Piccolo il Mondo

Brodo di pollo

Ho fatto un brutto sogno, uno di quelli che ti fanno svegliare nel cuore della notte confuso e pieno di sensi di colpa e che ti tengono sveglio finché non realizzi che era tutto un parto della tua mente. Ve lo racconto, anche se con un po’ di imbarazzo, perché è talmente assurdo e divertente da poterci quasi tirare fuori una barzelletta. Vi invito a non proseguire la lettura se non siete interessati a racconti di fantasia di genere grottesco!

chicken_sunglasses

Ero un libero professionista con molta passione per le arti marziali e gli sport da combattimento e poca passione per le botte. Nel sogno mi ritrovavo l’opportunità di cambiare vita ed avviare una palestra lontano dalla mia città perché, per motivi che nel sogno non mi sono stati chiariti, qui mi ritrovavo con una scarsissima reputazione.

Quindi parto, identifico la città, trovo un posticino in affitto non lontano dal centro e mi avvio ad aprire la palestra. Palestra… palestra suona un po’ riduttivo, la gente va in palestra per smaltire i panettoni e le colombe e io invece avevo in mente qualcosa di diverso, di più accattivante. Una Gym! Che schifo, suona male… un Dojo!!! Ecco, un dojo! Un nome orientale per una palestra di arti marziali è perfetto! E siccome mi piaceva il pollo (ve l’ho detto, è un sogno parecchio strano!) decisi di chiamare la palestra Chicken Dojo!

Nel Chicken Dojo insegnavo tutto io: karate, mma, kali, boxe, muay thai, silat, jkd… ditene una che io ve la insegno! Nonostante nel sogno avessi un fisico da lanciatore di coriandoli mi proponevo addirittura come preparatore atletico, giusto per non farmi mancare nulla. A supporto avevo anche tappezzato le pareti di diplomi firmati da me stesso in qualità di head instructor che mi autorizzavano all’insegnamento. Una roba squallidissima, però non avevo alternative! Attestati da istruttore non ne avevo, mi sono dovuto arrangiare!

I primi allievi cominciavano ad arrivare e gli autodiplomi avrebbero avuto vita breve… intuì subito che dovevo fare qualcosa per alimentare il fuoco, che altrimenti si sarebbe spento. Fu così che contattai: un maestro americano per insegnarmi il jujitsu brasiliano, un maestro inglese per insegnarmi la boxe thailandese e invece per il silat feci ricorso al meglio della tecnologia moderna: le video-lezioni con un maestro via skype! Assurdo vero? Nei sogni l’unico limite è la fantasia! Comunque la cosa in fondo aveva un qualcosa di ragionevole, con il supporto di nomi e cognomi famosi potevo insegnare le loro discipline, ma stando a debita distanza da loro potevo anche permettermi di fare di testa mia senza venire scoperto e disincentivare allievi più ambiziosi e desiderosi di scavalcarmi andando ad imparare direttamente dalla mia fonte. Per tutto il resto poi c’era sempre YouTube, il più influente maestro di arti marziali del mondo!

Ahimè i nodi vengono sempre al pettine e ci volle poco affinché i primi allievi di sport da combattimento chiedessero di fare gare, rendendosi così conto che la loro preparazione non era per niente adeguata e spingendoli a considerare l’ipotesi di valutare anche altre palestre. Nel sogno stavo anche organizzando un torneo di stickfighting sportivo cercando di tenerlo nascosto promuovendolo solo presso palestre amiche, ma un po’ perché promettevo un bel premio in denaro e un po’ perché i toni usati erano del tipo “vediamo chi ha il coraggio di presentarsi” alla fine chiesero di iscriversi anche le altre palestre della città e per non fare la figura del fesso davanti ai miei allievi dovetti annullare il torneo senza addurre motivazioni plausibili. Dovevo assolutamente fare qualcosa altrimenti il dojo si sarebbe presto svuotato ed elaborai 2 strategie, una per il breve termine e l’altra invece per il medio/lungo termine.

La prima: io so io e voi non siete un cazzo, ovvero linea dura contro tutti quelli che osavano mettere in dubbio la validità del dojo. Se un amico andava a provare in un’altra palestra allora questo era un nemico e bisognava emarginarlo. Su facebook se qualcuno insinuava qualcosa sulla mia preparazione -> trigger immediato e aggressività over 9000!! Tanto c’avevano pure ragione, era inutile discutere: meglio insultare e bannare la gente che replicare arrampicandomi sugli specchi. In questo modo facevo quadrato intorno al dojo e creavo una schiera di fedelissimi.

