una lama in mano – rimanendo però a una distanza tale da riuscire a contare i peli del naso al mio partner, oppure il solito hubud a mani nude dove a un certo punto si estrae il coltello e si continua ad effettuare lo stesso identico lavoro come se niente fosse. A questo tipo di approccio si aggiunge anche il lavoro di espada y daga, spesso mutuato dal semplice lavoro col bastone (ricordo, bastone = spada) a cui si affianca un coltello senza praticamente apportare modifiche concettuali alla pratica in atto. Eppure per molti escrimadores espada y daga rappresenta la massima espressione dell’Arte.

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In foto vediamo due escrimadores anziani con nella mano destra un bastone che posso pensare sia lungo tra gli 80 e i 90 cm e un bastone più corto nella mano sinistra. Stanno chiaramente facendo espada y daga, durante un allenamento o un’esibizione. Bella foto in bianco e nero, posa molto suggestiva. Immaginiamoceli ora però con in mano una vera spada e una vera daga.

Unghie sulla lavagna.

Quello che ho imparato nella pratica di Escrima De Campo è che non importa chi tu abbia davanti, se un esperto o un principiante: a quella distanza vieni colpito. Una distanza che possiamo ragionevolmente definire di sicurezza è composta dalla lunghezza del braccio armato disteso più un passo. Entro questa distanza possiamo essere colpiti, è logica geometrica.

Angel Cabales diceva a proposito della daga: “Essa è una donna, che porta il suo uomo (espada) a uccidere. Una donna non può battere un uomo senza le sue astuzie femminili. Essa seduce, attira e quindi fa scattare la sua trappola. Questo è il modo in cui la daga dovrebbe essere usata. La daga è per attirare l’attenzione, mistificare, preoccupare un uomo. Mentre passi il tuo tempo con essa (la daga), il suo uomo (espada) è geloso e vuole farti del male. Questo è l’uso corretto della daga. Io vedo persone che semplicemente mandano la loro donna (daga) allo scoperto, senza preoccuparsi della sua sicurezza o del suo uso corretto. Essa non è uno straccio o una scopa.”

GM Cabales parlava di un raffinato stile di combattimento, in cui l’inganno e l’intelligenza giocano un ruolo importantissimo. Non parlava di trapping. E allora perché si vede questo?

espadaydaga2

Nell’immagine sopra, oltre a un bizzarro modo di tenere il coltello in mano, si può notare la follia che consegue a non rispettare le adeguate distanze schermistiche. E’ chiaro che si tratti di un drill, ma a che pro lo si studia? Per avere familiarità con una distanza sbagliata? Che si tratti di espada y daga o di olisi y daga, quella distanza è un suicidio.

Quello che mi chiedo è come mai i Maestri di vecchia generazione della scuola tradizionale (la cui eredità vive nei loro allievi) insegnavano un certo approccio mentre ora fioriscono scuole di Maestri filippini che ne insegnano uno completamente diverso? Con tutto rispetto, dubito fortemente che una tale didattica porti a risultati diversi dall’essere bucati e tagliati.

Ripeto, per molti escrimadores espada y daga rappresenta la massima espressione dell’Arte. Com’è possibile che in molti credano che questa si riduca a ciò che si vede in giro?

Sapere di non sapere

Lo scorso fine settimana ho partecipato al Juramentado Day di Roma, un incontro della durata di tre giorni in cui ho avuto l’occasione di rivedere vecchi amici e di conoscerne di nuovi e il cui tema era principalmente la difesa da aggressione con coltello. Juramentados è il termine alternativo con cui sono conosciuti gli amok runner, persone che per un motivo o per l’altro sbroccano e cercano di uccidere quante più vittime capitano loro a tiro, e lo scenario preso in esame durante il seminario era proprio quello in cui un aggressore è determinato ad uccidere anche a costo della propria vita.

Un incubo.

Mi sono presentato con le mie convinzioni e la mia esperienza, sapendo che non sarebbe stato facile riuscire a portare a casa la pellaccia nelle simulazioni, convinto però di avere più di qualche freccia al mio arco. Mi sbagliavo di grosso.

juramentado

Mi sono affacciato da poco al mondo della difesa personale, non che prima fossi insensibile al tema ma solo negli ultimi mesi mi sono messo sotto a studiarla veramente. Prima vivevo nella convinzione che, visti i risultati raggiunti nei tornei di scherma di coltello e l’impegno speso in palestra, un ipotetico aggressore non avrebbe avuto vita facile contro di me. Nell’esperienza di Roma sono entrato in contatto con una realtà ben diversa, senza punti di riferimento predefiniti e senza spazio per le incertezze.

L’approccio che la maggior parte dei corsi o seminari propongono riguarda soprattutto l’utilizzo di tecniche codificate derivate da questa o quell’altra disciplina di combattimento, in genere senza tenere conto del background degli allievi, delle loro caratteristiche e delle loro capacità atletiche. Quello che ho scoperto in questo seminario invece, e che mi ha colpito profondamente, è stato l’approccio rivolto per lo più all’analisi delle situazioni e allo studio delle strategie e dei concetti relativi a quella tipologia specifica di aggressione. Ho sentito dire spesso che contro il coltello si ha una sola chance a disposizione, ma non avevo mai capito appieno l’importanza di questo concetto finché non mi sono trovato immerso nella realtà.

E la realtà è che non è vero, come sostengono molti, che il coltello bisogna saperlo usare per costituire una reale minaccia.

