krav maga

Krav Maga si Krav Maga no

Sento il bisogno di scrivere questo articolo dal momento che analizzando i dati di navigazione del blog sono molti i referral e le parole chiave che provengono dal mondo del Systema russo e del Krav Maga. Il Krav Maga è anche uno dei principali temi trattati in diversi scambi di commenti che ho avuto con un cordiale lettore ed è soprattutto stato il focus della domanda “ma perché ce l’hai tanto con il Krav Maga?” che mi è stata posta con sincera curiosità dal vivo durante un recente open day.

Mentre il Systema russo dei movimenti da ubriaco e del no-contact fight di cui potete leggere qui per me rimanga sostanzialmente cacca, non sono così negativo sul Krav Maga, anzi. Quelle che seguono sono opinioni che emergono dalla mia esperienza, certamente non troppo approfondita ma nemmeno così superficiale come mi si potrebbe obiettare, e che per forza di cose tengono conto di quello che riscontro nel praticante medio di Krav Maga, considerato che certamente ci sono notevoli eccezioni sia in positivo che in negativo come in tutte le discipline e settori.

krav-maga-logo

Comincio dal dire che l’enorme frammentazione in quelle che si fanno chiamare “federazioni” ma che in realtà non sono altro che semplici associazioni sportive dilettantistiche (A.S.D.) crei grossa confusione su quello che è Krav Maga (di seguito KM) e quello che non lo è. Se il KM si limiti a ciò che il Maestro Lichtenfeld e alcuni suoi allievi codificarono, se invece bisogna partire da quello ed evolversi mettendo dentro altra roba mantenendone i principi* o se invece ancora basti praticare alcune discipline tradizionali (vedi Kali Escrima o Jiu Jitsu) eliminando le componenti “folkloristiche” filtrando le tecniche che non si adattano ai giorni nostri e allenandosi in pantaloni mimetici non è dato saperlo. Quello che invece percepisco è un business che alcune “scuole” sfruttano proponendo i famigerati corsi di formazione per istruttori in un fine settimana. In pratica vendono diplomini che valgono meno della carta su cui sono stampati a individui che nella migliore delle ipotesi lo metteranno in un cassetto e che invece nella peggiore useranno per tenere un corso in palestra, anche se ciò non è propriamente corretto in termini legali**.

La tendenza del momento, per quanto ho osservato, è quella di prendere le distanze da certe realtà cambiando il nome della scuola come in Combat KM, Commando KM, Real KM, Tactical KM, Urban KM, ecc… o addirittura eliminare KM dal nome, mantenendone altri elementi distintivi come il legame al mondo militare, i principi e alcuni drill. Mi capita spesso di pensare di trovarmi di fronte a del KM e poi scoprire che no, è “Combatives” o”Urban Survive” – ammetto la mia superficialità. A mio avviso hanno ottimi motivi entrambe le scuole di pensiero anche se condivido più il movimento del cambiamogli nome visto che alla fine il programma può diventare estremamente personalizzato da ricordare vagamente il KM di partenza. Oltre alle motivazioni etiche appena spiegate un altro motivo è certamente che il “marchio” KM stia perdendo appeal, un po’ per i cialtroni da weekend di cui sopra e un po’ perché sembra che ormai abbia saturato il mercato e si sa, per vendere bisogna differenziarsi in qualche aspetto.

Tutte queste però non sono responsabilità imputabili al KM, vittima di un mercato senza regole e di personaggi più furbi che onesti.

Cosa mi piace del Krav Maga

Sono molti i punti che apprezzo nel metodo KM e lo dico da subito, non sono esclusiva di questa arte marziale ops, chiedo scusa… volevo dire “sistema di combattimento” 🙂

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Per prima cosa apprezzo l’importanza data alla specializzazione: un coltello è diverso da un bastone, che è diverso da un palmstick che è diverso da un OC spray. Ogni strumento ha almeno una caratteristica fondamentale che lo differenzia dagli altri e non sempre si può improvvisare. Il kravmago lo sa e si allena per maneggiarli al meglio, magari partecipando a seminari tematici. Provate a dirlo ad un praticante di Kali medio, vi dirà che è tutto uguale, tutto universale. Stesso discorso per i vari scenari, non è pensabile ignorare ambienti poco illuminati o spazi stretti come anche stati psicofisici alterati se ci si vuole allenare per la difesa personale.

