Giron Arnis Escrima

Pugno, ergo sum

“E’ tutto troppo rituale, tutti quegli inchini, tutte quelle posture. Quel genere di autodifesa orientale è come nuotare sulla terraferma. Puoi anche imparare tutti gli stili del nuoto, ma se non scendi mai in acqua, che senso ha? Questi ragazzi non combattono mai.”Bruce Lee

In alcuni sistemi si delega l’apprendimento dei fondamentali del combattimento come timing, bilanciamento e focusing alle forme precostituite, che spesso vengono definite come “tradizionali” solo perché qualcuno – 20, 50 o 100 anni fa – le ha codificate. Uso il termine “sistemi” in vece di “arti marziali” perché non intendo fare di tutta l’erba un fascio, essendoci anche notevoli eccezioni all’interno della stessa disciplina.

L’utilizzo di forme mette l’allievo in condizione di forte inferiorità e dipendenza dal suo Maestro, essendo difatti impossibile dimostrare in maniera incontrovertibile di eseguirle correttamente. Oltretutto procedendo per imitazione di imitazioni è inevitabile una perdita di informazioni che porterà, generazione dopo generazione, allo stravolgimento della forma stessa. E’ innegabile che questo strumento offra ad un eventuale Maestro disonesto l’opportunità di legare a sé l’allievo oltre il necessario. Dal punto di vista dell’allievo, il ricorso alle forme porta più svantaggi che vantaggi. Chiaramente il discorso vale esclusivamente per quei sistemi che si reclamizzano come fabbriche di macchine da guerra ma che fanno uso esclusivo di forme e/o sparring drill, che sarebbero gli esercizi in cui un partner si presta a portare attacchi codificati mentre l’altro applica una tecnica, senza combattere mai o quasi. La mancanza di preparazione al confronto libero fa in modo che quando questo capiti non ci sia assolutamente sfoggio delle tecniche studiate in palestra.

Trovo che sia uno dei motivi per cui l’atleta medio di sport da combattimento è molto più avanti rispetto al praticante medio di arti marziali.

Hai per caso detto…

… Wing Chun? Oppure Wing Tsun, Ving Tsun, Wing Tjun, e tutti i modi in cui è stata diffusa commercialmente quest’arte marziale? Per non fare torto a nessuno mi ci riferirò con l’acronimo di WC* – dai che sto scherzando! Da ragazzino ero così attratto da questo mito dell’intoccabilità, dell’invincibilità dei maestri di wing chun, che cominciai anche a frequentare un corso. Curioso come sono volevo capirne la logica, scoprire qual era il segreto di questa invulnerabilità, anche perché io – che quando andavo a fare i guanti con gente di altre discipline prendevo regolarmente schiaffi – proprio non ci arrivavo. Davo sempre la colpa alla mia preparazione ancora scarsa, poi al fatto che forse potevo essere proprio negato per quella disciplina e probabilmente entrambe le spiegazioni erano corrette, tant’è che abbandonai il corso in meno di due anni. La grande verità però mi fu chiara anni dopo: i Grandi Maestri sono intoccabili e invincibili semplicemente perché non combattono.

Maa vaaaaa?**

Riporto le parole che Sifu Wong Shun Leung disse quando un intervistatore, parlando dei colpi del Wing Chun, gli chiese cosa pensasse a proposito del “Chi”:

I don´t know anything about the Chi. That´s as honest as I can be. If someone practices any Martial Art, then that person must become stronger and more durable than someone who hasn´t practiced. So if you are punched you are able to take a lot more punishment than a normal person. I have been hit many times, as have all of the great Martial Artists that I know of. So we are not supermen, but we can take a lot more . Any Martial Artist who says that he doesn´t get hit is lying to himself! – Wong Shun Leung

“Qualsiasi Artista Marziale che sostiene di non poter essere colpito sta mentendo a sè stesso.” Detto da un maestro di wing chun? Allora forse non è il wing chun ad essere marcio, forse sono marci alcuni di coloro che lo diffondono!

Ma guarda a casa tua!

Nelle FMA purtroppo la situazione non è migliore, forse non ci saranno le forme come nel wing chun & C. ma innumerevoli routine in solo e a coppia senza una adeguata preparazione al combattimento assolvono efficacemente al compito di confondere le idee ai praticanti, mettendo sullo stesso piano tecniche e strategie più o meno valide. Come posso sapere se il mio roof block è davvero d’aiuto in caso di emergenza? Se al mio tatsulok manca qualcosa? Mi dovrò fidare del mio insegnante, ma se il mio insegnante non combatte?

Questa problematica investe non solo il mondo dei maestri fai-da-te, ma per esempio anche gli eredi marziali di quello che per me rimane un punto di riferimento nel settore, il Giron Arnis Escrima.