Torno a casa ricco di elementi nuovi su cui lavorare, ora so cosa devo allenare e so qual è il grado di precisione che devo raggiungere affinché la mia reazione possa concedermi quel cinque percento di probabilità di sopravvivere ad una aggressione armata.

Ringrazio tutti i partecipanti al Juramentado Day perché è anche merito loro se adesso mi trovo nella condizione di “sapere di non sapere”, come diceva Socrate. Condizione in cui qualunque marzialista vorrebbe trovarsi perché niente è peggio del credersi esperti quando invece si è solo profondamente ignoranti. C’é sempre qualcosa da imparare, ma se non si esce mai dal proprio giardino è impossibile fare esperienza.

E’ come il Jiujitsu!

Da un paio d’anni frequento un corso intensivo di Silat, non siamo tantissimi e ancora meno quelli che ci sono fin dal primo giorno. Negli ultimi mesi sì è aggiunto un uomo sulla quarantina, con cui il sottoscritto è partito con il piede giusto presentandosi con una figura di merda colossale.

Amen.

Il tizio, che da ora in poi sarà Tizio, pratica Jiujitsu tradizionale ed è cintura nera con qualche Dan. A fine allenamento mi sente mentre parlo con un compagno di come Guru Famoso continui a vendere disarmi ai suoi allievi, quindi interviene meravigliato dal fatto che deridessimo i disarmatori. Allora discutiamo di tecniche, di secondo me, di se e di ma, di Kotegaeshi e di leve e rotture articolari, finché non decido di fare da cavia. Prima lui mi mostra i suoi disarmi, ed in effetti è molto bravo. Tizio si trattiene nell’esecuzione delle tecniche ma mi rendo lo stesso conto che sa quello che sta facendo, mi controlla in tutto e per tutto portandomi fino a terra e rendendosi potenzialmente in grado di disarmarmi da un’eventuale coltello. Io però ho fatto il manichino, decido allora di infilarmi un guantone da Boxe e di invitarlo a provare ad afferrarmi il braccio e a farmi le stesse cose che mi ha fatto prima, mentre io però avrei cercato di colpirlo con contatto leggerissimo. Tizio sembrava un pesce fuor d’acqua, non sapeva da che parte cominciare. La cosa si è conclusa con la constatazione che, in effetti, non è così facile afferrare il braccio di uno che cerca di colpirti. Dopodiché le domande amichevoli standard, in ordine sparso: da quanto fai Jiujitsu, chi è il tuo Maestro, cosa fate, come mai ti interessa il Silat e via discorrendo. Scopro con sorpresa che il suo Maestro viene dal Karate, che ha fatto qualche stage di Kali e che ha un amico che ha fatto Kobudo.

Karate, Kali e Kobudo. Vedo un sacco di K, ma niente Jiujitsu. Come fai a dire di essere una cintura nera di Jiujitsu se nemmeno il tuo Maestro lo ha mai praticato? Comincio a credere che “Jiujitsu” sia solo un termine-ombrello per definire un’attività che si fa in palestra, vestiti col kimono e in cui le tecniche hanno nomi giapponesi. Non importa poi da dove arrivino.

Anni fa mi allenai per pochi mesi con un Maestro di Jiujitsu, che però faceva Kali e lo spacciava per Kobudo di Okinawa. Credo che fosse in buona fede, a me comunque serviva fare esperienza e tirare con gente nuova e quindi non contestai mai niente. Fino a che un giorno non vidi il Maestro allenarsi in una forma che riconobbi al volo, allora mi avvicinai e chiesi come mai si stesse allenando:

Maestro: “Ieri siamo andati dal Gran Maestro Pincopallo per un seminario di Jiujitsu e ci ha insegnato una nuova forma, la sto studiando.”
Io: “Ti ricordi come si chiama?”
M: “Mi pare sillintau, sillindau, boh non mi ricordo.”
Io: “Forse Siu Nim Tao?”
M: “Ecco si, bravo!”
Io: “Figata, mi pare di averla già vista da qualche parte.”
M: “Non questa, impossibile. Ce l’ha insegnata ieri!”
Io: Pokerface.

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Una nuova forma di Jiujitsu, si chiama Mec Don Ald.

Questo flashback mi spiega perché poi Tizio, nei mesi successivi, ad ogni tecnica mostrata dal Maestro di Silat commentasse: “E’ come il Jiujitsu!”

Botta al volto – footwork evasivo – gomitata alla tempia – trankada al collo. “E’ come il Jiujitsu!”

Mi abbasso – colpo all’anca – gomitata al mento – spazzata – colpo alla carotide. “E’ come il Jiujitsu!”

Mi copro – pesto il piede – afferro la testa – ginocchiata al volto – pugno alla nuca. “E’ come il Jiujitsu!”

Minchia. Vai a fare Jiujitsu allora! Perché perdi tempo e soldi qui? Tu parli con ‘sta gente ed è un continuo “è come da noi”, “ce l’abbiamo pure noi”, “lo facciamo anche noi”. Sono contento, ma allora perché siete qui? Tanto è tutto già visto, già fatto, già-jitsu.

Diffidate delle Imitazioni

Recentemente mi sono tornate in mente le parole di avvertimento che mi rivolse un mio vecchio Maestro in un incontro privato diversi anni fa: “Fai attenzione quando hai a che fare con quella gente, perché non hanno idea di quello che fanno.”