Altra caratteristica che mi piace è che il KM non si fa problemi a “rubare” da altre discipline, che sia una tecnica, una postura o un metodo di allenamento – non importa – se la cosa è valida allora il kravmago la ingloba. Chiaramente andrà adattata e qui c’è chi lo fa bene e chi lo fa male ma la cosa importante è non fossilizzarsi nei propri dogmi, la difesa personale non deve avere tradizioni ma solo ricerca e sperimentazione.

Ultima cosa che apprezzo, i gradi di anzianità non sono presi in considerazione per valutare la preparazione di un atleta, lo sono l’esperienza e le skill acquisite. Questo può sembrare un dettaglio di poco conto ma assume subito importanza quando uno si deve preparare per la difesa personale invece che per l’esame di cintura. Ciò che fa la differenza è quello che sai fare e come lo sai fare, non da quanto tempo lo fai.

Chissà se in futuro mi verrà in mente altro? Forse i miei milioni di lettori potranno aiutarmi fornendomi spunti nei commenti!

 

* non ricorda anche a voi la diatriba sul Jeet Kune Do?

** affinché un attestato sia valido per tenere un corso esso deve essere rilasciato da un ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI, la qualifica deve essere inquadrata in settore e disciplina anch’essi riconosciuti e deve contenere un numero univoco che identifica l’istruttore all’interno del registro. Diversamente l’attestato diventa un pezzo di carta da culo agli occhi del comitato olimpico.

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Il Mercato Marziale /4

Quarto appuntamento con la selezione video di youtube.

10 – Master Ken’s Tiger Wisdom – Stick Fighting

Per quelli che non hanno familiarità con l’inglese traduco:

“Il prossimo messaggio è per Blue Eye. Egli vuol sapere cosa pensa Master Ken dello stickfighting, oltre al fatto che ovviamente è una stronzata. Eeeh… da dove comincio… Lo stickfighting non è un’arte. Vuoi imparare lo stickfighting? Ti insegnerò lo stickfighting. SBENG! Fine della lezione.”

C’è andato più vicino lui con un video di 38″ che non diversi top master con serie di DVD.

11 – 4 Guys Trying to Take Me Down (1 on 1)

L’ideatore di questa sfida offre 20 dollari a chi per primo, tra i 4 ragazzi presenti, riesca a portarlo a terra in 20″. Al di la delle considerazioni tecniche lo scopo del video è quello di criticare l’attuale paradigma adottato in ambito difesa personale o street fighting in cui la lotta a terra viene vista come una naturale evoluzione dello scontro, quasi una situazione inevitabile che quindi deve essere allenata. Chiaro che questa rappresenti un’eventualità da non sottovalutare ma il mindset generato da questo tipo di allenamento porta a considerare con troppa familiarità la situazione, promuovendola quasi a “zona di conforto” quando invece non lo è affatto. Andare a terra per strada non è mai auspicabile e il messaggio del video è proprio quello che è possibile allenarsi per evitarlo. Ottimo spunto di riflessione.

12 – Krav Maga – Difesa Sicura – Stage sul Macete

Sono subito rimasto senza parole. Dopo invece me ne sono venute tante, che non riporterò.

Il momento clownclou a 1:27 quando uno degli istruttori dimostra come difendersi da un’aggressione col macete sia facile esattamente come scartare una gomma da masticare e portarsela alla bocca. Quando già chi attacca lo fa in maniera improbabile e con poca convinzione tutto il resto è la diretta conseguenza.

Per via dei recenti fatti di cronaca molte persone verranno attratte da corsi come questi, il mio consiglio è sempre quello di dubitare e mettere alla prova tutto quello che si impara in ambiente controllato, avvalendosi di persone più e meno esperte. L’addestramento è un sentiero lungo e pieno di ostacoli, se davvero esistesse la difesa sicura che propongono gli autori del video (e soprattutto se fosse così semplice) non ci sarebbero quasi più vittime di aggressione in tutto il mondo.