Con tutto il rispetto dovuto a praticanti che portano avanti il nome di un gran maestro, la mia prima reazione è questa.

Nel video si notano qualche twirling e applicazioni di colpi in abanico, e niente più. Nessun uso della mano viva, nessuna cura della distanza, footwork esclusivamente in-line (ma come, con tutti i triangoli che si studiano…), nessun occhio di riguardo alla propria incolumità (tanto ci sono maschera e armatura)… in pratica succede quello che spesso si vede quando dai un bastoncino imbottito e una maschera a due bambini e li fai giocare alla “scherma”. Nella descrizione l’atleta con il casco blu viene presentato come un Maestro dello stile Doce Pares ma a ben vedere non da’ alcuna dimostrazione di particolare maestria. A 1’56” esegue un disarmo a strappo nei confronti della ragazza e niente di più. Non che sarebbe dovuto necessariamente finire in un bagno di sangue, ovviamente, ma sono sicuro che questi in palestra allenino decine di tecniche – possibile che queste non vengano fuori quando si fa del combattimento libero? Si vedono invece solo tanti colpi “buttati” un po’ a caso.

Devo dire che la natura stessa del combattimento mostrato in video non aiuti certo a ricreare un ambiente in cui dare particolare sfoggio di tecnica: mi riferisco alle protezioni, a mio modo di vedere eccessive, e all’impossibilità di colpire con mezzi diversi dal bastone. Escrima vuol dire principalmente arma da taglio, però anche arma contundente. Nel secondo caso, chi pratica lo sa, si studiano percussioni concatenate tra bastone, calci, pugni, gomiti, ginocchia, ecc. Eliminare quindi queste componenti di striking può voler dire sostanzialmente fare due cose:

  • Mettere in atto una simulazione di combattimento con lame, per cui si incoraggiano i praticanti ad utilizzare l’arma vietando l’uso di colpi diversi. In questi casi però bisogna porre un freno ai contendenti per evitare che la situazione degeneri in un ravvicinato scambio di colpi senza senso. Perché la lama va rispettata ancora più del bastone.
  • Ispirarsi alla Canne de Combat, senza però averne le skill e mettendo quindi in scena una sua pallida imitazione. Dopotutto se si praticano le FMA è quantomeno strano cercare di imitare altre discipline, come se la propria non avesse già un’identità ben definita.

Eccovi un contributo video di quello che intendo per simulazione di combattimento con le lame:

Qui si usano protezioni minime quali:

  • Maschera da scherma, che mette al sicuro da gravi infortuni ma al tempo stesso non elimina il deterrente doloroso del rischio di una botta in testa.
  • Guanti per non spaccarsi (troppo facilmente) le dita.
  • Gomitiere morbide.
  • Conchiglia.

Dopo uno sparring del genere si torna sicuramente a casa indolenziti, ma niente che impedisca il normale svolgimento del lavoro il giorno dopo o di qualsiasi altra attività, tranne forse la chirurgia. E, guardate un po’, si riesce a riconoscere della tecnica. L’utilizzo di calci non è espressamente vietato ma fortemente disincentivato dal fatto che si considerano i simulatori in mano come armi da taglio, perciò esporre qualsiasi parte del corpo all’azione dell’arma è estremamente rischioso.

Si vedono applicazioni di redonda, macabebe, bolante, de fondo, sonkite, largo mano, elastico, retirada, abierta, abanico, salon. In pratica c’è più Giron in questo video che in tanti video di sparring pubblicati dai suoi discepoli. Come mai? Perché il Maestro Giron ha combattuto, studiato e codificato, non ha inventato. Se fai escrima, e lo fai con cura, non puoi uscire più di tanto dal seminato, le cose sono quelle. Però devi combattere e studiare. E se combatti, se fai dello sparring, è più facile applicare la tecnica studiata. Diventa anche più facile capire quale tecnica è coerente con la tradizione e quale invece è bellamente presa in prestito da altre discipline.

Il campione di pugilato Vitalij Klitschko ha detto: “Qual è la differenza tra gli scacchi e il pugilato? Negli scacchi, nessuno è un esperto, ma tutti giocano. Nel pugilato tutti sono esperti, ma nessuno combatte.” Questa frase a mio modo di vedere di adatta bene anche alle arti marziali in generale. Per questo pugno, ergo sum.

Alla prossima.

*Io faccio il furbo ma nelle FMA con i nomi stiamo messi peggio.

**Ridete, eppure quanti sono stati attratti dal mito di invincibilità diffuso da una famosa organizzazione presente in Italia ma con sede centrale in Germania, con a capo un uomo pelato che organizzava i raduni in un castello e che rappresentava il lignaggio di un Maestro di Hong Kong che si diceva essere l’ultimo discepolo di Yip Man, organizzazione di cui però non farò il nome? Alcuni (pochi) lo sanno, altri hanno dimenticato o fanno finta di dimenticare, molti altri nemmeno immaginano quanti nomi illustri dell’attuale panorama marziale europeo sono passati da la, anche solo per sbirciare. Non c’è niente di male, ma perché toglierlo dal curriculum?