Si riferiva ai gruppi di scherma storica e al mio desiderio di andare a fare un po’ di libero con loro. Mi disse che grossomodo ci sono tre categorie di spadaccini medioevali:

1. I ricercatori. In genere Artisti Marziali veri e propri che solitamente escono da accademie con una consolidata tradizione schermistica e che hanno sperimentato il combattimento storico contestualizzandolo e studiandolo fin nei più piccoli dettagli.

2. I cosplayer. Di solito amano vestirsi e inscenare, in contesti di fiere medioevali, gli usi e costumi del tempo. Non hanno in genere il pallino per i combattimenti reali perciò quando ne rappresentano qualcuno fanno spesso ricorso a coreografie o a esercizi di scherma.

3. Gli improvvisati. A volte seguono un Maestro, altre volte no. In ogni caso la loro conoscenza si fonda sostanzialmente sul Flos Duellatorum e se gli chiedi del Meyer ti rispondono che non vanno matti per la musica classica.

Il mio Maestro si riferiva in particolare a questi ultimi, in quanto i primi in genere hanno un’ottima conoscenza tecnica e ai secondi spesso non interessa il combattimento. Agli improvvisati invece piace tirare. Li riconosci perché sono quelli che tirano sulle spade come dei dannati, o sugli scudi se ne hanno davanti uno. Sono quasi certo che se uno dei due lasciasse cadere a terra lo scudo, l’altro continuerebbe a colpire quello per terra in automatico.

Mi diceva: “Tu spendi ore la settimana a tirare su bersagli precisi, modulando l’intensità del colpo e abituandoti a maneggiare armi di peso differente. Loro tirano a caso. Se non stai attento, rischi.”

Un caro amico che praticava Arnis ha frequentato per breve tempo una compagnia di improvvisati, guidata da un tizio che pretendeva sempre il “Messer” prima del nome e che diceva di essere un vero cavaliere. L’abbandonò quando cominciarono a riprenderlo per qualche movimento un po’ troppo “esotico” che ogni tanto infilava nei suoi liberi.

Due o tre anni fa si presentò in città anche un corso col nome di “Disciplina della Spada” tenuto da una donna che praticava da appena un anno. Andai ad assistere all’esibizione pubblica su pressante invito di un mio conoscente che era tra gli allievi, facendo anche una videoripresa che conservo tuttora. Musica da kolossal, spadoni di latta e coreografie che l’istruttrice definisce “dei veri e propri kata”. Non ci siamo proprio. Non vorrei correre il rischio di generalizzare, ma tutti i praticanti di scherma storica che ho conosciuto nella mia zona appartengono alla categoria degli improvvisati. Per fortuna ho conosciuto anche diversi “ricercatori in arme” molto preparati, forse un po’ fuori mano ma che comunque stanno a indicare che la sperimentazione storica seria è possibile.

Al secondo posto, nella categoria “miglior utilizzo del lattice”, abbiamo questo.

Le parole del Maestro mi sono tornate in mente pochi mesi fa, quando su pressioni di uno dei membri decisi di andare a trovare i ragazzi di un’accademia di scherma Jedi. Proprio così, con le spade laser e tutto il resto.

Sul serio, non sto scherzando.

Era un po’ che ‘sto ragazzo insisteva per farmi partecipare a un loro allenamento e io rifiutavo, ben conscio che doveva trattarsi di una scuola per acrobati e stuntman (tra l’altro molto bravi, ho assistito a loro esibizioni e devo dire che sono molto d’effetto). Mi convinsi quando il ragazzo mi disse che loro tiravano abitualmente a contatto pieno usando i simulatori di scena, addirittura senza protezioni. La proverbiale goccia fu la fatidica frase “se vuoi prendere un po’ di botte sai dove trovarci” che suonava un po’ da sfida.

Mi accolsero il mio conoscente e poco dopo il suo Maestro, mentre altri ragazzi in fondo alla sala allenavano alcune acrobazie. Chiesi subito conferma del fatto che loro tirassero sul serio senza protezioni, e mi fecero vedere un po’ di vecchie “ferite di guerra” ancora non del tutto guarite: chi alle braccia, chi alla testa e chi al volto. Mi ricordo che pensai “o questi sono completamente matti, o non sanno assolutamente quello che fanno”. Mi diedero subito in mano una “spada laser”, un simulatore in polimero rigido che sarà stato 1 metro per 3 etti circa. Mi bastò tirare con l’allievo e poi con il Maestro per capire che, marzialmente, non sapevano cosa facevano.

Ebbi poi un breve e cordiale colloquio con il Maestro, che mi confermò la sua propensione ad essere più spettacolare che efficace nella pratica, cosa abbastanza comprensibile visto l’oggetto di studio. Propensione che invece non è condivisa da alcuni dei suoi allievi, soprattutto i più giovani, che a volte vanno sfidando a singolar tenzone altri pari età. Mi congedai consigliando l’utilizzo delle protezioni, almeno per la testa, nella loro pratica libera e auspicando un futuro incontro incentrato esclusivamente sul combattimento. Incontro che mai c’è stato e mai credo ci sarà, perché a molti piace giocare al combattimento e a pochi piace imparare a combattere sul serio, come è giusto che sia dopotutto. Tutti devono poter praticare al livello desiderato.