Amok Program

articolo aggiornato dopo la pubblicazione iniziale

Molte persone in “real life” mi hanno chiesto cosa fosse questo Amok che seguo, se fosse un’antica arte marziale ripescata dall’oblio o se invece fosse un acronimo per qualcosa di più moderno. In realtà si tratta di un programma sviluppato e divulgato dal team F.A.M.A.S. rivolto a operatori di sicurezza e a civili con interessi in ambito di difesa personale. Il presupposto è quello di avere a che fare con uno o più amok runners (o juramentados) in un contesto che implica sempre l’impossibilità di utilizzo di armi da fuoco per gravi rischi di danni collaterali. Lo scenario tipico è quello del centro commerciale, in cui un individuo armato di coltello colpisce in mezzo alla folla, oppure il pazzo che per strada colpisce i passanti senza alcun motivo apparente.

L’addestramento è suddiviso in 5 livelli che comprendono sempre una parte tecnica/teorica e una parte di test che diventano progressivamente più realistici. Proprio questi test fanno in modo che piano piano diventi naturale in un contesto caotico valutare possibili vie di fuga, identificare oggetti rinvenuti utili nella situazione e coordinarsi con altri operativi per arrestare una minaccia limitando il più possibile i danni.

 

famaslogo

 

Per sua natura il programma si rivolge in modo particolare alle forze dell’ordine e ad operatori di sicurezza, anche se da civile onestamente ho trovato molto stimolante e utile l’esperienza. Troppo spesso ci si lascia andare in tecniche e strategie che non premiano e non hanno nessun riscontro utile con la realtà, il programma Amok di F.A.M.A.S. è un buon modo per ritrovare la bussola.

Aggiornamento del 6/6/14

Mi è stato fatto notare come in USA  il marchio AMOK!® sia registrato per conto di tale The Sotis Group, società di consulenza militare che attraverso il corso di Amok Combatives divulga difesa da coltello. Tengo a precisare che non c’è alcuna affiliazione tra i due gruppi, che operano in maniera indipendente l’uno dall’altro. FAMAS divulga il suo Amok Program e The Sotis Group il suo AMOK!® ma non conoscendo il contenuto di quest’ultimo potrebbero benissimo essere cose completamente diverse.

“Amok” è un termine di origine indonesiana che ha trovato spazio nell’inglese moderno per via dei numerosi episodi di follia omicida occorsi nei paesi del sud-est asiatico e ha cominciato ad essere usato anche al di fuori di quei contesti. Il termine è equivalente a “Juramentado” con cui nelle Filippine sono conosciuti i guerriglieri moro che si lanciavano con l’arma bianca ad uccidere quanti più cristiani, aspettandosi di essere uccisi per terminare la loro follia omicida.

Sia Amok che Juramentado confluiscono in un concetto, quello che non esiste difesa personale senza la consapevolezza che davanti a un aggressore in preda a rabbia omicida è necessario uccidere prima di essere uccisi. In questo senso è indispensabile un addestramento mirato, in cui vengano eliminate le tradizionali dinamiche “da duello” che si trovano nei corsi di Arti Marziali in virtù di altre più adatte al contesto specifico.

Il concetto di Amok è presente nel background di FAMAS fin dai tempi della Escrima Kampf Kunst Schule di Saarbrucken (Germania) e cioè dal 1986.

Per chiunque volesse togliersi ogni dubbio il prossimo appuntamento con Amok Program sarà domani 7 giugno a Firenze dalle ore 15 alle ore 20 presso la Polisportiva “Firenze Ovest – Le Piagge”.

Il Mercato Marziale /2

Continua la raccolta di video che hanno attirato la mia curiosità tra quelli che mi propone quotidianamente youtube.