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Leo Giron

Leovigildo “Leo” Miguel Giron è stato un escrimador filippino che ha legato il suo nome in maniera indissolubile all’escrima moderno, fondatore del sistema Giron Arnis Escrima e della scuola Bahala Na.

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Leo Giron nasce da Policarpo ed Ellen Giron il 20 agosto del 1911 nel barangay Hermoza di Bayambang, nel Pangasinan (Luzon). La vita nel barangay era particolarmente dura per un ragazzo giovane e come da tradizione i suoi primi rudimenti di escrima gli vengono trasmessi dai familiari. Nel 1920, in conseguenza delle aggressioni subite, il padre Policarpo decide di far prendere lezioni a Leo da un famoso escrimador, il Maestro Benito Junio, che Giron descrive come un esperto in Estilo de Larga Mano ed Estilo de Fondo.
Dopo circa un anno di allenamenti con il Maestro Junio, passa sotto il Maestro Julian Bundoc, cugino di Leo Giron e anche lui allievo del Maestro Junio. Questi allenamenti durano per 5 o 6 anni, arricchiti anche dagli allenamenti con lo zio del Maestro Benito Junio, ovvero il Maestro Fructuso Junio, famoso esperto in Estilo Macabebe.
Leo Giron lascia le Filippine nel 1926 per gli Stati Uniti d’America.

La vita in America

Con soli 25 centesimi in tasca, Leo Giron arrivò a Stockton in California, che all’epoca ospitava già la più grande comunità filippina dello Stato. Qui trova lavoro facilmente impiegandosi nella raccolta del sedano, ma a causa della sua giovane età viene pagato solo la metà di un uomo adulto. Guadagnarsi da vivere in questo modo era difficile, e Leo fu costretto a girare di campo in campo finchè nel 1929 non arrivò a Meridian per raccogliere prugne. Giron non fu l’unico escrimador a giungere in America dalle Filippine, altri notabili erano per esempio Angel CabalesIsidro P. Javier. Come quest’ultimo però Leo scelse inizialmente di non trasmettere ad altri le sue conoscenze di escrima. A Meridian conobbe l’escrimador Flaviano Vergara, allievo di lunga data del Maestro Dalmacio Bergoina, esperto in Estilo Elastico. Il Maestro Bergoina era famoso per aver battuto in duello il Maestro Santiago Toledo.
Giron e Vergara cominciarono quindi ad allenarsi nascosti nei frutteti, lontani da occhi indiscreti e mantenendo la tradizionale riservatezza tipica degli allenamenti nell’escrima. Si allenano così fino al 1932, quando le loro strade si dividono. Si reincontreranno 10 anni più tardi allo scoppio della II Guerra Mondiale quando ricominceranno ad allenarsi dall’ottobre del ’42 fino al gennaio del ’43. Nel 1937 divenne membro della potente loggia Legionarios del Trabajo.

La guerra

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A causa della II Guerra Mondiale Giron venne inserito nello U.S. Army il 9 ottobre del 1942 a Los Angeles. L’America degli anni ’40 era la nazione della segregazione razziale, e l’esercito rispecchiava questo razzismo. A questo scopo vennero create divisioni speciali, come i Tuskegee Airmen per i neri o la Japanese American 442nd Army Unit, l’unità di fanteria più decorata nella storia americana. La marina, non potendo ricorrere a unità separate, destinò le minoranze a particolari mansioni di servizio a bordo delle navi come la cucina o la lavanderia. Ci furono delle notevoli eccezioni come Isidro P. Javier, che si guadagnò il rispetto dei suoi superiori così tanto da essere assegnato al rifornimento degli aeroplani a bordo della USS Neheta Bay.

I filippini volontari nello U.S. Army erano così numerosi che l’esercito decise di creare una divisione di circa 12.000 uomini includendo 3 reggimenti e altre compagnie specializzate. Nacquero così a Salinas il 13 luglio 1943 il 1st Filipino Infantry Regiment e successivamente il 21 novembre del 1942 il 2nd Filipino Infantry Regiment. Leo Giron venne assegnato al secondo reggimento, quindi più tardi al 978° Gruppo di Segnalazione del Gruppo di Intelligence Alleato, un gruppo operativo segreto subordinato direttamente al Generale Douglas MacArthur, composto da circa 1.000 uomini selezionati per operazioni speciali. Questa piccola forza venne designata Primo Battaglione di Ricognizione.