Quello che mi causa intenso fastidio è invece l’ambiguità, a volte indesiderata ma molto più spesso voluta e coltivata, in cui sguazzano molti corsi di Arti Marziali o presunte tali. Stili fantascientifici presi per veri. Esercizi di fitness spacciati per difesa personale. Disarmi da coltello improbabili studiati “solo per didattica”. Magister che insegnano scherma senza aver mai messo piede in una vera sala d’arme. Tecniche di stretching vendute per sistemi militari. Tutto ciò con l’aggravante che spesso questa ambiguità si paga con soldoni. Le vittime non sono solo gli allievi ma anche alcuni Maestri, presi in giro a loro volta e intrappolati in questa spirale di ambiguità da cui diventa sempre più difficile uscirne tanto più tempo ci si passa all’interno.

L’arma per difendersi esiste, e si chiama curiosità. Siate curiosi, mettetevi alla prova e mettete in discussione tutto quello che imparate. L’Arte Marziale, se studiata seriamente, non richiede meno tempo e meno impegno di quello che si spenderebbe a studiare all’Università.

Mettetevi nelle mani del Maestro ma non accontentatevi delle parole. Un Maestro che non si mette in gioco, se non è troppo in la’ con gli anni, è un Maestro che non è sicuro di quello che dice.

Diffidate dei Maestri gelosi che non vi permettono di provare in altre scuole. Un Maestro onesto sa quanto è importante fare esperienza.

Domandate ai vostri insegnanti da chi abbiano appreso quel concetto o quella tecnica. In assenza di risposta, probabilmente il loro Maestro si chiama VHS, DVD o YouTube.

Diffidate delle imitazioni, non si diventa Maestri davanti al PC.

Il Mercato Marziale /1

Ogni tanto è bene aggiornarsi e dare un’occhiata esplorativa a quello che il mercato ha da offrire. Tra JKD, KM, TKD, WT, MMA, BDSM e compagnia bella rischiamo di confonderci e di lasciarci sfuggire occasioni per aggiornarci e imparare qualcosa di nuovo. In questo senso ci viene in aiuto youtube, importante vetrina con cui fare la conoscenza di stili nuovi e orientarsi nella pratica delle Arti Marziali. Con questa rubrica voglio commentare superficialmente e in maniera semi-seria qualche video che l’amico tubo mi suggerisce.

1 – Systema Siberian Cossacs

Utilizzando le parole che ho trovato sul sito internet di una scuola, il Systema sarebbe:

“..un micidiale sistema di combattimento, che viene utilizzato anche dai Corpi Speciali russi. Esso contiene tecniche di percussione, leve articolari, lotta ecc. comprende quindi le varie specialità delle varie arti marziali classiche.

Il Systema, pur comprendendo devastanti tecniche (tenute segrete fino a pochi anni fà), si adatta perfettamente a tutte le persone e alla propria conformazione fisica…”

Una figata insomma. “Siberian Cossacs” starebbe ad indicare, credo, un particolare stile di Systema. Dico così perché su internet accanto alla dicitura Systema si trovano termini diversi e spesso fanno cose molto diverse tra loro (vedi qui). A proposito del video, un mio amico che praticava Shorinji Kempo mi faceva vedere cose estremamente simili già 12 anni fa. Apparentemente l’unica differenza è che Shorinji si pratica in dogi, Siberian invece in pantaloni mimetici e maglietta. Si evidenziano la corretta applicazione di leve articolari, punti di pressione e sbilanciamenti, ma non ci vedo granché di nuovo. Sicuramente nulla di particolarmente segreto.

2 – Val Riazanovs Ballistic Street Combat System

Montaggio da crisi epilettica a parte, non ho capito cosa vuol fare vedere il Maestro. Che è capace a difendersi al rallentatore da aggressori rincoglioniti? La scena dell’aggressione multipla sembra tratta dal Benny Hill’s Show e le difese da coltello e pistola mostrate sono da istigazione al suicidio.

Un tempo, quando andavano di moda i film di Kung Fu di Bruce Lee, il buon marzialista faceva versi come Forest Law di Tekken 3 e sapeva fare evoluzioni spettacolari con i nunchaku. Ora invece si gioca a fare Jason Bourne con coltelli e pistole. Se volete sapere quale sarà l’arte marziale del futuro, tenete d’occhio i cinema. Io azzardo una previsione: combattimento jedi con spade laser.

3 – Kyusho

Lo so che non è proprio una disciplina nuova, ma in Italia ha preso piede abbastanza bene solo negli ultimi anni. Con il termine Kyusho ci si riferisce sia al settore dello studio dei punti di pressione presente in molte Arti Marziali orientali, sia a un’Arte Marziale vera e propria diffusa principalmente da Kyusho International. Il meccanismo dei punti di pressione, almeno nella pratica che ho svolto personalmente, agisce attraverso stimoli su zone del corpo particolarmente innervate o sensibili, causando intenso dolore. Assolutamente nulla di mistico, è lo stesso meccanismo che vi fa piegare in due quando ricevete un calcio nei coglioni.

Quello che si vede nel video, oltre al fatto che c’è un sacco di gente disposta a farsi prendere a sberle senza reagire, è che esisterebbero punti di pressione che premuti singolarmente non causerebbero alcunché mentre invece premuti contemporaneamente o in successione esatta causerebbero il KO. Io però sono scettico di natura e pur ammettendo per assurdo che tutto ciò sia vero non vedo come possa diventare applicabile in combattimento. Spesso fatico a poggiare un pugno sul muso del mio avversario, non immagino la difficoltà di centrare con un dito N punti di pressione in rapida successione senza essere Kenshiro.