La seconda: spostarmi da discipline in cui è facile avere la prova dei fatti (muay thai, mma, bjj) verso altre che invece sono più semplici da mantenere nel limbo delle incertezze. Identificai subito il kali come disciplina perfetta per il mio scopo: completa, spettacolare, complessa, esotica, facile da tenere lontana dalle competizioni sportive ed estremamente frammentata in federazioni-tradizioni-scuole-stili da permettermi tranquillamente di inserirmi come maestro che tanto è già piena di cialtroni, uno in più o uno in meno non se ne sarebbe accorto nessuno. Il kali era perfetto! Dovevo solo trovare un nome adeguato, dovevo creare un marchio per poter vendere il mio kali – uguale ad altri mille kali visti in giro – in modo però da distinguermi. Chicken Dojo Kali era troppo complesso ma dopo un lungo sforzo creativo, che nel sogno è durato un istante ma che sentivo essersi protratto per settimane, ebbi questa intuizione:

il Chicken è il pollo che tanto mi piace. Dal pollo si possono ottenere molte cose, tra cui il brodo. Anche il brodo mi piace un sacco! Il simbolismo del brodo poi si prestava perfettamente a quello che avevo in mente: facilmente mistificabile ed allungabile quanto volevo, tanto sono pochi quelli che sanno riconoscere un vero brodo di pollo da uno fatto col dado. C’è un marchio di brodo che preferisco ad altri? Certo, quello Knorr! Knorr Kali è perfetto!!

wylder

Commosso dallo sforzo mi lanciai nella formazione di istruttori, prima sul territorio e poi in giro per l’Italia. Attraverso facebook sponsorizzavo le mie serie di DVD come facevano i maestri anni ’90 con i VHS su Budo e mi promuovevo tramite cortometraggi in bianco e nero in cui io e i miei allievi, vestiti di tutto punto da polli cattivissimi, davamo sfoggio delle nostre inavvicinabili doti tecniche. La promozione funzionava talmente tanto che Knorr Kali stava in breve conquistando il paese, non avevo più bisogno di una palestra perché la mia palestra ormai era diventata il mondo intero!! Formavo schiere di ragazzi che online pubblicavano loro foto vestiti da polli e che rispondevano con insulti a chi metteva in dubbio l’onore del loro maestro, l’onore dell’unico gallo del cortile: il mio!

In un delirio di onnipotenza mi ritrovavo a immaginare parate di individui vestiti da pollo che marciavano tenendo alta la bandiera di Knorr Kali finché… mi svegliai!

Sudato, nauseato e senza nemmeno il vago sospetto che si trattasse di un sogno ho afferrato il cellulare e sono subito andato a controllare la mia pagina facebook. Di Knorr Kali non c’era traccia, non avevo nessuna foto di me vestito da pollo e nessuno aveva mai sentito parlare del Chicken Dojo. Il senso di colpa lasciava spazio alla pace e mentre prendevo appunti su quanto appena sognato, per non dimenticare, mi addormentavo con l’incubo che svaniva e con la consapevolezza di un mondo migliore che prendeva il sopravvento.

Annunci

Piccolo il Mondo /2

Caso #2

Tempo fa su Facebook mi fu notificato l’invito a cliccare mi piace sulla pagina di un corso di “Latosa Escrima Concepts” tenuto da un ragazzo proprio a un tiro di schioppo da me. Guardo la sua pagina e scopro che abbiamo addirittura delle frequentazioni in comune, tanto da avere una foto a cena insieme. Penso “figata, un gruppo di escrimadores con cui fare un po’ di scambi!” e chiamo il numero di cellulare trovato sulla pagina. Mi presento, gli dico che siamo un gruppo e che vorremmo allenarci con loro, lui si offre per delle lezioni retribuite (!!!) precedute da una introduzione gratuita in qualsiasi giorno, basta mettersi d’accordo. Penso subito che forse ha capito male, ma l’introduzione è gratis e non si può mai sapere, magari vale la pena. Mi dice che ha disponibilità il lunedi e il mercoledi successivi e ci accordiamo proprio per lunedi. Gli ripeto che siamo un gruppetto e gli dico che bastoni e protezioni per noi le abbiamo già, lui può portare le sue oppure usare le nostre senza problemi.

Lui: “Protezioni?”

Io: “Si, protezioni. Caschetto, guanti.. per combattere!”

Lui: “Ah ma io di solito i principianti non li faccio combattere.”

Io: “Ma noi non siamo principianti.”

Lui: “Scusa ma voi chi siete?”

E allora gli ripeto che siamo un gruppo – che mi ha invitato su facebook a mettere “mi piace” al suo corso – che vogliamo fare amicizia con altri gruppi – che per lunedi abbiamo già bastoni e protezioni per tutti.