Giron stazionò prima al Campo San Luis Odispo e quindi trasferito a Fort Ord. Dopo aver preso parte ad un test attitudinale, che molti altri filippini non passarono, a Leo ed altri venne impartito ulteriore addestramento in codice Morse, wig-wag (segnalazione con badiere), cyma four, crittografia e parafrasi. L’esercito era alla ricerca in particolare di individui capaci di comunicare in inglese.
Come membro del 978° Gruppo di Segnalazione Giron venne lasciato a mezzo di sottomarini dietro le linee nemiche per riprendere il controllo delle Filippine cadute in mano ai giapponesi.

Il gruppo operò in condizioni estremamente pericolose, stabilendo linee di comunicazione, ottenendo preziose informazioni sul clima, cercando e uccidendo i nemici quando possibile ed assicurando ricognizioni militari di importanza vitale, rimanendo sempre celati agli occhi dei giapponesi. Il Sergente Leo Giron, il gruppo di uomini da lui comandato ed alcune missioni a cui hanno preso parte sono registrate alla Liberia del Congresso degli Stati Uniti.

Il Sergente Giron fu insignito di:

  • Stella di Bronzo
  • Nastro di Liberazione delle Filippine
  • Medaglia della Campagna Asiatica nel Pacifico
  • Medaglia della Campagna Americana
  • Medaglia della Vittoria della II Guerra Mondiale
  • Lettera di raccomandazione del Presidente degli Stati Uniti per il suo servizio in guerra.

Durante la guerra Giron incontrò ancora il suo amico Flaviano Vergara, riprendendo l’allenamento insieme. Il Maestro Flaviano istruì Leo molto approfonditamente nelle due discipline di Larga Mano e De Fondo, dicendogli che sarebbero stati il suo regalo per mantenere viva la sua memoria, visto che Flaviano non credeva di sopravvivere alla guerra. Vergara fu ucciso più tardi nel 1944.

Leo Giron incontrò il suo istruttore successivo, il Sergente Benigno Ramos, esperto degli stili di Larga Mano, Tero Pisada, Miscla Contras, Tero Grave ed Elastico. Giron e Ramos si allenarono e combatterono insieme nelle giungle delle Flippine per più di un anno.

Dopo la guerra

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Dopo la fine della II Guerra Mondiale Leo Giron tornò a Stockton e il 12 Marzo 1952 sposò Soledad Mapa. Ebbero 4 figli: Christina, Michael, Regina e Thomas.
Leo Giron riprese gli allenamenti di escrima dal 1956 al 1961 con suo cugino Maestro Bundoc. Nel settembre 1968 apre la sua scuola a Tracy, California.

Master Giron se ne va il 21 maggio del 2002, all’età di 91 anni.

Eredità

A partire dal XVII secolo nel centro e nel nord delle Filippine andava a svilupparsi un nuovo stile di combattimento (cabaroan) che sarebbe diventato popolare perchè alla portata dei lavoratori che non potevano dedicare molto tempo all’addestramento in quello che ora è definito il vecchio stile (cada-anan).
Il nuovo stile è caratterizzato dall’utilizzo di armi lunghe e dal preferire una distanza di combattimento maggiore rispetto al vecchio stile. Un esempio di arma utilizzata a questo scopo è il panabas, costituito da una lama di lunghezza compresa tra i 30 e i 50 cm e installata su un bastone di rattan anche questo di lunghezza variabile.

panabas

Nell’epoca in cui il Maestro Giron era ancora un giovane apprendista, molti escrimadores si dividevano in praticanti di vecchio stile e praticanti di nuovo stile. Egli li praticò entrambi con ottimi istruttori, ed ebbe modo di dire che per essere un buon escrimador era sufficiente conoscere questi due metodi di combattimento. Intuì però che mancava qualcosa a colmare il gap tra questi due stili così differenti. Con l’esperienza giunse ad elaborare il suo personale sistema didattico, racchiuso simbolicamente in quello che lui chiamava el abanico del Maestro (il ventaglio del Maestro). Questo ventaglio è composto da 20 facce che rappresentano i 20 stili di cui è composto il sistema Giron. La prima faccia è occupata dal vecchio stile (estilo de fondo) e l’ultima dal nuovo stile (estilo de larga mano). In mezzo vi sono tutti gli stili che per Giron servono a riempire il distacco tra i due fondamentali.

abanico_maestro

L’impronta lasciata da Leo Giron nell’attuale panorama delle arti marziali filippine è indelebile. A lui dobbiamo l’unione tra moderno e tradizionale in un sistema di apprendimento aperto e molto dettagliato.
Giron praticava l’escrima espressamente per lo scopo della sopravvivenza. Come viene riportato su un libro a lui dedicato: “Peace is not without conflict, it is the ability to cope with conflict“.

Alcuni allievi famosi di Master Giron sono stati suo figlio Michael Giron, Tony Somera, Dexter Labonong, Rene Latosa e Dan Inosanto.