Eppure quando il Maestro nel video tocca le sue vittime queste “si spengono” necessitando addirittura il pronto intervento di un assistente per essere rianimate. Sento puzza di stronzata.

Poi arriviamo alla dimostrazione del minuto 2:00. Fate attenzione a come cade il ragazzo a 2:06. Il tizio non è un Maestro, è un Mago!!! E’ Silvan!! Lo spettacolo patetico si ripete a 2:30 e a 2:40, dove il Mago fa svenire la vittima solamente stringendogli la mano.

Dopo aver visto questo video non stringerò mai più la mano a nessuno. Potrei trovarmi di fronte un Mago Kyusho in incognito in cerca di vendetta.

Autodifesa da Palestra

Nella mia città il Comune ha recentemente patrocinato un corso di difesa personale per donne, completamente gratuito e tenuto da Illustri Maestri che nella zona sono piuttosto rinomati. Responsabili del corso sono un Maestro di Karate, un Maestro di un Karate diverso e un Maestro di Kickboxing, che poi è Karate coi guantoni da pugilato. L’iniziativa è lodevole e i corsi sono gratuiti, ci può stare. Si tratta della riproposizione di un’iniziativa che ebbe grande successo diversi anni addietro con cui si spera di sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica al problema.

In fondo però si tratta di Karate al cubo, non è che forse c’era qualcun altro di altrettanto competente in materia a cui chiedere aiuto, anche solo per variare un po’? Questa è la prima cosa che ho pensato e in città l’offerta non manca: oltre al suddetto Karate troviamo BJJ, MMA, Krav Maga, Kali, Silat, JKD, TKD, Kendo, Aikido, Judo, Sumo, Sambo, Kickboxing, Boxe, Scherma, Muay Thai e tiro con l’arco. Eppure nessuno di questi insegnanti può attribuirsi il titolo di maggior esperto della città in ambito di Difesa Personale, almeno non più di quanto potrebbe fare un allenatore di Basket. Il motivo sta nella natura delle discipline e nella strutturazione dei corsi. Riguardo a quest’ultima, dodici lezioni della durata (se non ricordo male) di 2 ore ciascuna, una volta alla settimana. Non potendo assistere alle lezioni mi sono informato presso ragazze che lo frequentano e che me ne hanno descritto grossomodo la struttura: breve riscaldamento, brevissimo spazio dedicato ai consigli della nonna (non girate da sole di notte, fate attenzione a chi vi sta intorno, non andate in camporella e cose così) e poi ampio, ampissimo spazio alla tecnica: difesa da presa dell’orso, difesa da presa al bavero, difesa da strangolamento da dietro, difesa da presa al polso e via discorrendo. Grande novità quest’anno rispetto all’edizione precedente è la difesa antistupro a terra (perché, mi è stato detto da una allieva intervistata, “quando una donna finisce a terra è quello che bisogna aspettarsi”). Ok.

Ora, a parte che non ho mai sentito di un aggressore così delicato da non mollare nemmeno un ceffone alla sua vittima, non è forse il caso di approfondire un po’ di più i discorsi prevenzione, utilizzo di strumenti di protezione personale ad hoc, gestione dello stress, utilizzo di armi di fortuna, primo soccorso eccetera? Anche ammettendo che le aggressioni avvengano nelle modalità ricostruite in questo corso, davvero siamo convinti che le studentesse, impiegate, casalinghe, commesse, operaie, mamme e fidanzate che prendono parte al corso in 3 mesi di pratica sporadica possano assimilare degli automatismi che, per quanto semplici possano sembrare, richiedono comunque una revisione continua e un condizionamento fisico che spesso non si fa nemmeno nei corsi regolari di Arti Marziali? Io non penso che questi Maestri non sappiano la verità, credo piuttosto che a raccontare le cose così come sono e senza fronzoli rischi che ti si svuotino le palestre. Già imparare a combattere sportivamente richiede notevoli dosi di impegno, dedizione, sacrifici, lividi e tutto quello che si può trovare in una qualsiasi palestra di SDC, figuriamoci imparare a combattere per strada. Per questo motivo si fa difesa da presa per il culo dell’orso e robe simili, perché sono cose facilmente riproducibili in palestra senza bisogno nemmeno di sudare. Sono d’accordo che tutti hanno il diritto di praticare Arti Marziali a qualsiasi livello si desideri praticarla, ma non bisogna spacciare cazzate per Difesa Personale, è pericoloso. Wong Shun Leung, ma non solo lui, diceva grossomodo che l’unico vantaggio di un marzialista rispetto a un avversario non addestrato è che i primi possono reggere meglio le botte. Ma se togliamo le botte dall’addestramento, che ci rimane?

