trauma cranico

Il cervello che rimbalza

Ho sentito spesso dire che a causare il famoso KO pugilistico tanto temuto anche in ambito difesa personale sia il fatto che per via di un violento colpo alla testa (un pugno per esempio) il cervello sobbalzi provocando un trauma al nostro sistema nervoso, mandandoci al tappeto. Mentre è vero che il cervello possa andare incontro in alcuni casi a compressioni, questo è molto difficile che avvenga solo attraverso un pugno: è infatti un trauma più frequente negli incidenti automobilistici, o che comunque riguardano i mezzi di trasporto, e nelle cadute. Si parla infatti di trauma cranico quando si ha una lesione del cervello che può essere lieve, moderata o grave. Ho detto difficile, non impossibile eh! Sta di fatto che raramente quando si va al tappeto questo succeda a causa di un trauma cranico. A cosa è dovuto allora nella maggior parte dei casi?

trigemino

crediti: Anatomia del Gray

Il più delle volte il responsabile è il nervo trigemino, chiamato così perché si divide in 3 rami principali: il ramo oftalmico, il ramo mascellare e il ramo mandibolare. E’ infatti la compressione di uno di questi nervi a causare quella sorta di blackout temporaneo e a indurci in uno stato che può variare dal lieve disorientamento allo svenimento. Ricordo bene che durante un match mi spensi per un istante a causa di un diretto ricevuto sulla fronte e credo che chiunque abbia fatto sport da combattimento abbia provato questa esperienza, quasi come se si rimanesse fulminati sul posto. Merita un cenno anche il trauma al timpano che può essere causato da un colpo o da un intenso rumore e che provoca forte dolore e vertigini: pur non trattandosi di un KO come quello menzionato prima la sostanza poi è quella.

Perché è importante saperlo?

Conoscere questi dettagli di anatomia ci può essere utile nella difesa personale perché la semplicità è l’essenza di una autodifesa efficace e sapere cosa proteggere ci aiuta appunto a semplificare. Rendersi conto che non esista una struttura che ci garantisca la copertura completa da ogni colpo sferratoci in una aggressione ci porta a valutare quali siano i punti più importanti da salvaguardare tenendo conto del relativo rischio.

L’esposizione del ramo oftalmico così come quella del ramo mandibolare e la relativa facilità di causarne la compressione e conseguente shock ci deve far pensare ad una struttura difensiva che ne garantisca la copertura, a discapito di altre aree “sacrificabili”, certamente non piacevoli ma la cui percussione non causi un immediato KO. Stesso discorso per la salvaguardia dei timpani.

Difendere tutto è quasi impossibile, meglio concentrarsi sulle cose importanti.

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