4 – This is Kapap

Da una rapida ricerca su google, Kapap è l’acronimo di “Krav Panim el Panim” che in ebraico significa “combattimento faccia a faccia” ed è un sistema di difesa personale le cui tecniche di combattimento derivano da:

… UNA COMBINAZIONE DI PARECCHI STILI DI LOTTA QUALE BOXE, THAI BOXE, JUDO, JU JITSU,  COMBATTIMENTO CON IL COLTELLO, GLI STICKS …

Dal sito in cui ho trovato le precedenti informazioni copioincollo anche:

IL KAPAP® NON È NÉ UNO SPORT NÈ VI È CONTEMPLATO L’AGONISMO; NON È NEMMENO UN’ARTE MARZIALE.
IL KAPAP® È UNO METODO COMPLETO PER INTENDERE LA DIFESA PERSONALE.
IL GUERRIERO DI KAPAP® È UNA MACCHINA DA COMBATTIMENTO VELOCE, PRECISA E MORTALE.
IL KAPAP® È SEMPLICE NELL’APPRENDIMENTO E SI ADATTA A TUTTI: BAMBINI, ADOLESCENTI, ADULTI, E NELLA COPLETEZZA DEI SUOI PROGRAMMI è LA PREPARAZIONE PER ECCELLENZA DI POLIZIOTTI, SOLDATI, SECURITY MAN E BODYGUARDS.

(nella mia testa in questo momento)

Che è come promettere un aldilà denso di fregna se ammazzi qualche infedele: quando scopri di essere stato gabbato ormai è troppo tardi. Secondo il sito, questo sistema si è reso necessario perchè:

 … LE ARTI MARZIALI TRADIZIONALI INSEGNAVANO E INSEGNANO SOLO ED ESCLUSIVAMENTE LA “VIA DELLA COMPETIZIONE” E LA DIFESA PERSONALE ERA SOLO UN SURROGATO DEI KATA.

Lasciando perdere il fatto che ormai pare che Arte Marziale tradizionale e Giappone siano sinonimi, non ho capito perché per i KAPAP®pari le AM e gli SDC prima siano buone e poi qualche riga dopo diventino inadeguate. In ogni caso non ci ho trovato grosse differenze con il Krav Maga, a prima vista.

5 – Quattrocchi San Michele Sicilian knife fighting System

Questo dev’essere un compatriota e, da quello che si evince dai commenti al video, pare che abbia addirittura scritto un libro. Comunque a me sembra un po’ di Kali fatto male, alla solita maniera in cui l’allievo porta un attacco e rimane immobile e il maestro fa settordici movimenti ballandogli intorno. Mi fa sorridere la tecnica mostrata dal minuto 1:06: prima la fa vedere al rallentatore (due volte, per essere sicuro che l’abbiamo capita bene) e poi a 1:46 la esegue a velocità normale e fa una roba diversa. Se ne accorge, lo ammette, la ripete al rallentatore e poi basta – cambia tecnica.

La chicca comunque rimane il commento di un utente su youtube:

“I am from Sicily! Viri ká dúaku naffidduliamu ki líakkasapuni. Siddu fá viriri u cútiaddu píiddisti. – Cieco e silenzioso.”

6 – Karambit- tomahawks and open hand combat

Il signore in questione non lo conosco e non ho trovato informazioni riguardo al suo background sul sito personale. Ad ogni modo, credo che faccia Kali e Silat perché nel video vedo numerose applicazioni delle due Arti. Bisogna riconoscere che si muove con molta fluidità e che riesce ad essere molto spettacolare, ma bisogna anche tenere conto che i suoi seminari sono rivolti ad artisti marziali in genere e non a stuntman di Hollywood: un simile approccio verso il coltello è pericoloso e porta gli allievi a sottovalutare il pericolo di un’arma del genere. Nel video da una veloce visione posso far notare:

0:08 – disarma con l’avambraccio, senza avere reale controllo sul coltello
0:14 – si fa la barba col coltello avversario
0:17 – proseguendo disarma e colpisce impugnando il coltello dalla lama
0:40 – disarma impugnando la lama
0:52 – disarma col tricipite
1:12 – disarmo non riuscito, ciò nonostante se ne sbatte e continua la sua tecnica ma il partner potrebbe colpire l’addome numerose volte

Di mio non sono un cultore dei disarmi, li trovo più deleteri che funzionali. Trovo però che questi siano particolarmente fantasiosi.