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Il mio modello di portachiavi preferito

Adesso sembra che io ce l’abbia col Karate, ma non è così. Il fatto è che di per se stesse le sole Arti Marziali non sono sufficienti per risolvere il problema della Difesa Personale. Sul tubo si trovano centinaia di video di BJJ adattato alla strada contro aggressore armato di coltello o di rissa in sala da biliardo in cui l’eroe spezza in due la stecca e si difende con Sinawali giusto a titolo di esempio. Coreografie che utilizzano dinamiche che funzionano soltanto in palestra, dinamiche che sfruttano riflessi e gesti atletici che non sono riproducibili con lo stesso grado di precisione sempre e comunque e in ogni dove. Già subire un takedown per strada non è come farlo sul tatami, ma poi voglio vedere tentare un Sankaku Jime su un avversario intento ad accoltellarci sul serio. Si potrebbe obiettare che si tratta di Arti Marziali che volenti o nolenti subiscono una forte influenza dagli SDC, e che invece ci sono Arti Marziali (i praticanti preferiscono definirle “Sistemi di Combattimento”, mecojoni) che hanno il focus proprio sulla Difesa Personale. Qualcuno ha detto Krav Maga?

A me sembrano presa dell’orso, presa al collo e presa al polso fatte con pantaloni mimetici all’aperto. C’è chi dice “ehi, aspetta! Questo non è il vero Krav Maga, queste sono stronzate commerciali! Queste cose ai militari non le insegnano!” – Perché, lo sanno ormai anche i bambini, il Krav Maga nasce per esigenze militari.

I militari operano in zone di guerra armati fino ai denti, manovrano mezzi da milioni di euro, si lanciano col paracadute di notte mentre sotto la contraerea sta sparando, e io che sto a scrivere un blog davanti al computer che cazzo me ne faccio dell’esperienza militare nella mia difesa personale? Ma che mi state raccontando? Che i militari si addestrano nella difesa da scippo di portafogli?

Per sapere cos’è il Krav Maga mi affido alla lettura delle locandine di una nota scuola:

E’ la quinta essenza della tattica
per l’autodifesa, il combattimento corpo a corpo
e la protezione a terza persona.
Insegna ad affrontare i reali pericoli della strada,
con intelligente ed immediata valutazione
della pericolosità dell’aggressione, e delle circostanze
ambientali in cui ci si trova, si impara a scegliere l’azione
più opportuna da utilizzare
per salvaguardare la propria incolumità.

L’azione più opportuna per salvaguardare la propria incolumità? I 200 metri piani recitando il padre nostro, non c’è bisogno che me lo insegni il Krav Maga.

Quello che segue è l’estratto di una conversazione realmente avvenuta in pubblico tra il sottoscritto e un noto Presidente di una nota scuola di Krav Maga.

Krav Maga: “E se non puoi scappare?”
IO: “Perché mi sta minacciando col coltello? Cosa vuole da me?”
KM: “Ti vuole derubare.”
IO: “Gli do’ i soldi.”
KM: “Non gli bastano.”
IO: “Gli do’ il cellulare.”
KM: “Non gli basta, vuole la tua donna.”
IO: “C’è anche la mia ragazza?”
KM: “Si.”
IO: “E’ da mo’ che è scappata.”
KM: “No perché il complice la sta tenendo.”
IO: “Ah, c’è pure un complice?”
KM: “Si, e sta violentando la tua donna.”
IO: “Minchia! Beh, provo a..”
KM: “Ora hai un coltello alla gola, che fai?”
IO: “Beh, io..”
KM: “Non puoi rimanere a guardare. Che fai?”

MA VORREI TANTO SAPE’ CHE CAZZO FAI TE INVECE! Sono tutti superman a parole, non c’è niente da fare. Vogliamo sapere cosa succede quando un aggressore ci afferra tenendo il coltello premuto contro la gola? Deciderà il nostro aguzzino. Se non vuole farci nulla non ci farà nulla, se vuole ammazzarci ci ammazzerà. Se ci salviamo è culo. Ma non del tipo “che culo, ho trovato 5 euro”, equivale piuttosto a vincere il jackpot al superenalotto. Le stronzate da film quindi lasciamole ai film. Ecco alcune verità sul coltello:

“Ma guarda che noi del Krav Maga queste cose le studiamo! La pratica è solo una piccola parte del nostro addestramento!” – E allora studiate male, perché all’atto pratico non fate niente di diverso dagli altri.

Adesso sembra che io ce l’abbia col Krav Maga, ma non è così neanche stavolta. I Krav Maghi sono un po’ i fenomeni del momento, sono di tendenza, si sentono ogni tanto alla televisione, poi il militare fa figo e quindi si trovano sotto i riflettori, mi sembra giusto parlarne.  Ma su quali basi poggiano le efficacissime tecniche di Krav Maga? Imi Lichtenfeld, padre di questa tecnica di combattimento, era un esperto pugile, lottatore e judoka. Pugilato, Lotta e Judo. Sport di pugni, sport di lotta e sport di lotta col judogi. E’ inutile che ci si racconti la rava e la fava sul Krav Maga, è pugilato, lotta e judo. E rientra esattamente nella categoria delle Arti Marziali influenzate dagli SDC.

E allora che possiamo fare? Intanto dobbiamo renderci conto che le Arti Marziali stanno alla Difesa Personale come il pomodoro sta alla pizza. Le AM possono giocare un ruolo nell’autodifesa, ma spesso sono l’unico argomento trattato. Sono rarissimi i corsi in cui si insegnano le strategie di prevenzione, le tecniche di primo soccorso, l’uso di strumenti di protezione, lo screening, eccetera. Il problema grosso è che questi corsi sono tenuti da professionisti, e i professionisti si fanno pagare. Sarebbe comodo rivolgersi al Maestro di Judo da cui portiamo i bambini chiedendogli se può farci il favore di insegnarci qualche mossa di autodifesa, e sarebbe estremamente cortese da parte del Maestro accettare di passare un paio d’ore la settimana per pochi mesi con mamme e papà, magari nemmeno retribuito. Purtroppo sarebbe tutta una perdita di tempo. Gioverebbe di più alla Difesa Personale la partitella di basket una volta la settimana, almeno si avrebbe la scusa per tenersi in forma.