Lui: “Eh ma lunedi non posso”

Io: “Ah. Facciamo mercoledi allora?”

Lui: “Te lo faccio sapere il prima possibile.”

Il giorno dopo mi contatta su facebook per dirmi che nemmeno mercoledi può, e nemmeno altri giorni successivi perché blablabla – non stiamo qui a raccontarlo – ma non può lasciare la palestra. Mi offro per venire noi da lui e mi dice che i suoi allievi sono principianti e non vuole confonderli. Capisco che è affetto da dissenteria da rattan e mollo la presa. Magari è un “group leader” che ha cominciato da poco e non si sente ancora in grado. Forse per proporre lezioni retribuite era un po’ presto, forse pensava di tirare su due soldi ma gli è andata male. In ogni caso ho cominciato a trollarlo sui social, guadagnandomi cancellazioni di post per divergenze di vedute, seguiti da ban permanente e damnatio memoriae.

Un anno e mezzo dopo mi contatta dicendo di apprezzare gli articoli che scrivo e chiedendomi consigli e opinioni sulla pratica, senza sapere chi io sia. Poteri dell’anonimato su internet, piccole soddisfazioni. Per di più questo è anche allievo del Sifu del Caso #1. Davvero piccolo il Mondo!

Piccolo il mondo /1

ovvero “Grandi Guru, guerrieri di latta e altre storie di un piccolo paese di provincia.”

Pare che due persone qualsiasi in giro per il mondo siano collegate da un numero relativamente piccolo di intermediari e il sociologo americano Stanley Milgram già negli anni ’60 aveva messo alla prova quella che è definita “Teoria del Mondo Piccolo”, o anche dei “6 gradi di separazione”. Ora non so quali sviluppi abbia preso questa teoria, mi rendo solo conto però, per evidenze dirette, che nell’era dei social network in particolare e di internet in generale, il mondo in effetti così grande poi non è.

Inizialmente questo articolo era nato per raccontare 3 diverse storie di cialtroneria, ho deciso in seguito di creare una rubrica in cui pubblicarle una alla volta, così da poterne aggiungere anche altre in seguito. Ciascuna di esse contiene in se una morale e un insegnamento. Molto spesso la cialtroneria è facilmente contrastabile, altrettanto spesso però non si agisce semplicemente per pigrizia o per mancanza di idee. Dato l’alto tasso di permalosità dei soggetti interessati ne ometterò sempre nomi e cognomi, in genere questi hanno la denuncia facile.

Caso #1

Un paio di anni fa, se non ricordo male, mi fu notificato su facebook un evento che riguardava un seminario di Latosa Escrima a pochi km da me, tenuto da un Sifu (non ho mai capito perché accostare ad un’arte marziale del sud-est asiatico un titolo cinese, ma tant’è) che nelle locandine scriveva di essere il rappresentante ufficiale della scuola in Italia. Avendo già sentito storie riguardo al personaggio in questione e volendo evitare di buttare via i soldi, mi presi la briga di scrivere direttamente a GM Latosa, con cui sono in contatto da diversi anni, chiedendogli conferma riguardo alle referenze del suo rappresentante. Latosa non solo mi disse che costui non aveva alcun titolo di rappresentanza, mi disse anche che non era in possesso di alcun grado tecnico che lo abilitasse all’insegnamento di Latosa Escrima e che dovevo assolutamente diffidare di lui. Saputo di questo chiesi pubblicamente spiegazioni all’impostore, che replicò cancellando post e locandine e annullando il seminario.

Ognuno di noi deve poter essere libero di fare ciò che vuole, nei limiti dell’onestà. Se penso di essere in grado di insegnare a cucinare il raviolo ripieno di aragosta sono liberissimo di aprire un corso, ma mai e poi mai potrei dire di insegnare a cucinare il famoso raviolo di Chef Ramsey per attirare allievi. Sarebbe una truffa o no? Questo è quanto puntualmente succede in Italia con le FMA.

La faccenda è piuttosto seria perché il più delle volte questi sono mestieranti che hanno acquisito qualche nozione tecnica, riempiono lacune prendendo spunto un po’ qua e un po’ la (come in questo caso in particolare un Sifu di Kung Fu che insegna arti marziali filippine), formano allievi e soprattutto istruttori che a loro volta, magari anche in buona fede, formeranno altri allievi e così via con questo circolo vizioso che potrebbe anche essere tollerabile, non fosse che questi cialtroni chiedono soldi veri per insegnare robaccia. Peggio ancora alcuni acquisiscono fama e finiscono per essere chiamati come consulenti per incarichi che riguardano la pubblica sicurezza o la difesa personale.

Alla prossima.