Bruce Lee

Estilo de Larga Mano

Questo articolo è stato originariamente redatto per gli amici di escrima.it

Larga Mano, indicato anche come largamano o largo mano, è uno stile di combattimento la cui origine è storicamente localizzata in Luzon e in parte delle Visayas. Per molti si traduce semplicemente in andare a colpire la mano o il braccio armati per neutralizzare la minaccia portata dal mio avversario ma in realtà questo stile è molto di più.

Esso si fonda su un importante principio schermistico, quello che rimanendo fuori dalla portata del mio avversario questi non mi potrà colpire e per rendere possibile questo è necessario possedere ottime doti di lettura delle distanze, gioco di gambe e stretching. Ci aggiungerei anche una buona dose di nervi, ma forse questo vale un po’ per tutte le condizioni.

Gli arti, specialmente quelli armati, diventano bersagli privilegiati in quanto, se le distanze vengono correttamente rispettate da entrambi gli escrimadores, non è possibile raggiungere bersagli più importanti.

Questo stile è caratterizzato dalla costante evasione dal ferro avversario con cui non si deve avere contatto nemmeno per bloccare o parare, ogni colpo o taglio sono quindi diretti alla carne. L’obiettivo è quello di far pagare all’avversario ogni suo tentativo di colpirci, in modo che anche se non riusciamo a raggiungere bersagli “pregiati” questi non sia comunque in grado di continuare con la sua minaccia.

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Il Maestro Giron mentre esegue un passaggio in larga mano

Larga mano nasce fra la gente comune in contrapposizione al vecchio stile, che richiede un addestramento intenso alla portata soltanto di chi non è costretto a lavorare molte ore nei campi. E’ infatti uno stile composto da poche tecniche e qualche concetto e le cui basi sono assimilabili in poco tempo, portando però con la pratica costante ad un sistema raffinato e molto efficace.

Fondamentale importanza viene data al gioco di gambe e alla capacità di distentersi per poter uscire dalla traiettoria dell’avversario e raggiungerlo in relativa sicurezza. Solitamente i fondamentali vengono allenati con bastoni lunghi almeno 80 cm, ma è possibile utilizzare larga mano anche con armi più corte come ad esempio i coltelli.

Un esercizio molto usato per imparare il gioco di gambe è il coconut, dove l’avversario attacca con una successione di cincoteros a cui si risponde in follow sul braccio senza mai muovere il piede corrispondente alla mano armata (il piede avanzato), utilizzando solo l’altro piede per uscire dalla traiettoria avversaria. In questo modo si prende confidenza con la triangolazione di gambe e con il timing necessario per difendersi con successo in larga mano.

Curiosità

Il libro Bruce Lee: Fighting Spirit di Bruce Thomas riporta un aneddoto riguardo la realizzazione del film Game of Death, in particolare delle scene di combattimento con Dan Inosanto. Inosanto stesso racconta:

“Rimasi sbalordito quando [Bruce Lee, NdR] un giorno afferrò i bastoni e mi disse: «Ok, ora ti mostro quello che vorrei fare». Lo osservai attentamente e mi resi conto che, senza una conoscenza precedente o un allenamento specifico, aveva ricostruito uno stile di Escrima che non poteva neanche sapere esistesse. Ero scioccato, ed esclamai: «Ehi, ma questo è Larga Mano». Bruce rispose: «Non so come lo chiami tu, ma questo è il mio metodo».”

Pugno, ergo sum

“E’ tutto troppo rituale, tutti quegli inchini, tutte quelle posture. Quel genere di autodifesa orientale è come nuotare sulla terraferma. Puoi anche imparare tutti gli stili del nuoto, ma se non scendi mai in acqua, che senso ha? Questi ragazzi non combattono mai.”Bruce Lee

In alcuni sistemi si delega l’apprendimento dei fondamentali del combattimento come timing, bilanciamento e focusing alle forme precostituite, che spesso vengono definite come “tradizionali” solo perché qualcuno – 20, 50 o 100 anni fa – le ha codificate. Uso il termine “sistemi” in vece di “arti marziali” perché non intendo fare di tutta l’erba un fascio, essendoci anche notevoli eccezioni all’interno della stessa disciplina.