Le Arti Marziali sono solo Giapponesi

Ogni tanto sento il bisogno irrefrenabile di comprare da Amazon libri che non leggerò mai e l’ultima volta ho pescato nel cesto dei libri di Arti Marziali. Avevo puntato tre testi in particolare con un titolo interessante, più uno scelto completamente a caso solo per avere le spedizioni gratuite. Quello che aspettavo con più ansia era “Enciclopedia delle Arti Marziali” di Fay Goodman. Non che avessi grandi aspettative, ma ho un debole particolare per le enciclopedie e comunque qualche spunto interessante si può sempre trovare.

Arriva il corriere, finalmente. Consegna il pacco, saluto e mi chiudo in uno stanzino ad aprire la scatola come se fosse la dose di un tossico. Bel librone pesante, copertina rigida più sovracopertina. Figata, lo sfoglio. Vedo foto. Tante foto. TROPPE foto. Enciclopedia un cazzo, è un fottuto manualetto! Ok, calma. Andiamo a vedere cosa mostrano delle FMA, mi preparo a grasse risate. Dove le hanno infilate? Boh, diamo un’occhio all’indice…

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Introduzione
Taekwnondo
Karate
Aikido
Ju-Jitsu
Judo
Kung Fu
Tai Chi Chuan
Kendo
Iaido
Shinto Ryu
Ringraziamenti

E basta? E tu Fay Goodman osi definire “Enciclopedia delle Arti Marziali” una raccolta di foto sparse di dieci Arti Marziali divise in sette giapponesi, due cinesi e una coreana? Mavaffanculo! Sei la causa di domande tipo “Ma va? Fai arti marziali? Che cintura sei? Di che colore hai il kimono? Perché urlate sempre quando tirate un pugno?”

I Pericoli del Pensiero Magico nelle Arti Marziali

Originariamente scritto da Jeff Westfall, Maestro di arti marziali, sul blog ”Violent metaphors” (http://violentmetaphors.com/)
Nel caso voleste suggerire correzioni importanti alla traduzione, segnalatelo nei commenti.

Recentemente su Facebook ho visto un video di un artista marziale finlandese chiamato Jukka Lampila che ha definito il suo stile Empty Force o EFO, e che afferma di riuscire con questa tecnica a controllare un aggressore senza toccarlo. Sulla sua pagina di Facebook si proclama il fondatore di EFO. Il video comincia con una clip di Lampila che respinge gli “attacchi” di un suo studente. Egli fa oscillare le sue braccia; qualche volta ha delle contrazioni e in ogni caso “l’aggressore” sembra essere magicamente proiettato sulla materassina senza venire toccato da Lampila. Egli mostra anche un esempio di “controllo” di qualcuno a terra. Lui si inginocchia tranquillamente accanto a uno studente supino e poggia delicatamente la mano sul suo petto. “Io non ho bisogno di usare alcuna energia” asserisce quando il suo studente sembra cercare con tutta la sua forza di riguadagnare la posizione in piedi, senza riuscirci. Questa è una triste dimostrazione di ciarlataneria marziale.

Sfortunatamente per il Sig. Lampila, un gruppo di scettici assistevano quel giorno, e diversi di loro si offrirono volontari per essere “controllati” dal Sig. Lampila. Il modo scelto da lui per dimostrare le sue capacità era quello di provare a farsi spingere da uno dei volontari. Egli fallì ad ogni tentativo di cercare di fermarli. Gli scettici furono ammirabilmente educati, dando al Sig. Lampila un ampio numero di opportunità per dimostrare quanto affermava e non si gongolarono dei suoi fallimenti. Quando uno di loro gentilmente chiese a lui se volesse provare a dimostrare la sua difesa contro un attacco di pugno il Sig. Lampila declinò. Egli successivamente invitò tutti i presenti a pagare per partecipare al suo seminario il giorno successivo.

Pratico arti marziali dal 1971. Ho insegnato arti marziali fin dal 1975. In questi anni, e molto prima ho adottato una forma di scetticismo scientifico, sono cresciuto vedendo che un sacco di persone sono attratte da stili marziali che si basano su pseudo-scienze. Le arti maggiormente colpevoli sono di gran lunga quelle che basano le loro pretese di efficacia sullo sviluppo e sulla manipolazione di una presunta energia interna. Che la si etichetti Chi, Ki, Prana, “La Forza” o Empty Force che io sappia non ne è mai stata dimostrata l’esistenza attraverso esperimenti scientifici robusti in doppio cieco. Se questa è energia, dove sono gli strumenti scientifici che possono rilevare i suoi livelli? E’ questa energia chimica, radiante, nucleare, cinetica, elettro-magnetica, meccanica o di radiazioni ionizzanti? Questa energia ha forma di onda o particelle? Al rischio di costruire un uomo di paglia voglio ipotizzare che i professionisti e gli apologeti di queste arti direbbero che la scienza non conosce ogni cosa, e che il “Chi” è ancora inspiegabile dalla scienza. Se questo fosse plausibile, non sarebbe logico che un nutrito numero di fisici perseguissero un futuro premio Nobel nel tentativo di dimostrare l’esistenza di questa energia vitale?

Negli ultimi 43 anni ho visto un bel po’ di “dimostrazioni” di questa forza. Devo ancora essere impressionato. Il più delle volte quello che ho visto erano tristi trucchetti carnevaleschi da baraccone, molti dei quali posso spiegare se non riprodurre, senza ricorrere alla magia.

Io affermo che nelle rare occasioni in cui questi praticanti si difendono efficacemente è solo grazie attraverso principi correttamente applicati di leva e meccanica del corpo, e non ai poteri magici del Ki.

Questo fenomeno solleva ulteriori domande. In primo luogo, cosa possiede la gente per addestrarsi in un tale sistema di arti marziali? In secondo luogo, cosa c’è nelle menti delle persone che si allenano in questa specie di sistemi e che continuano a farlo dopo aver visto i loro “Maestri” imbarazzati come lo era il Sig. Lampila nel video?

A proposito di cosa attiri la gente in primo luogo,  citerò quello che lo scetticismo scientifico mi ha insegnato. L’esperienza umana di vita è complessa. Un tratto caratteristico degli esseri umani è che tendiamo ad essere spiazzati dalla complessità e a cercare risposte semplici. Forse questo deriva da una primitiva genetica che ci vedeva come animali da preda. In un tale ambiente, spendere tempo a pensare razionalmente può farti uccidere. Euristiche rapide e imprecise sono meccanismi di sopravvivenza. Forse abbiamo un istinto a ricercare la semplicità. Qualsiasi sia l’origine alla nostra propensione a ricercare risposte semplici a domande complesse, questa può renderci inclini al pensiero magico e può farci facile preda di truffatori e ciarlatani.

Un sacco di persone sono escluse dalla sfida di una formazione approfondita ed estesa nelle arti marziali pratiche. Ci vuole lavoro. Ci vogliono soldi. Sarebbe molto più facile se si potessero evitare lo stretching, la ginnastica, le battute d’arresto e le lesioni occasionali e coltivando semplicemente la propria energia interna!

E’ frequente anche il caso in cui alcune persone desiderano imparare la difesa personale, ma hanno un profondo senso di repulsione riguardo alla violenza. Sfortunatamente queste persone dall’animo gentile sono abitualmente attratte dall’esca degli stili di arti marziali che dichiarano di essere contemporaneamente efficaci e umane attraverso l’uso del “Chi”. Ho un debole per queste persone, e rispetto profondamente il loro pacifismo. Di conseguenza mi fa particolarmente arrabbiare quando questi cadono preda di arroganti, condiscendenti, cinici truffatori che prendono serenamente i loro soldi mentre si prendono gioco di loro.

Il modo migliore per essere capaci a difendersi cercando di non fare male al vostro aggressore è quello di addestrarsi nelle arti marziali pratiche fino a raggiungere un ragionevole livello di competenza. Una persona che non è credibilmente competente nella difesa personale non può vantare di essere pacifista più di quanto un eunuco non possa vantare di essere casto.

Per spiegare cosa trattenga lo stesso le persone nell’allenarsi in questi stili a fronte di una mancanza di prove ci sono parallelismi in altre forme di pseudoscienze. Che si tratti di guarigioni miracolose, medicina alternativa, astrologia, o qualsiasi altra forma di quello a cui James Randi si riferisce con il termine “woo”, ci sono due tipi di seguaci.

I primo sono i “veri credenti” che si sono spesi così tanto da cacciarsi in dissonanze cognitive e arrivano a chiudere un occhio di fronte all’evidenza perché il loro senso di identità è diventato dipendente dalla convinzione che tutto ciò debba essere per forza vero.  Gli esseri umani sono deplorevolmente inclini al profondo auto-inganno. Molte persone fanno arti marziali per ragioni diverse dalla difesa personale. Una motivazione molto comune, che si sia consapevoli oppure no, è che queste possono farti sentire meglio con te stesso. Molte persone presentano tratti di quello che gli psicologi definiscono Fantasy Prone Personality (Personalità Incline al Fantastico, NdT). Per questi con FPP, un’arte marziale basata sulla magia calza a pennello, coinvolgendo il fascino del sovrannaturale mente costruisce l’immagine di sé dello studente.

Il secondo tipo di seguace è l’apprendista truffatore che vede i vantaggi di cui gode il professionista e sta pagando quote nella speranza di diventare il successore o il professore in materia.

Vale la pena sottolineare che gli insegnanti di arti marziali che spingono queste cose rientrano anch’essi nelle categorie di veri credenti o cinici truffatori.

Cosa fare con gli artisti marziali truffatori? Non sono per le regolamentazioni governative. Ci sono troppi stili diversi di arti marziali pratiche per renderle attuabili (le regolamentazioni, NdT). Io penso che il metodo migliore per averci a che fare sia quello di far brillare la luce attinica dello scetticismo scientifico su di loro. La luce del sole è il miglior disinfettante.

Non lasciatevi scoraggiare dai fallimenti a questo riguardo. La natura umana produce una costante  fornitura di vittime a predatori pseudo-scientifici. Come i praticanti di medicina alternativa, essi sono esclusi dal rigore della logica valida e dal metodo scientifico. Combattere questa gente è come spazzolarsi i denti o tagliare il prato, non finirai mai il lavoro ma devi farlo lo stesso!