L’utilizzo di forme mette l’allievo in condizione di forte inferiorità e dipendenza dal suo Maestro, essendo difatti impossibile dimostrare in maniera incontrovertibile di eseguirle correttamente. Oltretutto procedendo per imitazione di imitazioni è inevitabile una perdita di informazioni che porterà, generazione dopo generazione, allo stravolgimento della forma stessa. E’ innegabile che questo strumento offra ad un eventuale Maestro disonesto l’opportunità di legare a sé l’allievo oltre il necessario. Dal punto di vista dell’allievo, il ricorso alle forme porta più svantaggi che vantaggi. Chiaramente il discorso vale esclusivamente per quei sistemi che si reclamizzano come fabbriche di macchine da guerra ma che fanno uso esclusivo di forme e/o sparring drill, che sarebbero gli esercizi in cui un partner si presta a portare attacchi codificati mentre l’altro applica una tecnica, senza combattere mai o quasi. La mancanza di preparazione al confronto libero fa in modo che quando questo capiti non ci sia assolutamente sfoggio delle tecniche studiate in palestra.

Trovo che sia uno dei motivi per cui l’atleta medio di sport da combattimento è molto più avanti rispetto al praticante medio di arti marziali.

Hai per caso detto…

… Wing Chun? Oppure Wing Tsun, Ving Tsun, Wing Tjun, e tutti i modi in cui è stata diffusa commercialmente quest’arte marziale? Per non fare torto a nessuno mi ci riferirò con l’acronimo di WC* – dai che sto scherzando! Da ragazzino ero così attratto da questo mito dell’intoccabilità, dell’invincibilità dei maestri di wing chun, che cominciai anche a frequentare un corso. Curioso come sono volevo capirne la logica, scoprire qual era il segreto di questa invulnerabilità, anche perché io – che quando andavo a fare i guanti con gente di altre discipline prendevo regolarmente schiaffi – proprio non ci arrivavo. Davo sempre la colpa alla mia preparazione ancora scarsa, poi al fatto che forse potevo essere proprio negato per quella disciplina e probabilmente entrambe le spiegazioni erano corrette, tant’è che abbandonai il corso in meno di due anni. La grande verità però mi fu chiara anni dopo: i Grandi Maestri sono intoccabili e invincibili semplicemente perché non combattono.

Maa vaaaaa?**

Riporto le parole che Sifu Wong Shun Leung disse quando un intervistatore, parlando dei colpi del Wing Chun, gli chiese cosa pensasse a proposito del “Chi”:

I don´t know anything about the Chi. That´s as honest as I can be. If someone practices any Martial Art, then that person must become stronger and more durable than someone who hasn´t practiced. So if you are punched you are able to take a lot more punishment than a normal person. I have been hit many times, as have all of the great Martial Artists that I know of. So we are not supermen, but we can take a lot more . Any Martial Artist who says that he doesn´t get hit is lying to himself! – Wong Shun Leung

“Qualsiasi Artista Marziale che sostiene di non poter essere colpito sta mentendo a sè stesso.” Detto da un maestro di wing chun? Allora forse non è il wing chun ad essere marcio, forse sono marci alcuni di coloro che lo diffondono!

Ma guarda a casa tua!

Nelle FMA purtroppo la situazione non è migliore, forse non ci saranno le forme come nel wing chun & C. ma innumerevoli routine in solo e a coppia senza una adeguata preparazione al combattimento assolvono efficacemente al compito di confondere le idee ai praticanti, mettendo sullo stesso piano tecniche e strategie più o meno valide. Come posso sapere se il mio roof block è davvero d’aiuto in caso di emergenza? Se al mio tatsulok manca qualcosa? Mi dovrò fidare del mio insegnante, ma se il mio insegnante non combatte?

Questa problematica investe non solo il mondo dei maestri fai-da-te, ma per esempio anche gli eredi marziali di quello che per me rimane un punto di riferimento nel settore, il Giron Arnis Escrima.

Con tutto il rispetto dovuto a praticanti che portano avanti il nome di un gran maestro, la mia prima reazione è questa.

Nel video si notano qualche twirling e applicazioni di colpi in abanico, e niente più. Nessun uso della mano viva, nessuna cura della distanza, footwork esclusivamente in-line (ma come, con tutti i triangoli che si studiano…), nessun occhio di riguardo alla propria incolumità (tanto ci sono maschera e armatura)… in pratica succede quello che spesso si vede quando dai un bastoncino imbottito e una maschera a due bambini e li fai giocare alla “scherma”. Nella descrizione l’atleta con il casco blu viene presentato come un Maestro dello stile Doce Pares ma a ben vedere non da’ alcuna dimostrazione di particolare maestria. A 1’56” esegue un disarmo a strappo nei confronti della ragazza e niente di più. Non che sarebbe dovuto necessariamente finire in un bagno di sangue, ovviamente, ma sono sicuro che questi in palestra allenino decine di tecniche – possibile che queste non vengano fuori quando si fa del combattimento libero? Si vedono invece solo tanti colpi “buttati” un po’ a caso.

Devo dire che la natura stessa del combattimento mostrato in video non aiuti certo a ricreare un ambiente in cui dare particolare sfoggio di tecnica: mi riferisco alle protezioni, a mio modo di vedere eccessive, e all’impossibilità di colpire con mezzi diversi dal bastone. Escrima vuol dire principalmente arma da taglio, però anche arma contundente. Nel secondo caso, chi pratica lo sa, si studiano percussioni concatenate tra bastone, calci, pugni, gomiti, ginocchia, ecc. Eliminare quindi queste componenti di striking può voler dire sostanzialmente fare due cose:

  • Mettere in atto una simulazione di combattimento con lame, per cui si incoraggiano i praticanti ad utilizzare l’arma vietando l’uso di colpi diversi. In questi casi però bisogna porre un freno ai contendenti per evitare che la situazione degeneri in un ravvicinato scambio di colpi senza senso. Perché la lama va rispettata ancora più del bastone.
  • Ispirarsi alla Canne de Combat, senza però averne le skill e mettendo quindi in scena una sua pallida imitazione. Dopotutto se si praticano le FMA è quantomeno strano cercare di imitare altre discipline, come se la propria non avesse già un’identità ben definita.

Eccovi un contributo video di quello che intendo per simulazione di combattimento con le lame:

Qui si usano protezioni minime quali:

  • Maschera da scherma, che mette al sicuro da gravi infortuni ma al tempo stesso non elimina il deterrente doloroso del rischio di una botta in testa.
  • Guanti per non spaccarsi (troppo facilmente) le dita.
  • Gomitiere morbide.
  • Conchiglia.

Dopo uno sparring del genere si torna sicuramente a casa indolenziti, ma niente che impedisca il normale svolgimento del lavoro il giorno dopo o di qualsiasi altra attività, tranne forse la chirurgia. E, guardate un po’, si riesce a riconoscere della tecnica. L’utilizzo di calci non è espressamente vietato ma fortemente disincentivato dal fatto che si considerano i simulatori in mano come armi da taglio, perciò esporre qualsiasi parte del corpo all’azione dell’arma è estremamente rischioso.

Si vedono applicazioni di redonda, macabebe, bolante, de fondo, sonkite, largo mano, elastico, retirada, abierta, abanico, salon. In pratica c’è più Giron in questo video che in tanti video di sparring pubblicati dai suoi discepoli. Come mai? Perché il Maestro Giron ha combattuto, studiato e codificato, non ha inventato. Se fai escrima, e lo fai con cura, non puoi uscire più di tanto dal seminato, le cose sono quelle. Però devi combattere e studiare. E se combatti, se fai dello sparring, è più facile applicare la tecnica studiata. Diventa anche più facile capire quale tecnica è coerente con la tradizione e quale invece è bellamente presa in prestito da altre discipline.

Il campione di pugilato Vitalij Klitschko ha detto: “Qual è la differenza tra gli scacchi e il pugilato? Negli scacchi, nessuno è un esperto, ma tutti giocano. Nel pugilato tutti sono esperti, ma nessuno combatte.” Questa frase a mio modo di vedere di adatta bene anche alle arti marziali in generale. Per questo pugno, ergo sum.

Alla prossima.

*Io faccio il furbo ma nelle FMA con i nomi stiamo messi peggio.

**Ridete, eppure quanti sono stati attratti dal mito di invincibilità diffuso da una famosa organizzazione presente in Italia ma con sede centrale in Germania, con a capo un uomo pelato che organizzava i raduni in un castello e che rappresentava il lignaggio di un Maestro di Hong Kong che si diceva essere l’ultimo discepolo di Yip Man, organizzazione di cui però non farò il nome? Alcuni (pochi) lo sanno, altri hanno dimenticato o fanno finta di dimenticare, molti altri nemmeno immaginano quanti nomi illustri dell’attuale panorama marziale europeo sono passati da la, anche solo per sbirciare. Non c’è niente di male, ma perché toglierlo dal curriculum?